10marzo2019

Che la passata scadenza del 10 marzo riguardasse soltanto chi, all’inizio dell’anno scolastico 2018/19 e all’atto della presentazione della documentazione richiesta – pur essendo in regola con le vaccinazioni, ma non disponendo della relativa certificazione comprovante le vaccinazioni eseguite – produceva l’AUTOCERTIFICAZIONE ai sensi del D.P.R. 445/2000 è di lapalissiana evidenza. Si tratta del famoso “regalo” del decreto MILLEPROPROGHE.

 

L’art. 6 comma 3-quater del D.L. 25 luglio 2018 n. 91 (cd. milleproroghe 2018) ha previsto che

L’applicazione della disposizione di cui all’articolo 5, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 119, è prorogata all’anno scolastico 2018/2019 e al calendario dei servizi educativi per l’infanzia e dei corsi per i centri di formazione professionale regionale 2018/2019; in caso di presentazione della dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie deve essere presentata entro il 10 marzo 2019”.

Eppure anche quest’anno per tantissimi bambini la strumentalizzazione di questa data per sospendere/escludere dalla frequenza scolastica in caso di mancata consegna della documentazione di avvenuta vaccinazione entro il 10 marzo ha ancora segnato un confine.
Comilva ha inviato a tutte le Regioni una lettera indirizzata all’Assessore all’Istruzione e all’Assessore alla Salute e al MIUR Direzione Generale Uff. Scolastico Regionale, rivolgendo chiare istanze per ottenere la corretta applicazione della legge 119/17. Qualcuno ha capito e qualcuno non ha neanche letto. Le cose sono andate come i burattinai di questa mattanza di bambini si erano prefissi.
Questa azione verso le istituzioni è stata supportata da un chiarissimo parere legale redatto da avvocati esperti in materia. Consentire a tutti i bambini di completare serenamente l’anno scolastico si è quindi ridotto ad una MERA espressione di VOLONTÀ POLITICA! Diamo contezza quindi dei termini principali per la tutela dei nostri diritti. Sappiamo che dall’anno scolastico 2019/2020 con questa legge in vigore le cose possono ancora peggiorare.

RIGUARDO LA NORMATIVA IN MATERIA VACCINALE

La richiesta di appuntamento vaccinale effettuata dai genitori e presentata alla scuola permette ai genitori la frequenza, fino a che l’iter informativo vaccinale non si sia concluso.

Come è noto, in merito agli adempimenti vaccinali, l’art. 3 del D.L. n. 73/2017, rubricato, per l’appunto, “Adempimenti vaccinali per l’iscrizione ai servizi educativi per l’infanzia”, ai commi 1 e 3, elenca la documentazione che i dirigenti scolastici devono richiedere all’atto dell’iscrizione fra cui “la presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria locale territorialmente competente”.

La scadenza del 10 marzo dal prossimo anno scolastico non esisterà più.
Chi ha presentato formale richiesta di vaccinazione alla competente Azienda Sanitaria, ha correttamente incardinato l’iter previsto dalla L. 119/2017, ed è pertanto perfettamente adempiente al dettato normativo ed agli obblighi che dallo stesso derivano.
A costoro non è richiesta alcuna documentazione integrativa non essendovi alcuna norma che disponga che tale data sia il termine ultimo entro cui documentare di aver effettuato le vaccinazioni obbligatorie. Il termine del 10/03/2019, senza alcun dubbio, era espressamente riferito unicamente a chi avesse prodotto autocertificazione e non anche copia di formale richiesta di vaccinazione alla Azienda Sanitaria. Per questi ultimi, come appena ricordato, il termine da applicare per l’inizio del recupero ovvero del ciclo vaccinale è la fine dell’anno scolastico.
Sino a contestazione e conseguente accertamento di inadempienza da parte della Asl territorialmente competente gli Uffici Scolastici non possono intraprendere alcun provvedimento nei confronti dei soggetti che non abbiano ancora concluso il ciclo vaccinale previsto.

RIGUARDO LA NORMATIVA IN MATERIA DI PRIVACY

A ciò si aggiungono le conseguenze in termini di rispetto della riservatezza e della privacy dei bambini discrezionalmente sospesi dalla frequenza scolastica a seguito di accertamenti e scambi che, a quanto ci segnalano le famiglie, avvengono in questi giorni tra Istituzioni scolastiche ed Aziende sanitarie addirittura mediante telefonate, mail ordinarie, o fax …
Il D.Lgs. 196/2003 ed il Regolamento UE 2016/679 attualmente in vigore prevedono che, in assenza di espresso consenso dei soggetti interessati, I DATI SANITARI possano essere gestiti, trattati e trasmessi da pubbliche amministrazioni solo ove ciò sia espressamente previsto da una disposizione di legge. Ciò implica, a contrario, che tali dati non possono essere scambiati tra diverse P.A. (quali sono le ASL e le Istituzioni Scolastiche) al di fuori di modalità e procedure espressamente previste dalla legge. Ora, questo principio, posto in relazione con la disciplina ex Art. 3 bis del citato D.L., comporta che al di fuori di tale specifica procedura non possa esservi alcuno scambio di informazioni circa lo stato vaccinale dei minori tra ASL ed Istituzioni Scolastiche.
Ricordiamo tra l’altro che in data 20 ottobre 2017, con pubblicazione della nota istituzionale doc.web n.7037400 sul proprio sito internet, il Garante per la protezione dei dati personali rispondendo all’Assessore regionale Stefania Saccardi ha chiarito inequivocabilmente che “le informazioni oggetto della comunicazione da parte delle ASL, devono essere qualificate sensibili in quanto idonee a rivelare lo stato di salute dei minori, poiché tra i soggetti non in regola potrebbero ad esempio essere ricompresi minori rientranti nei casi di esonero, omissione o differimento connesse a situazioni di morbilità, pregresse o attuali, temporanee o permanenti.”

I dati, che le Amministrazioni vorrebbero trattare, sono da considerarsi dunque certamente sensibili, essendo anche una eventuale comunicazione riportante esclusivamente la dicitura “non in regola” per ciò stesso sufficiente a rivelare lo stato di salute del minore. Con tale nota, il Garante ha affermato che la comunicazione di tali dati, “non può trovare soluzione all’interno di quanto previsto dagli artt. 19, comma 2, e 39, comma 1, lett. a), del Codice i quali si applicano esclusivamente ai dati personali diversi da quelli sensibili e giudiziari”.

Considerata la tutela rafforzata prevista dal richiamato Regolamento UE 2016/679, laddove le aziende sanitarie locali dovessero segnalare erroneamente il nominativo di determinati minori o dovessero accompagnare siffatti nominativi con indicazioni imprecise o, ancora, dovessero procedere a comunicare informazioni relative allo stato vaccinale dei minori con modalità e tempistiche differenti rispetto a quelle previste dalla procedura di cui all’Art. 3 bis, tali informazioni e tali dati dovrebbero essere immediatamente cancellati, dandone contestuale notizia al Titolare del Trattamento dei Dati della ASL che li avesse trasmessi (Art. 17, Reg.to Ue 2016/679), poiché un loro eventuale, prolungato trattamento costituirebbe esso stesso un trattamento illecito, contrario ai principi di liceità, correttezza, minimizzazione e responsabilità sottesi all’intero tessuto normativo regolamentare.

Pertanto, non solo gli Istituti Scolastici devono scrupolosamente attenersi agli obblighi derivanti dal Regolamento UE come sopra descritti, ma devono altresì evitare di conferire alle ASL dati ed informazioni relative allo stato vaccinale dei minori presso i medesimi iscritti al di fuori delle procedure delineate e, comunque, sono gravati da un obbligo assoluto di astenersi da qualsivoglia interlocuzione rispetto a siffatte informazioni al di fuori delle modalità previste dall’Art. 3 bis. E così anche le Aziende Sanitarie.

Considerata la natura riservata dei dati da trattare (ivi comprese la corrispondenza privata tra Asl e Genitori relativamente allo stato vaccinale del minore, le eventuali date di appuntamento, o qualsivoglia indiscrezione sullo stato dell’iter di recupero vaccinale), è nostro diritto pretendere che siano rispettate tutte le precauzioni idonee a tener conto delle SOLE CORRETTE INFORMAZIONI NECESSARIE AGLI ADEMPIMENTI DI LEGGE.

L’OBIEZIONE ATTIVA

Condurre una buona obiezione attiva è fondamentale!
Tutto il nostro agire è in funzione della RESPONSABILITA’ GENITORIALE, non dimentichiamolo. Se abbiamo ricevuto dal dirigente scolastico la richiesta di ulteriori documenti comprovanti la posizione vaccinale dei nostri bambini da presentare entro il 10 marzo pur avendo consegnato alla scuola copia di formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria locale territorialmente competente, invitiamo il dirigente a ritirare tale richiesta prendendo spunto da questa lettera facsimile (servizi e scuole per l’infanzia o 0-6) (scuola primaria e secondaria o 6-16).
Non esitiamo, in ogni caso, a chiedere aiuto al referente di zona che potrà assisterci nell’individuare le opportune azioni e strumenti da mettere in campo per tutelare i nostri diritti, fra i quali il parere legale sopraindicato e anche per valutare l’eventuale necessità di un intervento legale. Anche queste azioni fanno parte del nostro percorso di obiezione attiva!
Sul fronte sanitario continuiamo a rivendicare il nostro diritto all’informazione. Se abbiamo svolto uno o più colloqui con l’azienda sanitaria e non abbiamo ancora inviato la nostra lettera di obiezione, facciamolo al più presto! Come sempre, inoltre, ribadiamo che è importante dar seguito alle richieste di colloquio e alle eventuali missive da parte dell’ASL.
Gli spunti certamente non mancano: gli accadimenti degli ultimi mesi offrono l’occasione per sottoporre all’ASL nuovi dubbi e quesiti, anche per coloro che hanno già inviato lettere di obiezione.