ARTICOLO DI CRONACA, MORTE PER TETANO NEL CESENATE

Leggiamo da un quotidiano locale dell’Emilia Romagna di questi giorni della morte di una signora anziana cesenate di 88 anni a causa del tetano.

La notizia è stata ripresa anche da altre testate giornalistiche e media televisivi e utilizzata chiaramente a scopo propagandistico per promuovere anche tutt’altre campagne di vaccinazione, non ultima quella per il morbillo che sta tanto a cuore al Ministero e alle associazioni di categoria dei pediatri come Siti, Fimp e Fimmg.

Di per se l’utilizzo di queste vicende a scopo propagandistico e strumentale va certamente stigmatizzato, ma soprattutto non è tollerabile il bombardamento di informazioni a senso unico, assolutamente parziale e fuorviante che si scatena in questi casi.

Dalle statistiche disponibili in Italia apprendiamo che si verificano ogni anno all’incirca un centinaio di casi di tetano, anche meno: nel 2012, infatti, come riportato dall’OMS nelle statistiche mondiali verificabili all’indirizzo

http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/112738/1/9789240692671_eng.pdf?ua=1 ,

tetano 2012 italia

 

 

nel nostro paese sono stati registrati 64 casi di tetano, prevalentemente (75-80% dei casi) oltre i 64 anni, mai nella fascia di età compresa fra 0 e 24 anni, quindi nemmeno fra la popolazione non vaccinata: sarebbe interessante capire come mai nell’articolo si parla di 100 morti all’anno.

Grazie alle misure igieniche, all’attenzione e magari, perché no, anche alle misure di immunoprofilassi questa è quindi una malattia rara, la cui mortalità si aggira intorno al 39% (quasi sempre causata dalla scarsa attenzione verso ferite anche banali per cui non erano state richieste cure mediche o interventi di pronto soccorso).

Ciononostante si continua a promuovere questa vaccinazione in età neonatale (a partire dai due mesi di vita), età nella quale, proprio per la delicatezza degli equilibri immunitari è fortemente controindicata. Se consideriamo poi che il vaccino è associato a dosi consistenti di alluminiomercurio e a tossine disattivate la controindicazione aumenta sia per la tossicità che per il rischio di allergie, fenomeno che interessa oramai una vastissima area della popolazione, fin dalla prima infanzia. Inoltre la probabilità di guarigione dal tetano nella popolazione giovane è molto più elevata rispetto agli anziani. Quanto meno, quindi, non c’è alcuna fretta di vaccinare: la fascia di età più colpita è infatti quella dei 65-69 anni fra gli uomini e 80-84 anni fra le donne.

Certificati di analisi alla mano si può dimostrare tranquillamente che si può acquisire immunità verso il tetano anche per via naturale, senza alcuna vaccinazione: ovviamente anche in questo caso non si tratta di una immunità permanente, ma certamente questo conferma che sia per le condizioni di rischio (assenti) che per i dati statistici disponibili, la vaccinazione pediatrica è inutile e presenta solo dei rischi di per sé. Inoltre è sempre disponibile il “tetan test” per verificare il dosaggio anticorpale (è sufficiente un dosaggio di 0.01 UI/ml), sempre consigliabile prima di fare qualsiasi ciclo o richiamo vaccinale contro il tetano, per non incorrere nel rischio di sovradosaggio.

Sappiamo infatti che anche la vaccinazione antitetanica, come accade per tutti gli altri vaccini, non è esente da reazioni avverse: tra gli effetti indesiderati del vaccino vengono segnalati lo shock anafilattico, neuropatia periferica paralitica e gravi reazioni di necrolisi epidermica.

Ricordiamo inoltre che il tetano non è una malattia a carattere infettivo, perché pur essendo causata da un germe non è trasmissibile.

In conclusione, vogliamo ribadire ancora una volta che gli allarmismi e il terrorismo sanitario, costruito su episodi dolorosi come la morte di una persona non servono a nessuno. Compito della stampa e delle istituzioni sanitarie è in primis quello di informare, non disinformare. L’informazione va fatta in modo equilibrato, completo e corretto. Quando la stampa e le istituzioni si fanno influenzare da interessi particolari allora il cittadino ha tutto il diritto di diffidare di ogni contenuto somministrato con questi mezzi. Brandire una disgrazia come questa o, allo stesso modo, la sciagura immane rappresentata dall’immigrazione e dalle guerre, per paventare ritorni di fiamma di malattie come la polio, perché in quei luoghi martoriati si verificano ancora dei casi (e vorrei vedere il contrario …) significa non solo operare disinformazione, ma anche tradire l’approccio scientifico al quale ci si appella per sostenere proprio queste bestialità.

La malattia è sempre associata ad una condizione di rischio e si manifesta laddove la presenza dell’organismo patogeno si combina con un terreno favorevole all’infezione. Ed è proprio nella corretta valutazione del rischio che va costruita la politica sanitaria, così come accade in qualsiasi altro contesto organizzativo, prendendo in considerazione tutte le opzioni disponibili per minimizzarlo. La vaccinazione NON può e non deve essere sempre l’unica opzione e vanno sempre considerati i fattori contingenti, prima fra tutto quello organico ed ambientale.

È chiaro che se noi lavoriamo sul terreno per rafforzarlo la sola presenza del patogeno non è condizione sufficiente all’insorgere dell’infezione: Pasteur stesso (non il COMILVA), chimico, biologo e microbiologo francese, universalmente considerato il fondatore della moderna microbiologia, affermava “Il Microbo è nulla, il terreno è tutto”.