Attacco frontale alla famiglia: ignoranza o premeditazione?

IL CASO DI UNA FAMIGLIA DI CAMPAGNA LUPIA, IN PROVINCIA DI VENEZIA

NoAccessFamily.previewIl COMILVA denuncia apertamente un caso tanto singolare quanto paradossale avvenuto in questi giorni in Veneto, proprio nella regione che in Italia ha fatto da apripista alla libertà di scelta vaccinale in ambito pediatrico sospendendo formalmente dal 1 gennaio 2008 le leggi dell’obbligo. Due genitori di Campagnalupia (VE) si trovano ad affrontare una situazione surreale di temporaneo affievolimento della patria potestà per la somministrazione di una vaccinazione antitetanica alla loro bambina.

La vicenda, risalente alla fine del 2010, vede protagonista una coppia che in quell’anno si trasferisce dal Friuli Venezia Giulia in provincia di Venezia, a Campagna Lupia. Su presupposti assolutamente FALSI indicati dal locale distretto sanitario viene attivata dal TDM di Venezia una procedura che si conclude a fine gennaio 2012 alla classica sentenza di affievolimento [4].

Ciò avviene nonostante l’audizione dei genitori avvenuta nell’aprile 2011 che fanno dettagliatamente presente, anche all’interno di un dossier formalmente inoltrato al contempo all’autorità sanitaria e al Sindaco, le ragioni che sottendono alla loro obiezione nel somministrare la vaccinazione antitetanica alla minore [2].

Vengono in questa sede ribadite, così come avvenuto in un precedente incontro con il Sindaco e l’assistente sociale a marzo 2011, le gravi inesattezze del resoconto stilato dall’USLL nonché le fondate motivazioni su base scientifica ed approfonditamente informata che hanno determinato la scelta di non vaccinare la propria figlia anche in riferimento all’antitetanica.

Il primo obiettivo della coppia è infatti la tutela della salute della minore nel rispetto autentico del principio di precauzione vigente in ambito europeo ed italiano alla luce dei fattori di rischio esistenti e collegati alla pratica vaccinale.

Inoltre, viene rilevata l’assurda regola per cui i genitori dei bambini nati dopo il primo gennaio 2008 usufruiscano della libertà concessa dalla vigente normativa regionale sull’argomento, mentre come nel loro caso per i minori nati pochi mesi prima si preveda ancora l’obbligatorietà nel contesto di atteggiamenti coercitivi del tutto immotivati.

Nello stesso periodo il sindaco scrive una lettera al TDM [1] riconoscendo in qualche modo la legittimità della scelta dei genitori e il suo desiderio di non assumere atteggiamenti coercitivi nei confronti dei genitori, rimandando a questo istituto ogni decisione in merito. Ne segue l’audizione dei genitori presso il TDM di Venezia [3] e, come anticipato più sopra il decreto di affievolimento del TDM di Venezia (scontato, peraltro, come tanti altri emessi per la stessa ragione) [4].

L’epilogo di questa vicenda arriva però pochi giorni fa, quando il Sindaco Fabio Livieri si attiva improvvisamente, DOPO circa 8 MESI di SILENZIO dalla sentenza di affievolimento (periodo nel quale, nonostante tutta la documentazione inviata dai genitori NON ha mai ritenuto utile confrontarsi ulteriormente con loro), intimando ai genitori di sottoporre la propria figlia alla vaccinazione e indicando loro 3 possibili imminenti date concordate con il distretto sanitario [5]. Quali siano le motivazioni che hanno indotto il sindaco a prendere questa infelice decisione non lo sappiamo, ma lo scopriremo molto presto

Il COMILVA fa presenta al sig. Sindaco che:

  1. Non è di fatto possibile né ammissibile un tentativo di coercizione in ambito vaccinale: il sig. Sindaco si informi presso i colleghi regionali su quanti e quali casi simili a questo i decreti emessi dal TDM di Venezia siano stati attuati con l’uso della forza, o piuttosto siano stati esaminati e di fatto archiviati nell’impossibilità pratica di attuarli se non violando i diritti fondamentali della famiglia e della persona umana, stabiliti dalla nostra Costituzione e dalla carta dei diritti dell’uomo. Il Sindaco ha potere decisionale in materia e deve esercitarlo con prudenza e buon senso, oltre che in piena coerenza, prima di tutto con se stesso.
  2. La volontà dei genitori non può essere prevaricata in nome di una superiore volontà pubblica nel contesto di interventi preventivi nei quali ricade la vaccinazione pediatrica (non si tratta di un TSO) ed in particolare della vaccinazione antitetanica. Stabilita l’idoneità della famiglia a provvedere normalmente alla crescita e alla cura della minore non devono sussistere ulteriori pregiudizi che si basano sulla negazione di questa affermazione (i genitori o SONO oppure NON SONO in grado di accudire la minore).
  3. Non ci sono, infatti, nemmeno i presupposti di eccezionale carattere epidemiologico per concepire un gravissimo atto di coercizione, anticostituzionale e di grave limitazione della libertà di scelta terapeutica in capo ai genitori. Non sussiste nemmeno la condizione di imminente pericolo per la salute della minore. Stabilito il fatto che non esistono problematiche per la comunità, il problema ricade nella sfera del singolo (Art. 32 della Costituzione).
  4. Invita il sig. Sindaco a documentarsi sulle sempre più numerose sentenze emesse in Italia dagli stessi tribunali per i minorenni, sentenze favorevoli ai genitori che motivano approfonditamente e con responsabilità (come hanno fatto i genitori in questione) la loro scelta nell’interesse esclusivo dei loro figli, non ravvisando nei loro confronti negligenze di alcun tipo né incuria bensì convinzioni e conoscenze approfondite in materia. Sono forse questi altri bambini al di fuori dalla logica di “protezione”che sottende al “certo pregiudizio” sentenziato dal Tribunale dei Minori di Venezia e che il suddetto Sindaco si presta a risolvere? Non è forse un paradosso che questa bambina sia diventata oggetto di una ossessiva richiesta di vaccinazione mentre i suoi coetanei di qualche mese più giovani non ne siano interessati affatto in virtù del Decreto Regionale N. 7 del 23 marzo 2007?
  5. Lo invita altresì ad avviare una seria indagine sul suo territorio per informarsi sulle possibili situazioni di danno da vaccino presenti e su come sono gestite dal sistema sanitario di cui è responsabile, piuttosto che accanirsi inutilmente su questa famiglia. Ignorare semplicemente questa realtà non significa che non esista.

Il COMILVA sostiene in questa paradossale vicenda la battaglia dei genitori per riaffermare ancora una volta il DIRITTO INVIOLABILE ed UNIVERSALE ad una scelta veramente libera e responsabile, rinnovando l’invito ai papà e alle mamme ad informarsi correttamente sul reale rapporto rischi/benefici dell’attuale pratica vaccinale, sull’effettiva efficacia ed utilità dei vaccini, sull’importante questione dei danni da vaccino spesso non segnalati dai genitori per mancanza di informazione e né registrati correttamente dall’autorità sanitaria e dai pediatri.

IL COMILVA SI APPELLA A TUTTI I SOCI E AI SIMPATIZZANTI PER SOSTENERE “MORALMENTE” LA FAMIGLIA IN QUESTIONE PROPONENDO UN GESTO CONCRETO: INDIRIZZATE UNA FORMALE PROTESTA AL SINDACO FABIO LIVIERI E ALL’ASSESSORE AI SERVIZI SOCIALI SILVIA CALLEGARO, CON RIFERIMENTO A:

Caso di affievolimento della patria potestà nel comune di Campagna Lupia, Vs. Prot. 8964 del 3.9.2012

Indirizzate le vostre mail a: servizisociali@comune.campagnalupia.ve.it o scriveteo agli interessati presso “Comune di Campagnalupia, via Repubblica 34/36, 30010 Campagna Lupia (VE)” o inviate un Fax al numero 041 5145993.

Il Direttivo del COMILVA

 

Allegato: Lettera del Comune al TDM, Prot. 2800 del 15.03.2011

Allegato: Dossier presentato dalla famiglia

Allegato: Verbale di audizione della famiglia al TDM

Allegato: Decreto del TDM 3957-11

Allegato: Lettera del Comune alla famiglia Prot. 8964 del 3.09.2012