Chi vuole lo scontro genitori-pediatri ?

RISPUNTA LA QUESTIONE DEI PREMI MANCATI AI PEDIATRI “VITTIME” DEGLI OBIETTORI.

baby_money_0In un articolo del 9 novembre 2012, “La Voce di Romagna” (Rimini e San Marino) ritorna sulla questione dei premi mancati ai pediatri che hanno la “sfortuna” di avere fra i propri clienti le famiglie degli obiettori. Questo non è certamente un tema nuovo, l’abbiamo già trattato ampiamente nel nostro articolo dello scorso primo luglio (Premi ai pediatri che fanno vaccinare): sottolineiamo solo il fatto che, ancora una volta, si oltrepassa il confine del diritto alla libera autodeterminazione in materia di salute e scelta terapeutica, in nome di una strategia “aziendale” che ricorre alle incentivazioni economiche basate sugli obiettivi di “produttività”.

Questo è un concetto che possiamo ritenere legittimo in linea di principio per una azienda che si confronta in un libero mercato, ma questa non è ovviamente la situazione delle aziende sanitarie.

Fissare degli obiettivi basati sulle percentuali di copertura vaccinale non è solo aberrante ma anche profondamente ingannevole e fuorviante come messaggio sociale. Infatti l’obiettivo non è di per sé la salute tangibile della popolazione (in questo caso anche particolarmente sensibile come i bambini e i neonati) bensì una salute presunta. Poco importa poi se questo si realizza in realtà o se, per caso, non si creino invece effetti del tutto opposti all’obiettivo (danni da vaccino, tanto nessuno di questi “pediatri arrabbiati” li valuta né tanto meno li riconosce). L’obiettivo tangibile è quello di somministrare più vaccini, a tutto vantaggio delle multinazionali del farmaco e … dei premi ai pediatri, che in questo modo entrano a far parte della network di vendita delle stesse.

Viene scritto chiaramente nell’articolo che l’intesa su questo meccanismo premiante è stata stabilita a livello regionale con i sindacati dei medici: ebbene, ci si permetta di osservare come anche questa situazione sia totalmente paradossale. Ancora una volta, invece di puntare sulla qualità dell’offerta sanitaria generale (attraverso una migliore formazione medico/scientifica, strutture adeguate di accoglienza, diagnostica avanzata a costi ragionevoli, coperture di orari adeguate ecc.) – compito precipuo dell’amministratore pubblico a tutela della popolazione (che comunque paga il servizio con la tassazione) – si premia la “quantità di farmaci somministrati”.

Interessante è anche la riflessione che l’autore dell’articolo fa della posizione di certi pediatri nei confronti della libera scelta di non vaccinare i propri figli da parte dei genitori: se il principio viene generalmente riconosciuto, quando si tratta di vaccinazioni (… e di vil denaro …) improvvisamente il vento cambia e gli obiettori diventano degli “estremisti”.

L'obiezione alle vaccinazioni è invece un comportamento perfettamente in regola e previsto dalle normative nazionali e regionali, in primis la Delibera della Giunta Regionale Emilia Romagna n. 256 del 13.3.2009, dove si è inteso in maniera esplicita “ridisegnare” in maniera completa e definitiva l’intera politica vaccinale della Regione, giungendo ad una politica sanitaria non più fondata sull’imposizione, ma sull’adesione informata e partecipata. Evidentemente le “spinte” del marketing vaccinale arrivano ben all’interno delle strutture sanitarie regionali, riuscendo a forzare questi principi sacrosanti e stabilendo politiche sanitarie e accordi che vanno in senso completamente contrario. Trovate in allegato il COMUNICATO STAMPA del COMILVA inviato alla redazione del giornale.

Per tutto ciò esiste un’unica via di uscita ragionevole: abolire le incentivazioni sulle coperture vaccinali: in tal modo la scelta vaccinale sarà nuovamente fondata su un reale rapporto di fiducia fra medico e famiglia, senza alcuna forzatura.

Allegati:

Estratto da "La Voce" di Romagna, Rimini e San Marino, 9 novembre 2012

COMUNICATO STAMPA COMILVA. 09 Novembre 2012