COM 1.5: SCHEDA “C”: SCHEDA “D”: CONTRADDIZIONI PRINCIPALI DELLA LEGGE 119 E DELLA CIRCOLARE ATTUATIVA DEL MINISTERO DELLA SALUTE, 16.08.2017

COM 1.5: SCHEDA “C”: SCHEDA “D”: CONTRADDIZIONI PRINCIPALI DELLA LEGGE 119 E DELLA CIRCOLARE ATTUATIVA DEL MINISTERO DELLA SALUTE, 16.08.2017

CONTRADDIZIONI PRINCIPALI LEGGE 119/2017 E SEGUENTE CIRCOLARE ATTUATIVA DEL MINISTERO DELLA SALUTE IN DATA 16.08.2017

Le seguenti contraddizioni sono unicamente quelle individuate soggettivamente quali principali tra quelle interne ai due testi, al combinato disposto dei due testi ed all’attuale contesto informativo diffuso formalmente dalle autorità competenti.

Non sono considerate né le contraddizioni con le schede tecniche dei vaccini, né quelle con la letteratura scientifica, né quelle con la precedente legislazione italiana, né quelle con il diritto internazionale.

CONTRADDIZIONE 1

L’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute insistono a informare la popolazione della “sicurezza documentata” delle vaccinazioni che ha reso obbligatorie. Tale informazione perviene al genitore, che in un normale contesto di fiducia con le istituzioni che devono salvaguardare la salute dei suoi cittadini, considera tali affermazioni vere e sulla base di ciò asseconda le istruzioni di legge nel campo più importante e delicato di tutti, ovvero la salute dei propri figli di cui è tra l’altro responsabile legalmente.

Tuttavia il testo di legge stesso, all’Art.1-ter, denuncia la mancata sicurezza delle vaccinazioni che rende obbligatorie, decretando al contempo una sperimentazione di massa sulla popolazione infantile italiana.

Art.1-ter

Sulla base della verifica dei dati epidemiologici, delle eventuali reazioni avverse segnalate in attuazione delle vigenti disposizioni di legge e delle coperture vaccinali raggiunte nonché degli eventuali eventi avversi segnalati in attuazione delle vigenti disposizioni di legge, (…) il Ministro della salute, con decreto da adottare decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e successivamente con cadenza triennale (…) può disporre la cessazione dell’obbligatorietà per una o più delle vaccinazioni di cui al comma 1 -bis.”

CONTRADDIZIONE 2

Medesima considerazione, ovvero la denuncia del testo di legge stesso rispetto alla mancata sicurezza delle vaccinazioni (scontata per coloro che scelgono di approfondire venendo a conoscenza ad esempio dei Rapporti sorveglianza post-marketing dei vaccini AIFA, nonché le numerose sentenze che stabiliscono i danni da vaccino quali verità processuali) è contenuta nell’art.5-quater.

Art.5-quater comma 1 “Indennizzi a favore dei soggetti danneggiati da complicanze irreversibili da vaccinazioni”

Le disposizioni di cui alla legge 25 febbraio 1992, n. 210, si applicano a tutti i soggetti che, a causa delle vaccinazioni indicate nell’articolo 1, abbiano riportato lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica.”

CONTRADDIZIONE 3

La discussione parlamentare (in Senato) ha determinato un’evoluzione del testo del decreto, modificando e integrando alcuni aspetti rimasti precedentemente insoluti. Uno di questi è quello relativo alla necessità di mettere a disposizione vaccinazioni monocomponenti o in cui sia assente l’antigene per la malattia infettiva per la quale già sussiste immunizzazione, condizione che già nel testo di decreto esonerava il minore dalla necessità della vaccinazione.

Il nuovo testo tuttavia, rispetto alla messa a disposizione di tali vaccini, introduce il seguente inciso: “di norma e comunque nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale”, di fatto decretando l’annullamento del dispositivo stesso, pur avendo tuttavia evidenziato una criticità alla quale non pone conseguente soluzione.

Addirittura la circolare ministeriale precisa in seguito che “ove tali vaccini non siano disponibili, la profilassi sarà completata utilizzando vaccini combinati”, ricordando che “al momento della scrittura della presente circolare, non risultano autorizzati in Italia prodotti vaccinali monocomponenti contro difterite, pertosse, morbillo, rosolia e parotite”.

La circolare pertanto scrive chiaro e tondo che il problema che solleva il testo di legge stesso, e che già era insito nel testo di legge del decreto Lorenzin, non viene preso in alcuna considerazione.

Art.1 comma 2

L’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante, ai sensi dell’articolo 1 del decreto del Ministro della sanità 15 dicembre 1990, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 6 del1’8 gennaio 1991,ovvero dagli esiti dell’analisi sierologica, esonera dall’obbligo della relativa vaccinazione.

Conseguentemente il soggetto immunizzato adempie all’obbligo vaccinale di cui al presente articolo, di norma e comunque nei limiti delle disponibilità del Servizio sanitario nazionale, con vaccini in formulazione monocomponente o combinata in cui sia assente l’antigene per la malattia infettiva per la quale sussiste immunizzazione.

CONTRADDIZIONE 4

Altro aspetto affrontato dalla discussione che ha approfondito il testo di legge rispetto a quello del decreto è la parzialità del concetto di soglia in ambito scolastico nel momento in cui al suo computo sono calcolati solo i minori ma non gli adulti che condividono il medesimo ambito scolastico, nello specifico gli operatori scolastici.

La discussione tuttavia determina un testo che, all’art.3 comma 3-bis, in alcun modo risolve la criticità emersa, limitandosi a determinare l’obbligo di una autocertificazione della propria situazione vaccinale, che a sua volta non determina in alcun modo un’inclusione del dato nel contesto.

La circolare del Ministero della Salute recante le prime indicazioni operative per l’attuazione della legge definisce inoltre un fac-simile dell’autocertificazione stessa in cui contempla, per ogni vaccinazione, la possibilità di spuntare una casella “non ricordo”, di fatto proponendo un annullamento persino di quel dispositivo così parziale.

Art.3 comma 3-bis.

Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, gli operatori scolastici, sanitari e socio-sanitari presentano agli istituti scolastici e alle aziende sanitarie nei quali prestano servizio una dichiarazione, resa ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, comprovante la propria situazione vaccinale.

CONTRADDIZIONE 5

All’art. 4 comma 1 la legge stabilisce che i minori con specifiche problematiche cliniche non documentate debbano essere inseriti in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati. Al di là delle problematiche connesse ai possibili contatti tra il minore e il resto della popolazione scolastica al di fuori della propria classe, restando invece unicamente in seno alla contraddizione precedente (4), avendo la possibilità tutti gli operatori scolastici di non ricordare il proprio stato vaccinale all’interno della suddetta autocertificazione, in quale modo si intende “proteggere” il minore determinando un ambiente totalmente immunizzato, come da proposito implicitamente emergente dal testo stesso?

Art.4 comma 1

I minori che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 1, comma 3, sono inseriti, di norma, in classi nelle quali sono presenti solo minori vaccinati o immunizzati, fermi restando il numero delle classi determinato secondo le disposizioni vigenti e i limiti di cui all’articolo 1, comma 201, della legge 13 luglio 2015, n. 107, e all’articolo 19, comma 7, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

CONTRADDIZIONE 6

I minori a scuola entrano in contatto con altri adulti oltre al personale scolastico che entrano a scuola per attività integrative approvate dal POF. Inoltre durante l’orario scolastico i minori ad oggi entrano in rapporto con adulti uscendo dall’ambiente scolastico stesso, per visite giornaliere o gite scolastiche.

Gli alunni sono in contatto con adulti che li accompagnano a scuola, come l’autista del pullmino o il genitore del pedibus. Per quanto riguarda gli asili nido e le scuole materne i genitori sistematicamente entrano nell’ambiente scolastico per accompagnare e ritirare i propri figli, intrattenendosi spesso a lungo insieme ai minori nei locali della scuola stessa (es. spogliatoi).

Sarà necessario, per dare coerenza alla legge, richiedere lo stato vaccinale anche al personale di cui sopra, nonché impedire uscite scolastiche. Ma ovviamente non sarà sufficiente, perché sono gli stessi genitori degli alunni ad entrare in contatto con i minori frequentanti la scuola.

A quale scopo insomma la legge stessa, a seguito della discussione parlamentare, all’art. 3 comma 3-bis introduce la necessità di verificare lo stato vaccinale di alcune fasce di adulti maggiormente in contatto con i minori, certamente anzitutto considerando l’ambiente scolastico, rinunciando poi totalmente ad affrontare la materia?

CONTRADDIZIONE 7

La contraddizione precedente ne introduce una di scala maggiore, alla quale realmente non si è in grado di offrire alcuna risposta logica e ragionevole, trattandosi invece tale assunto del pilastro teorico dell’intera legge.

I bambini finito l’orario scolastico escono da scuola, vanno in piazza, in piscina, al campo sportivo, in strada, al parco giochi. Nelle case dei propri parenti, dei nonni, degli zii. Stanno evidentemente molto tempo con i propri genitori, non essendo sottoposto nessuno di questi adulti ad obbligo vaccinale, né avendo la maggior parte di questi adulti immunità per quelle stesse malattie su cui si costruiscono le soglie teoriche. Una vaccinazione, infatti, determina comunque un’immunità temporanea, più o meno lunga, che va “richiamata”, parlando unicamente delle vecchie vaccinazioni obbligatorie.

Le famose soglie di immunità collettiva sono evidentemente riferite unicamente alla popolazione di età compresa tra i 0 e i 16 anni. Immaginando cioè di considerare un obiettivo del 95% – per semplificare – il reale tasso di immunità collettiva è dato da quel 95% moltiplicato per il 16% scarso della popolazione, a cui vanno aggiunte le immunità già acquisite. Immunità che certamente per le “nuove vaccinazioni” non sono determinate dalle vaccinazioni.

Ciò senza considerare che le schede tecniche dei vaccini stessi definiscono un profilo di “efficacia”, e quindi conseguentemente anche un profilo di “inefficacia” del vaccino nel determinare la risposta immunitaria. E ciò senza considerare che l’Italia è un paese turistico, che accoglie popolazione dall’intero pianeta di cui non siamo in grado di verificare tali dati. A Venezia ad esempio abbiamo 30 milioni di persone (arrivi turistici), provenendo la maggior parte di queste persone da stati in cui non vige alcun obbligo vaccinale, a fronte di 50.000 residenti, in rapporto di 600 ad 1.

Al netto di queste ultime legittime considerazioni e senza entrare nel merito delle dissertazioni sopra la cosiddetta ‘immunità di gregge’, tutto l’impianto teorico alla base della legge e comunicato al Paese è totalmente contraddittorio, per usare un eufemismo.

CONTRADDIZIONE 8

Il tetano è una malattia infettiva non contagiosa. Certamente le premesse alla legge, che intende perseguire valori di immunità collettiva (per quanto immaginari come dimostrate nella precedente contraddizione 7) non possono pertanto essere applicate logicamente almeno al caso del tetano. Ciò senza ombra di dubbio.

Tuttavia la mancata vaccinazione antitetanica determina già, da sola, la necessità del “recupero”, la sanzione e l’impossibilità di frequentazione di una scuola dell’infanzia. Per quale motivo, se almeno in questo caso, con certezza, il trattamento sanitario preventivo ha valore unicamente a livello individuale e non collettivo?

CONTRADDIZIONE 9

Il Vaccino antipolio Salk (quello utilizzato oggi in Italia) induce immunità sistemica e NON mucosale, per cui le persone vaccinate con IPV che vengano in contatto con il virus selvaggio si possono infettare, senza ammalarsi, ma possono trasmettere l’infezione ad altre persone.

I bambini e gli adulti immunizzati con vaccino antipolio IPV hanno la stessa probabilità di trasmettere il virus della polio esattamente come i bambini non vaccinati.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-difterica essa agisce contro la tossina difterica e non contro il batterio. Anche i vaccinati cioè si possono infettare con il C. diphtheriae. Il vaccino contro il tetano-difterite (Td) protegge contro le TOSSINE prodotte da tetano e DALLE TOSSINE PRODOTTE dal batterio della difterite, non contro il batterio.

In definitiva, al di là della contraddizione 8 relativa al tetano, anche le vaccinazioni contro poliomielite e difterite, non proteggendo in alcun modo dall’infezione, consentono la sua libera circolazione tra soggetti vaccinati così come tra soggetti non vaccinati proteggendo pertanto unicamente il singolo e non la collettività e non incidendo cioè in alcun modo sulle famose ‘soglie’ di immunizzazione, motivazione addotta alla base dell’intero impianto di legge.

La mancata vaccinazione contro il tetano, ma almeno anche contro la difterite e la poliomielite cioè punisce i minori con l’esclusione dall’istruzione scolastica infantile a fronte di un mancato trattamento sanitario preventivo di carattere unicamente individuale e non collettivo.

In realtà persino con altre vaccinazioni obbligatorie (la maggioranza) il soggetto vaccinato resta infettivo e portatore della malattia, ma limitiamo la trattazione dell’argomento in questa sede allo storico consolidato dei “vecchi” vaccini obbligatori.

CONTRADDIZIONE 10

Oltre alle 10 vaccinazioni obbligatorie la legge 119 individua ulteriori 4 vaccinazioni ‘raccomandate’.

La circolare del Ministero della Salute si preoccupa giustamente di motivare tale discrimine, e lo fa come di seguito.

“Le predette vaccinazioni, pur mantenendo un ottimo profilo di sicurezza e di efficacia, non sono state incluse tra quelle obbligatorie in ragione del fatto che le malattie che prevengono si verificano con minore frequenza nel nostro Paese o del minore impatto della loro contagiosità nelle collettività chiuse (es. nidi e scuole)”.

Tuttavia, l’ultimo caso di difterite endemica in Italia risale al 1991 e l’ultimo caso di poliomielite in Italia risale al 1988, escludendo i casi conseguenti alla vaccinazione.

In quale modo quindi le quattro vaccinazioni raccomandate sono relative a malattie che si verificano con minore frequenza rispetto ad una frequenza nulla?