ENCEFALITE E VACCINO

Parte Seconda di Cinque

ENCEFALOPATIA DA VACCINO

A livello medico non esiste nulla, né analisi del sangue, radiografia, né alcuna caratteristica o altro, grazie a cui, in presenza di una certa patologia, possa essere chiarito se si tratti di un danno da vaccino o meno. In caso di epilessia, per esempio, non è possibile dire se sia da attribuirsi ad una vaccinazione o se si tratti di un caso di epilessia comune, di solito congenita.
Risulta decisiva l’osservazione dei genitori nel periodo successivo alla vaccinazione: se un bambino ha inizialmente raggiunto le pietre miliari di uno sviluppo indisturbato, regolare dell’età evolutiva nei tempi consueti, e quindi si ferma ad un certo punto, ad un dato livello di questo sviluppo, e se nel periodo appena antecedente questa regressione ha subìto una vaccinazione, si può presumere che la vaccinazione sia la causa di questa inibizione dello sviluppo.

È questa la cosiddetta ‘inibizione dello sviluppo dopo la vaccinazione’, il solo sintomo sicuro di un danno da vaccino. Tale determinazione non è qualcosa di immediato, ma frutto di una serie di manifestazioni progressive, successive, relative allo sviluppo in un bambino di uno e due anni.
Molti genitori tengono una sorta di diario e questo è anche il nostro consiglio. È vero, lo sviluppo è lento nel primo anno di vita, ma non indefinibile se colto da puntuali registrazioni del genitore nel tempo. Non dovrebbe essere difficile procurarsi una tabella tipo delle tappe dell’evoluzione nei primi 24 mesi di vita dal pediatra o su interne thttp://www.thebabyregistry.co.uk/pages/milest1.htm oppure http://www.natus.com/baby_health/milestones.html . Quando si è presentato il primo sorriso? Quando il bambino è stato in grado di alzare per la prima volta la testolina? Quando la prima presa di contatto con la voce? Quando il primo contatto visivo? Quando i primi farfugli? Quando le prime iniziative? Quando i primi movimenti?

Il danno da vaccino di un bambino piccolo, sebbene grave, può essere povero di sintomi. Comunque questo danno può evidenziarsi per esempio con irrequietezza, paura, irritabilità oppure con una notevole insicurezza di movimento e reazione, sonnolenza, apatia e torpore fino alla perdita di coscienza. Anche disturbi non caratteristici come vomito, alterazione del colorito della pelle, aumento della temperatura etc. possono essere sintomi di un danno da vaccino. Ma di solito lo stadio acuto del danno cerebrale di un bambino piccolo è praticamente asintomatico. ‘Le gravi reazioni post-encefalitiche possono manifestarsi soltanto dopo mesi o addirittura anni’ [Baker, 1949]. ‘Lo stato del bambino viene sempre riconosciuto soltanto quando si analizzano e si valutano accuratamente l’anamnesi nella sua interezza e il suo comportamento complessivo’ [Lurie, 1947].

Il patologo olandese E. de Vries dimostrò che il cervello dei bambini, a causa della propria immaturità, non è in grado fino a circa il terzo anno di vita di reagire al danno causato dalla vaccinazione in un certo modo, che noi chiamiamo infiammazione. Nei primi tre anni si crea al massimo un edema cerebrale e questa reazione asintomatica, denominata da de Vries ‘encefalopatia postvaccinica blanda’ si distingue dalla encefalite post-vaccinica che avviene solo dopo il terzo anno di età quando la struttura cerebrale del bambino è stata definita. Questa differenziazione tra le due forme di patologie (encefalite e encefalopatia) non fa ancora parte della cultura generale medica, pur avendo ampie conseguenze. Essa spiega per esempio perché apparentemente in Germania negli anni ’30 c’erano meno casi di danni da vaccino rispetto all’Austria. Infatti l’encefalite ha un quadro clinico ben definito e riconoscibile, mentre l’encefalopatia è difficilmente riconoscibile. In Austria (vaccinazione infantile tarda) si riconobbero i danni da vaccino, in Germania (vaccinazione precoce) no. L’encefalopatia non solo è poco riconoscibile allo stadio iniziale, ma crea tanto più danni in uno stadio successivo quanto più piccolo era il bambino al tempo del danneggiamento.

Alla luce delle nostre conoscenze chiamare ‘l’autismo’ autismo è incompleto, riduttivo, non ci basta più, diciamo invece che la malattia dei nostri bambini si chiama ‘danni da encefalopatia’. Ecco spiegato: i vaccini causano un rigonfiamento, un edema cerebrale diffuso (encefalopatia blanda), un’infiammazione del cervello (encefalite), a secondo dello stadio di sviluppo dei tessuti cerebrali quando il vaccino va a provocare il danno, ed è questo ciò che è accaduto loro. Volendo chiamare con il loro nome le cose che abbiamo sotto gli occhi, dovremmo dire ‘Sindrome encefalica acquisita della mielina da mercurialismo, insulto virale, tossinico, con colite ed autoanticorpi’. Naah, troppo oscuro, meglio dire ‘autismo’ allora …
Kathy Blanco, kblanco@mindspring.com

AUTISMO O LIEVE ENCEFALITE A SEGUITO DI VACCINAZIONI?

Le vaccinazioni infantili prevedono che si iniettino in neonati e bambini tossine dannose (mercurio), materiale proteico di origine animale e virus attenuati (che hanno una forte propensione ad attaccare i tessuti nervosi).
Il dr Thomas Rivers nel 1935 riuscì a produrre un’infiammazione del cervello in scimmie di laboratorio iniettando loro ripetutamente estratti sterilizzati di cervello e midollo osseo di coniglio. Questa è la sola causa di encefalite dimostrata scientificamente, cioè encefalite insorta nell’organismo a seguito di una reazione immunologica (allergica) a tessuti estranei.

Nel Lancet, il più importante giornale inglese sulla medicina, del 4 settembre 1926, furono riportati sette casi di encefalo-mielite (infiammazione del cervello e del midollo spinale, e delle loro membrane), in seguito a vaccinazione in due ospedali di Londra. Il prof. Turnbull ed il prof. McIntosh, i quali studiarono attentamente questi casi, avevano pubblicato inizialmente sul British Journal of Experimental Pathology: ‘Non esistono dubbi sul fatto che la vaccinazione abbia costituito il fattore casuale definitivo’. A riprova di ciò erano stati pubblicati ‘i contenuti dei rapporti clinici, le autopsie e le descrizioni dei cambiamenti patologici, sia notevoli sia minori, nel sistema nervoso centrale, nelle zone vaccinate, nelle ghiandole linfatiche proprie di quelle zone ed in altri tessuti’. Delle immagini grafiche perfettamente chiare illustravano le lesioni istologiche trovate nel midollo spinale nella parte più bassa. ‘La prova eziologica tratta dalle manifestazioni cliniche e istologiche è molto evidente, ed è confermata anche dai risultati degli esperimenti biologici (condotti su animali)’.

Nel 1959 si iniziò ufficialmente ad usare il vaccino della pertosse, addizionandolo alla sostanza sperimentale da iniettare, per es. tessuti animale di reni, o pancres, etc.. per andare a facilitare l’insorgere della patologia autoimmune relativa all’organo estraneo iniettato: infatti il vaccino della pertosse svolgeva un’azione allergizzante particolarmente intensa su tutti i tipi di animali da laboratorio. La riuscita degli esperimenti finalizzati a provocare reazioni allergiche viene quindi favorita aggiungendo il vaccino antipertossico alla soluzione da iniettare. I topi (oppure i conigli, i criceti, ecc.) muoiono di conseguenza più rapidamente e in maggior numero. In egual maniera l’aggiunta del vaccino alla soluzione sterile del cervello e del midollo spinale contribuisce in modo notevole a far insorgere un’encefalite allergica [Cherry, 1988]. Per tali motivi il vaccino anti-pertosse è ‘l’adjuvant’ (adiuvante) preferito per gli esperimenti che debbono provocare l’encefalomielite allergica [Coulter, 1985].

Attraverso un’analisi della letteratura medica siamo risaliti ad almeno 3 situazioni patologiche in cui i vaccini possono avere un’azione causale.

1 – STUDI SCIENTIFICI DEGLI ULTIMI 20 ANNI HANNO EVIDENZIATO CHE LE VACCINAZIONI POSSONO PROVOCARE RIGONFIAMENTO CEREBRALE

Iwasa S, ‘Rigonfiamento del cervello in topi causato dal vaccino anti-pertosse’, Jpn J Med Sci Biol, 1985, 38(2):53-65
Mathur R, Kumari S, ‘-Fontanella protuberante- a seguito di vaccino triplo’, Indian Pediatr, giugno 1981; 18(6): 417-418
Barry W, Hatcher G, ‘-Fontanelle protuberanti- in neonati senza meningite’, Arch Dis Child, aprile 1989; 64(4): 635-636
Shendurnikar N, ‘-Fontanella protuberante- a seguito di vaccino DPT’, Indian Pediatr, nov. 1986; 23(11): 960
Gross TP, Milstien JB, Kuritsky JN, ‘-Fontanella protuberante- a seguito di vaccinazione anti-difterica- tetano- pertosse e vaccino tetano- difterica’, J Pediatr, marzo 1989;114(3):423-425
Jacob J, Mannino F, ‘Aumento di pressione intracraniale a seguito di vaccino anti- difterica, tetano e pertosse’, Am J Dis Child, feb. 1979; 133(2):217-218
Dugmore, WN, ‘Edema bilaterale del polo posteriore: ipersensibilità al vaccino Alavac P’, Br J Ophthalmol, dic. 1972, 55:848-849

2 – I VACCINI POSSONO CAUSARE DANNI SUBCLINICI AL CERVELLO NON ANCORA SVILUPPATO, DENOMINATI ENCEFALOPATIE DA VACCINO

Il patologo olandese E. de Vries dimostrò che il cervello dei bambini, a causa della propria immaturità, non è in grado fino a circa il terzo anno di vita di reagire al danno causato dalla vaccinazione in un certo modo, che noi chiamiamo infiammazione. Nei primi tre anni si crea al massimo un edema cerebrale e questa reazione asintomatica, denominata da de Vries ‘encefalopatia postvaccinica blanda’ si distingue dalla encefalite post-vaccinica che avviene solo dopo il terzo anno di età quando la struttura cerebrale del bambino è stata definita. Questa differenziazione tra le due forme di patologie (encefalite e encefalopatia) non fa ancora parte della cultura generale medica, pur avendo ampie conseguenze. Essa spiega per esempio perché apparentemente in Germania negli anni ’30 c’erano meno casi di danni da vaccino rispetto all’Austria. Infatti l’encefalite ha un quadro clinico ben definito e riconoscibile, mentre l’encefalopatia è difficilmente riconoscibile. In Austria (vaccinazione infantile tarda) si riconobbero i danni da vaccino, in Germania (vaccinazione precoce) no. L’encefalopatia non solo è poco riconoscibile allo stadio iniziale, ma crea tanto più danni in uno stadio successivo quanto più piccolo era il bambino al tempo del danneggiamento.

I neonati sono in uno stadio abbastanza delicato della mielinizzazione, che inizia nel cervelletto aIla quarta settimana e quindi si estende alle altre aree del sistema nervoso e del cervello. Per gli emisferi e la corteccia cerebrali, il ricoprimento della mielina (lo strato protettivo grasso intorno ai nervi) inizia solo ad 8 mesi di vita [Lurie, 1947]. La crescita dello strato di ricoprimento interessa tutto il sistema nervoso fino ai 15 anni di età (in alcune aree la crescita della mielina continua fino ai 45 anni).

3 – I VACCINI POSSONO CAUSARE ENCEFALITI

La rivista Journal of the American Medical Association del 3 luglio 1926 afferma a pagina 45: ‘In regioni nelle quali non è stato ancora organizzato un programma su vasta scala di vaccinazioni della popolazione la paralisi totale da encefalite è rara. È impossibile negare una correlazione tra vaccinazioni e le epidemie di encefaliti’.

Il dott. Pierre Baron, dell’Ospedale di Parigi, scrisse nel 1928 un libro che raccoglieva 255 casi di encefalite post-vaccinale a Parigi. Egli sottolineò che tutti questi casi furono volutamente ignorati dai rapporti medici o classificati come polmoniti o altro.

Nel 1923, 1924 e 1925 in Inghilterra si cercò di vaccinare la popolazione contro il vaiolo. Vennero eseguite migliaia e migliaia di vaccinazioni. Si verificò un notevole aumento nei casi di encefalite letargica. Nel 1924, in Inghilterra ed in Galles si registrarono 6296 casi di questa e di altre affezioni simili, su un totale di popolazione di 38.746.000 individui; insomma 162 casi per ogni milione di abitanti. A Liverpool, su una popolazione di 836.000 abitanti furono riportati 257 casi di tale malattia; cioè 306 casi per ogni milione di abitanti. Conicidenza vuole che la percentuale di vaccinazione a Liverpool era stata molto più elevata rispetto alla media dell’Inghilterra e del Galles.

La rivista The New York State Journal of Medicine del 15 maggio 1926 riportava due articoli tratti da riviste straniere sul diffondersi di casi simili in Europa: ‘Casi di sintomi cerebrali da encefalite a seguito di vaccinazioni sono stati riportati in Olanda, Cecoslovacchia e Germania. In Svizzera sono stati riportati casi di meningite post-vaccinale’.

Fu allora che la Germania modificò la legge sulla vaccinazione antivaiolo a favore di una meno rigida applicazione della stessa, in quanto ‘le persone vaccinate sviluppavano un tipo di infiammazione cerebrale che causava la morte o, in alcuni casi, una forma leggera di alienazione mentale’. Naturalmente stiamo ancora parlando di encefalopatie post-vaccinatorie (o no!?), in quanto il primo caso di autismo nella storia riconosciuto dai medici (nonché la definizione di autismo) risale al 1944.

AUTISMO E DANNI CEREBRALI E IMMUNOLOGICI DA VACCINO

Tra il 1980 e il 1990 fu possibile riscontrare danni neurologici in alcuni bambini autistici. Il dato più interessante riguardava il danno al sistema limbico, in particolare all’amigdala e all’ippocampo. La d.ssa Margaret Bauman e il dr Thomas Kemper hanno raccolto la maggior parte di queste ricerche nel libro ‘The neurobiology of autism’, The John Hopkins University Press, Baltimora 1994. In pratica essi avevano evidenziato addensamenti anomali di neuroni nell’amigdala e nell’ippocampo di persone con autismo. In molti autistici questi neuroni sono più piccoli che nelle persone sane. Non è stata ancora accertata con certezza la causa di questi danni.

Lesioni dell’ippocampo producono in esperimenti animali gli stessi problemi comportamentali che caratterizzano l’autismo. Gli stessi danni al lobo temporale mediale furono documentati in studi umani su autistici usando pneumoencefalogrammi. Già nel 1975 fu pubblicato un articolo sulla rivista Cortex che descriveva una sindrome adulta simile all’autismo con danni subìti al lobo temporale e conseguente perdita di significato emotivo attribuito agli oggetti e alle persone, incapacità di stabilire relazioni sociali. Nel 1981 fu evidenziato che una particolare sindrome neurologica, quella di Kluver-Bucy, sia il preciso equivalente neurologico dell’autismo. Essa è prodotta da una lesione sottocorticale artificiale dell’amigdala e della neocorteccia temporale sottostante. Dopo aver subìto una lesione del genere le scimmie non riescono più a riconoscere gli oggetti e gli altri animali, si comportano socialmente in modo grossonalamente inadeguato. Mostrano pure una docilità paradossale, mancano di spontaneità e talvolta hanno una rabbia non appropriata.

In Irlanda nel 1930 un bambino di cinque chili circa fu vaccinato con anti-vaiolo il 3 maggio e si ammalò il 10 maggio: ‘Era molto agitato ed insonne con vomito frequente. Il giorno seguente era calmo ed apatico’. Il termine autismo in realtà sarà introdotto da Kanner nel 1944, ma questa descrizione non può che attirare l’attenzione, specie se confrontato con quelle di migliaia di casi simili di autismo post-vaccinazioni registrati negli ultimissimi anni.

A quando risale il primo caso di autismo derivante da vaccinazione? Evidentemente non sapremo mai qual è stato il primissimo caso di autismo post-vaccinazione, ma con il caso seguente ci andiamo molto vicini. Il dott. Combay, della Società Medica degli Ospedali di Parigi, riportò nel 1907 (sulla rivista medica Archives de Medicine des Enfants) un caso che gli era capitato nel 1905. Si trattava di una neonata in ottime condizioni di salute fino a quando, intorno ai quattro mesi di vita, non fu vaccinata. Già all’ottavo giorno cominciò a manifestare convulsioni, accompagnate da strabismo e altre gravi anomalie. Non morì ma rimase con ‘postumi molto accentuati’. Non riconosceva i luoghi, aveva uno sguardo perso nel vuoto. ‘L’obnubilamento intellettuale’ si sviluppò in idiozia con progressiva sclerosi cerebrale fino a che verso i diciotto mesi di vita la bimba morì.

Damasio e Mauer hanno ipotizzato che ‘la sindrome autistica deriva da una disfunzione in una struttura bilaterale neurale che include l’anello della corteccia mesolimbica che si trova nei lobi mesiali frontali e temporali, noto come neostriatum, e nei gruppi nucleari anteriori e mediali del talamo’ [Damasio, 1978]. Allo stato attuale degli studi scientifici, però, non è detto che ci sia una correlazione causa-effetto tra danni ai lobi temporali e patogenesi dell’autismo, potrebbe la causa prima essere un’altra e i danni al lobo temporale intervenire come una delle conseguenze. Di certo c’è una diminuzione del flusso sanguigno e della funzione del lobo temporale del cervello di bambini autistici, come è stato evidenziato dal Dr Israel Mena e Dr. Bruce Miller usando la tecnica NeuroSPECT.

Gillberg nel 1986 descrisse il caso di una ragazza 13enne che sviluppò una tipica sindrome autistica dopo un attacco di encefalite. La TAC rivelò un’estesa distruzione bilaterale del parenchima del cervello e dei lobi temporali; c’era anche un coinvolgimento delle parti inferiori dei lobi parietali. Nel 1981 DeLong, Bean e Brown avevano già descritto la comparsa di sintomi autistici a seguito di malattia encefalica con lesioni subite nei lobi temporali, principalmente nella parte sinistra.

Nel 1989 un articolo sul Journal of Autism and Developmental Disorders riportò il caso di un 14enne che fu ricoverato all’ospedale per encefalite. Fu riscontrato un certo danno al lobo temporale cui seguì perdita delle capacità di linguaggio, socializzazione e memoria.
Il fenomeno dell’encefalite non costituiva più, comunque, un segreto per i medici già a partire dagli anni Venti e Trenta. Kanner commise un errore quando pensò che l’autismo si differenziasse ‘nettamente da tutto ciò che c’era stato in precedenza’ e che fosse un fenomeno ‘singolare’. Sapeva Kanner che, secondo studi di neurologi di 10 anni prima, le encefaliti ‘si manifestano come sindromi cliniche assai differenziate’ e che quali postumi dell’encefalite ci sono combinazioni di disturbi della personalità, ‘quasi tutte le compromissioni immaginabili relative alla personalità e alle facoltà di sviluppo’ (Josephine Neal, prof.ssa di neurologia, Università di Columbia, 1933)?

Sebbene nel 1943 l’autismo fosse molto meno diffuso che negli anni successivi, si potrebbe pensare che Kanner avrebbe potuto trovare con una certa facilità degli individui affetti da autismo, in particolar modo nelle case di cura per portatori d’handicap e nelle scuole speciali dove gli stessi venivano assistiti come persone affette dalla ‘sindrome post-encefalica’. Ma questo errore di Kanner è scusabile in quanto egli stesso non era un neurologo, ma uno psichiatra. Dato che le prime descrizioni sull’autismo erano talmente unilaterali e si concentravano esclusivamente sui presunti aspetti ’emozionali’ del disturbo, la classe medica degli anni Quaranta imboccò la strada sbagliata. In seguito gli psichiatri non furono più disposti a rinunciare ad una malattia di propria competenza che procurava loro un numero rilevante di ore di terapia ben remunerata. Le cause neurologiche dell’autismo rimasero perciò sconosciute per anni e la teoria della ‘madre frigorifero’ iniziò a diffondersi e ad affermarsi sempre più.

I ricercatori e gli esperti di psichiatria avrebbero dovuto riconoscere la correlazione con il fenomeno dell’encefalite almeno in seguito, quando negli anni Sessanta si videro confrontati con le reali ed eclatanti dimensioni neurologiche dell’autismo e dei danni subclinici al cervello, e con i rispettivi tratti, quali la tendenza agli attacchi di tipo epilettico, il ritardo mentale, la paralisi cerebrale e altre manifestazioni analoghe, che anche i più eminenti psicoanalisti di scuola freudiana non potevano ascrivere in coscienza agli ‘handicap emozionali’. Inoltre si sapeva pure da tempo che numerose forme di encefalite erano dovute alle vaccinazioni. Eppure risultò impossibile a tutti risalire dall’autismo all’encefalite, dall’encefalite alle vaccinazioni. O forse l’estrema riconoscibilità di questa situazione fu proprio il motivo per cui i medici si tennero lontani da qualsiasi analisi della realtà dei fatti. Ogni accenno alle encefaliti quali conseguenze delle vaccinazioni andava a colpire inevitabilmente i programmi della vaccinoprofilassi infantile che stavano diventando sempre più di moda. Dato che nessuno voleva opporsi a tali programmi, l’encefalite, quale probabile fatto patologico conseguente alle vaccinazioni, non fu mai oggetto né di ricerche approfondite, né di discussione pubblica.

Le tipiche reazioni acute conseguenti alle vaccinazioni multiple sono: febbre elevata, stato estremo di sonnolenza, otite, diarrea e altri disturbi gastrointestinali, vomito, tosse, strilli acuti e pianto persistente, svenimenti, shock, spasmi, convulsioni, spasmi dell’infanzia, perdita del controllo muscolare, emicranie, difficoltà di respiro e allergie (13). Tali manifestazioni reattive post-vaccinali sono quelle che si manifestano nelle encefaliti acute.

Il soggetto colpito da encefalite soffre quasi sempre di disturbi del sonno: ‘F.B., un ragazzo di undici anni, venne portato nella clinica il 12 novembre 1923. Diagnosi: debolezza fisica. Nel dicembre 1919 aveva avuto un lieve attacco di encefalite. Quattro giorni dopo i suoi ritmi del sonno e del riposo notturno erano cambiati completamente e in modo palese. Per due anni consecutivi non volle mai andare a dormire di notte, ma restava sempre sveglio ed iperattivo. Strappava la biancheria da letto, faceva chiasso, gridava forte, parlava da solo e correva in giro per la stanza. Si tranquillizzava soltanto verso il far del giorno e durante la giornata dormiva per periodi di due o tre ore. Durante gli intervalli in cui era sveglio si metteva a piangere’ [Kennedy, 1928].

Le forti emicranie sono un altro sintomo vistoso dell’epidemia encefalitica. Esse possono insorgere sporadicamente e sparire sempre nel corso della malattia, mentre continuano a persistere, per tutto il resto della vita, una tendenza agli attacchi di emicrania e ad altri tipi di mal di testa. Nella letteratura medica non si trovano casi di emicranie quali reazioni post-vaccinale. È ovvio tuttavia che un bambino, ad es. di due o quattro mesi, non è in grado di dire o segnalare ai suoi genitori che ha tale disturbo. Due pediatri della California riferirono nel 1979 di aver riscontrato in un bambino, entro 24 ore dall’inoculazione mediante iniezione del vaccino trivalente DPT, ‘il rigonfiamento di una fontanella unitamente ad un’accresciuta pressione intracraniale’. Il piccolo era irritabile [Jacob, 1979]. Del resto ‘le urla acute’ e ‘il pianto persistente’ che compaiono con frequenza così notevole quali reazioni post-vaccinale, nonché la circostanza per cui i bambini piccoli si tirano così spesso gli orecchi, rivelano in modo chiaro che questi piccoli soffrono di emicrania (oltre che di otite) [Coulter, 1985].

Diarrea, vomito, flatulenze, gastroenteriti, gastralgie, enuresi, stitichezza, mancanza di controllo dei muscoli costrittori, sono sintomi riscontrabili nelle vittime di encefalite e che spesso vengono segnalati dopo l’inoculazione del vaccino DPT [Byers, 1948]. Alberto Garcia venne vaccinato all’età di 15 anni con il prodotto MPR. Il giorno seguente la sua temperatura salì a 40 °C e nell’arco della giornata ebbe 17 attacchi di diarrea con feci liquide, oleose e giallo- verdastre, in base alle quali venne diagnosticata un’infezione di salmonellosi. Nel giro di un mese cessò di parlare e successivamente comparvero i sintomi dell’autismo.

Melvis Ellis reagì alla prima e quarta iniezione con una grave forma di gastroenterite. La seconda volta (a 18 mesi) venne portato in ospedale. La diagnosi attuale è quella di ‘stato simile all’autismo’.

Rosanna Hammond, nata nel 1960, presenta, in base all’attuale diagnosi medica, ‘un grave ritardo di sviluppo’. Sua madre si ricorda che il sintomo più vistoso fu una persistente stitichezza comparsa dopo la vaccinazione.

Il mutismo è un’altra conseguenza delle vaccinazioni. Paul Galloway, che aveva reagito tutte le volte con notevole violenza ad ogni inoculazione di vaccino DPT, perse gradualmente la capacità di parlare e a 18 mesi, poco dopo la quarta inoculazione dello stesso vaccino, diventò completamente muto. Attualmente è diagnosticato come autistico. A Keith Miller successe la stessa cosa: da lattante era ancora in grado di strillare, ma un po’ alla volta perse la voce e ora riesce a comunicare soltanto con un linguaggio a segni. Lo stesso accadde a Gary Keys: ‘Prima della vaccinazione era già in grado di parlare, ma poi smise completamente e non riusciva neppure a balbettare fra sé e sé. Da allora non ricominciò più a parlare. Non è più stato lo stesso di prima. Fino a quel momento era stato un bambino completamente sano che non aveva mai avuto nulla, nemmeno un raffreddore.

Ripleys Forbes, attualmente diagnosticato come autistico ebbe dopo la seconda vaccinazione delle crisi incontrollabili. A tutt’oggi soffre di tali attacchi (attualmente ha 10 anni) e non è in grado di parlare. Sua madre racconta quanto segue: ‘È in grado di cantare le canzoni degli spots pubblicitari e le canzonette sentite al registratore, ma non è capace di parlare, a meno che non gli si faccia sentire qualche frase. Soltanto allora è in grado di ripetere le parole che ha sentito’.

Ben documentati, quali conseguenze della vaccinazione trivalente DPT, sono gli attacchi di tipo epilettico, come sta a dimostrare il caso di Paul Hamill: ‘L’appuntamento col medico era fissato per il 21 maggio, esattamente quattro mesi dopo la prima iniezione, e in tale data ricevette la seconda iniezione di vaccino DPT. Durante la notte gli venne una febbre leggera, ma non mostrò alcun sintomo patologico fino al 27 maggio. Quel giorno eravamo a tavola e lui era seduto nella sua seggiolina sul pavimento. Balbettava e farfugliava tranquillamente; tutto d’un tratto smise di ciangottare. Guardai verso di lui per rendermi conto perché fosse diventato così tranquillo e silenzioso. Fissava con lo sguardo il soffitto. Gli misi la mano davanti agli occhi, ma lui non se ne accorse. Tale stato durò circa 30-40 secondi. Lo stesso fatto si verificò il 28 maggio per quattro o cinque volte, con una durata rispettivamente di 30-40 secondi. Il 29 maggio si svegliò alle sette di mattina. Era molto vispo. Lo misi sul fasciatoio per cambiarlo, quando improvvisamente si mise ad urlare come un pazzo, con delle urla così atroci che mi facevano gelare il sangue nelle vene. Si agitava sempre più e divenne molto irrequieto. Poi diventò completamente apatico e non ebbe più alcuna reazione. Lo chiamai per nome, battei le mani, ma non si muoveva. Lo chiamai per nome, battei le mani, ma non si muoveva. Le sue braccia penzolavano inerti lungo i fianchi e diventò completamente flaccido come un pupazzo di pezza. Tale condizione durò più o meno 30 secondi’. Dopo un mese il medico gli iniettò un’altra dose di vaccino DPT e gli attacchi epilettici divennero più frequenti, sino a 100 al giorno, sebbene assumesse quotidianamente ben cinque farmaci diversi. Oggi Paul Hamill presenta ritardi dello sviluppo, tratti autistici e continua ad avere ancora degli attacchi epilettici”.

Tra i casi di sindrome encefalica registrati in Gran Bretagna nel 1928 furono notati dai medici ‘cambiamenti del morale e del carattere dei pazienti, e tali peculiarità si manifestano con una sorprendente uniformità’. In particolare, nella sindrome post-encefalica, non solo si subisce una perdita delle capacità di interagire socialmente, ma si reagisce a ciò con iperattività e atteggiamenti violenti. Nella maggior parte dei casi di sindrome post-encefalica non ci sono, almeno inizialmente, problemi evidenti e manifesti del sistema nervoso, ma col tempo l’infiammazione porta danni che alterano le capacità di comunicazione e di relazione sociale.

Nel 1988, Dietrich e collaboratori, usando scansioni del cervello con risonanza magnetica su neonati e bambini dai 4 giorni di età ai 36 mesi, hanno dimostrato che i bambini ritardati nello sviluppo avevano anomalie nella mielinizzazione.
Le autopsie su persone decedute per encefalite post-vaccinica rivelano numerose piccole lesioni giallognolo- rosa nella sostanza bianca del cervello, del cervelletto e del midollo spinale. C’è ‘una distruzione delle guaine di mielina in queste lesioni. I nervi stessi sono assai meno compromessi che non le guaine di mielina’ [Merritt, 1979].

Il dato di fatto che l’encefalite, compresa l’encefalite provocata dalle vaccinazioni, possa determinare una perdita di mielina è noto sin dagli anni Venti [Bender, 1943]. Ma soltanto nel 1935, quando, come abbimo prima citato, l’eminente scienziato americano Thomas Rivers scoprì il fenomeno noto come ‘encefalomielite allergia sperimentale’, si comprese quale fosse la dinamica di tale processo e quale ruolo pregiudizievole avesse la reazione allergica nel caso dell’encefalite.

Sino a quel momento la classe medica aveva supposto che l’encefalite venisse provocata direttamente da una infezione batterica oppure virale del sistema nervoso. Gli specialisti tuttavia, quando si misero alla ricerca di tali microrganismi infettivi, non trovarono nessuno e il fattore causale determinante l’encefalite restò per un certo periodo un enigma. Il mistero venne svelato allorché Rivers provocò nelle scimmie un’infiammazione cerebrale sperimentale, inoculando loro ripetutamente degli estratti sterilizzati (cioè eventuali batteri o virus erano stati eliminati) di cervello di coniglio e altre sostanze ricavate dal midollo spinale dello stesso animale [Rivers, 1935].
Volendo simulare le funzioni del cervello umano nella loro complessità e globalità bisognerebbe costruire un computer avente la consistenza di due interi quartieri urbani ampiamente provvisti di tutti i necessari circuiti elettrici ed elettronici, nonché delle rispettive sinapsi. un singolo neurone infatti può trasmettere contemporaneamente parecchi messaggi, esattamente come una singola linea può inoltrare parecchie telefonate o telegrammi.

L’effetto di una encefalite sul cervello potrebbe essere paragonata ai danni provocati dai rovinacci e rottami pesanti che, cadendo su un qualsiasi punto della parte superiore di un computer, lo sfondano, pregiudicando gravemente i dispositivi sottostanti.
Le autorità sanitarie responsabili della vaccinoprofilassi non hanno evidentemente la benché minima perplessità rispetto al fatto che mentre le sostanze introdotte con il vaccino nell’animale da laboratorio fra tutti gli additivi biochimici, abbia la massima capacità di facilitare danni e reazioni allergiche, per i bambini cui si inietta tale “adiuvante” non possano assolutamente esserci problemi o almeno prove di problemi: “Non esiste alcuna prova che uno qualsiasi degli effetti del vaccino anti-pertosse impiegato di norma quale adiuvante nelle prove di laboratorio possa manifestarsi pure nei bambini che hanno ricevuto tale vaccino” [Cherry, 1988].

Nel 1971, Paul Wender, eminente dottore ed autorità scientifica del suo tempo, scrisse che ‘danni subclinici al cervello avvengono insieme, e probabilmente contribuiscono, alla patogenesi di praticamente tutti i disturbi di comportamento infantili’. Normalmente, quando riceviamo informazioni attraverso i sensi, ne estraiamo il significato e lo organizziamo nella forma di concetti e di idee. Danni subclinici al cervello, però, impediscono o disturbano questo processo.

Nel 1965 a seguito del Immunization Assistance Act, tutti gli stati USA iniziarono a creare dei programmi di vaccinazione su larga scala resi poi obbligatori. Entro il 1970, i medici riscontrarono tutta una serie di bambini di 4-5 anni neurologicamente disturbati. Nel periodo 1969- 1981 (National Health Review Survey, 1986), l’incidenza di patologie croniche limitanti l’attività in ragazzi di età inferiore ai 17 anni era aumentata, senza spiegazione apparente, del 44%. La maggior parte delle patologie erano correlate con sindromi post- encefaliche. L’asma infantile aumentò del 65%, le patologie mentali e del sistema nervoso dell’80%, patologie mentali non-psicotiche del 300%, malattie degli occhi e delle orecchie del 120%, perdita di udito del 129%.

Nel 1982 Norman Geschwind e Peter Nohan sottolinearono che spesso molti dei sintomi sopracitati erano correlati tra di loro nello stesso paziente: autismo, celiacismo, dislessia, balbuzie, emicranie, disabilità mentali e mancinismo: qual era il filo conduttore se non l’attuazione su scala nazionale di un numero sempre crescente di vaccinazioni?

I primi grappoli di casi autistici negli anni ’40 coincidono con l’inizio delle grandi campagne nazionali di vaccinazioni multiple. Le disabilità mentali emersero 8 o 10 anni più tardi, quando i bambini della stessa generazione sembravano avere difficoltà croniche a scuola.
L’anno 1963 ha segnato l’inizio di un generale ed inesorabile declino dell’intelligenza negli Stati Uniti. Nel 1963 il punteggio medio di adolescenti al test SAT era 478 e quello del test di matematica era 502. Nel 1980 questi valori erano scesi rispettivamente a 424 e 466. Oggi i punteggi di questi test sono i più bassi mai fatti registrare. Nel 1977 fu creata una commissione che cercasse di identificare le ragioni per questo declino del quoziente intellettivo nella popolazione. 79 ipotesi furono avanzate. Nessuna riusciva a spiegare consistentemente il fenomeno. Il problema delle vaccinazioni non era una di queste 79 ipotesi.

Un’emergenza di disturbi di sonno nella popolazione giovanile iniziò negli anni ’60, cioè parallelamente all’epidemia di danni subclinici al cervello. Naturalmente i disturbi del sonno vennero visti come un problema psichiatrico da controllare con terapie e farmaci che danneggiano ulteriormente il cervello e la psiche. Nel 1970, comparve una nuova sindrome del sonno, cioè l’inabilità ad addormentarsi fino a notte inoltrata nelle prime ore del mattino. Problemi di controllo urinario possono accompagnare questa situazione di danni subclinici al cervello.
In base a ricerche passate, molti pazienti post-encefalitici erano mancini oppure ambidestri, condizione che si riscontrava pure nei bambini colpiti da danni post-vaccinici. La madre di Keith Miller, che oggi è diagnosticato come moderatamente autistico, si ricorda che suo figlio, all’età di due anni circa, incominciò ad usare il cucchiaio con la sinistra e non più con la destra. Secondo una ricerca negli USA nella metà degli anni ’80, il 13% dei ventenni era mancino, mentre fra i cinquantenni lo era soltanto il 5%. È possibile che l’encefalite subclinica, provocata dalle vaccinazioni di massa e che infierì a livello epidemico a partire dal 1945, sia stata la causa di un numero oltremodo rilevante di mancini e di ambidestri, indice ciò di danno cerebrale subclinico?

Uno studio della Yale Medical School (1984) rivelò che danni subclinici al cervello sono ‘forse il problema più comune ed impegnativo dal punto di vista del tempo negli studi medici pediatrici’. Persino la American Medical Association ha ammesso la gravità del problema. È stato stimato che danni subclinici al cervello colpiscano il 20% circa dei bambini in età scolare e, nella sua forma più lieve, vengono definiti Sindrome di Deficit Attentivo (viene trattata farmacologicamente con Ritalin, ma questo ed altri farmaci stimolanti provocano solo maggiore danno al cervello).

Altri sintomi psicologici attribuiti ai danni subclinici al cervello causati da encefalite post- vaccinale sono debolezza dell’ego, incapacità nel concettualizzatre e acquisire esperienze, frammentazione intellettuale, costante ricerca della struttura, mancanza di socializzazione, sensazione di inadeguatezza.

Bambini, adolescenti e adulti con danni subclinici al cervello possono anche avere disturbi di appetito. Coloro che soffrono di anoressia nervosa sicuramente hanno danni subclinici al cervello. Bambini con danni subclinici al cervello possono anche soffrire di bulimia, una condizione che, come l’anoressia, divenne nota negli USA negli anni ’60. Circa il 15% degli adolescenti negli USA fa esperienza o di anoressia o di bulimia. Anche l’incidenza di persone mancine, un sintomo correlato a danni subclinici cerebrali è salito dal 5% delle persone tra i 50 e i 60 anni al 13% delle persone che hanno 20 anni.

Leggiamo il foglietto illustrativo del vaccino della pertosse prodotto dai ‘Connaught Laboratories’, 1986: ‘Reazioni sistemiche quale febbre occorrono molto frequentemente. Sono stati osservati anche problemi respiratori. Eventi da moderati a gravi quali febbre a 40 e oltre, pianti continui ed inconsolabili che durano per tre ore o più, gridi ad alta intensità, collassi o convulsioni. Complicazioni neurologiche più gravi, quali convulsioni prolungate o encefalopatia, occasionalmente fatali, sono stati riportati. Reazioni anafilattiche sono state riportate. Comparsa di spasmi infantili sono occorsi in bambini che hanno ricevuto il vaccino combinato DPT o DT’.

Riportiamo ora alcuni casi registrati dal dr Buchwald in Germania. Vediamo come, a livello medico, non esiste nulla, né analisi del sangue, radiografia, né alcuna caratteristica o altro, grazie a cui, in presenza di una certa patologia, possa essere chiarito se si tratti di un danno da vaccino o meno. Il danno da vaccino di un bambino piccolo, sebbene grave, può essere povero di sintomi. Comunque questo danno può evidenziarsi per esempio con irrequietezza, paura, irritabilità oppure con una notevole insicurezza di movimento e reazione, sonnolenza, apatia e torpore fino alla perdita di coscienza. Anche disturbi non caratteristici come vomito, alterazione del colorito della pelle, aumento della temperatura etc. possono essere sintomi di un danno da vaccino. Ma di solito lo stadio acuto del danno cerebrale di un bambino piccolo è praticamente asintomatico. ‘Le gravi reazioni post-encefalitiche possono manifestarsi soltanto dopo mesi o addirittura anni’ [Baker, 1949]. ‘Lo stato del bambino viene sempre riconosciuto soltanto quando si analizzano e si valutano accuratamente l’anamnesi nella sua interezza e il suo comportamento complessivo’ [Lurie, 1947]. In caso di epilessia, per esempio, non è possibile dire se sia da attribuirsi ad una vaccinazione o se si tratti di un caso di epilessia comune, di solito congenita.

Risulta decisiva l’osservazione dei genitori nel periodo successivo alla vaccinazione: se un bambino ha inizialmente raggiunto le pietre miliari di uno sviluppo indisturbato, regolare dell’età evolutiva nei tempi consueti, e quindi si ferma ad un certo punto, ad un dato livello di questo sviluppo, e se nel periodo appena antecedente questa regressione ha subìto una vaccinazione, si può presumere che la vaccinazione sia la causa di questa inibizione dello sviluppo.

È questa la cosiddetta ‘inibizione dello sviluppo dopo la vaccinazione’, il solo sintomo sicuro di un danno da vaccino. Tale determinazione non è qualcosa di immediato, ma frutto di una serie di manifestazioni progressive, successive, relative allo sviluppo in un bambino di uno e due anni.
Molti genitori tengono una sorta di diario e questo è anche il nostro consiglio. Quando si è presentato il primo sorriso? Quando il bambino è stato in grado di alzare per la prima volta la testolina? Quando la prima presa di contatto con la voce? Quando il primo contatto visivo? Quando i primi farfugli? Quando le prime iniziative? Quando i primi movimenti? È vero, lo sviluppo è lento nel primo anno di vita, ma non indefinibile se colto da puntuali registrazioni del genitore nel tempo. Non dovrebbe essere difficile procurarsi una tabella tipo delle tappe dell’evoluzione nei primi 24 mesi di vita dal pediatra o su internet:http://www.thebabyregistry.co.uk/pages/milest1.htm oppure http://www.natus.com/baby_health/milestones.html).

Il caso di Frank Maxwell (nato nell’ottobre del 1978; diagnosi: ritardo dello sviluppo con sintomi autistici) costituisce un esempio chiarificatore di tale situazione. Sua madre venne contattata telefonicamente per richiederle un’intervista. Sulle prime non era molto disponibile poiché anche lei, come tante altre madri di bambini autistici, era stata torchiata sin troppo da ricercatori e medici curiosi. Volle comunque conoscere lo scopo dell’intervista e, quando venne a sapere che riguardava una possibile correlazione con la vaccinazione DPT (difterite pertosse tetano), disse immediatamente di non essersi mai accorta di una reazione successiva alla vaccinazione e che non si ricordava nemmeno il giorno in cui Frank era stato vaccinato. Quando le si spiegò che le iniezioni vengono praticate di regola ad intervalli di due, quattro e sei mesi, rispose che secondo lei le vaccinazioni non potevano aver avuto alcun ruolo determinante in merito ai disturbi di Frank. Infatti i suoi sintomi autistici (il ritrarsi emozionale e l’evitamento del contatto oculare) erano già comparsi nel momento in cui aveva compiuto le sei settimane di vita e sull’esattezza di tale data non aveva alcun dubbio. Si trattava di un’informazione sorprendente, per cui le si chiese di controllare ancora una volta il diario relativo all’infanzia di Frank per esserne veramente sicuri. Ci ritelefonò profondamente emozionata un’ora dopo, dicendo che, secondo le indicazioni del diario, la prima iniezione del vaccino DPT era stata praticata a Frank proprio quando aveva sei settimane.

Il caso di Bill Follett (nato nel gennaio del 1972; diagnosi autismo) è simile a quello di Frank. Suo padre non si ricordava di alcuna reazione acuta, ma riferì che suo figlio, alcuni giorni dopo la quarta iniezione di vaccino DPT, era diventato vistosamente distaccato e indifferente verso l’ambiente circostante e che aveva assunto un atteggiamento di rifiuto verso gli altri. Tale stato si era poi trasformato gradualmente in autismo.
David Montgomery (nato nel gennaio del 1975); diagnosi: forma simile all’autismo) manifestò un cambiamento della personalità esattamente nel periodo in cui gli fu praticata l’iniezione del vaccino MPR (morbillo parotite rosolia). Prima di tale vaccinazione si esprimeva con i soliti suoni tipici del ciangottio infantile. Dopo la stessa invece cadde in un mutismo assoluto e presentò degli stati estremi di paura e ansia per ogni forma di cambiamento della routine quotidiana, a causa dei quali si metteva ad urlare con grida convulse.

Anche Herbert Irving (nato nel dicembre del 1981; diagnosi: autismo) evitò, dopo la terza inoculazione di vaccino DPT, ogni contatto con le persone: ‘La terza iniezione costituì la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso. Avrebbe dovuto essere vaccinato già da tempo, ma la data era stata spostata perché aveva mal d’orecchi. Gli fecero l’iniezione appena cessarono i dolori alle orecchie. Era il 2 gennaio: 10 giorni più tardi andammo in vacanza per un paio di settimane. In quel periodo il suo stato di salute peggiorava in continuazione. A casa, una volta rientrati dalle ferie, del tutto indifferente al fatto di vederci o di venir preso in braccio. Prima di quella vaccinazione gli piaceva stare con gli altri bambini e cercava la loro compagnia: li osservava mentre facevano i compiti e quando li guardava rideva tutto contento, oppure seguiva con interesse i loro giochi dal suo box’.

Mary Dorfmann (nata nel marzo del 1965; diagnosi: autismo) ricevette la prima iniezione di vaccino DPT a 18 mesi, quando si trovava in ospedale. Doveva venir operata di strabismo (che probabilmente le era stato provocato dalle vaccinazioni precedenti!). Dopo l’inoculazione del vaccino DPT incominciò a ritrarsi in sé stessa e ad evitare il contatto con le altre persone. I genitori attribuirono tale manifestazione ad un ‘trauma emotivo’ causato secondo loro dalla degenza in ospedale.

Stephen Kennedy (nato nel marzo del 1978; diagnosi: atipica con tendenze autistiche) regredì, sotto vari aspetti, all’età di due anni e mezzo, poco dopo la vaccinazione DPT. Da quel momento non fu più in grado di collegare le parole in maniera logica, incominciò a soffrire di ecolalia e fu colpito anche da rigidità dello sguardo (spasmi con assenza).

Talvolta l’unico segnale di una reazione post-vaccinale è costituito da un cambiamento degli abituali ritmi del sonno del lattante. Le madri, ovviamente, si ricordano con facilità tale evento.

Margaret Atwood (nata nel settembre del 1974; diagnosi: lieve autismo) dopo ogni vaccinazione non ebbe alcuna reazione a livello sintomatologico. La madre, tuttavia, si ricordò che Margaret cambiò i ritmi del sonno all’età di 18 mesi, poco dopo la quarta vaccinazione. A volte, durante la giornata e prima di questa vaccinazione, era solita appisolarsi. Dopo la stessa, invece divenne iperattiva, perse l’abitudine del sonnellino e di notte dormiva pochissimo.

Tommy Garrett (nato nel dicembre del 1977; diagnosi: sviluppo atipico, sindrome autistica) incominciò a scambiare il giorno per la notte e viceversa poco dopo la sua prima vaccinazione.

‘A 15 mesi, poco dopo l’inoculazione dei vaccini MPR e DT e dopo la vaccinazione antipolio, iniziò a modificarsi il suo comportamento. Prima era molto socievole. Parlava già e giocava. Tre giorni dopo le vaccinazioni presentava tutti i seguenti sintomi: ostinazione, iperattività e afflosciamento. Il suo corpo era inerte come quello di un pupazzo floscio di stoffa. Perse la capacità di parlare e di giocare’.
I bambini affetti da sindrome post-encefalica soffrono per la loro incapacità di essere come gli altri: ‘Dopo il secondo richiamo dei vaccini diventò molto difficile nei suoi rapporti con gli altri. Piangeva in continuazione, ma non così come se avesse dei dolori fisici; si comportava invece come se fosse indisposto o si sentisse male. In pratica non è in grado di esprimere a parole ciò che vuol dire. E con i movimenti del corpo è la stessa storia. Sa ad esempio come si fa ad annodare i lacci delle scarpe, ma il suo corpo non reagisce e non compie i movimenti necessari. Allora si agita moltissimo, è molto irritato e scoraggiato’.

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CITAZIONE: Per più di 25 anni è stato ben noto che il vaccino della pertosse è un affidabile adiuvante per la produzione di encefalite allergica sperimentale. Questa encefalomielite allergica sperimentale è mediata da linfociti sensibilizzati piuttosto che da meccanismi di anticorpi del sangue. Il vaccino della pertosse è stato anche usato come adiuvante per ottenere le seguenti patologie autoimmuni sperimentali: tiroidite, miocardite, glomerulonefrite, uveoretinite ed anemia emolitica.


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I livelli IgE di 31 infanti che ebbero gravi complicazioni a seguito di vaccinazione di pertosse sono stati determinati attraverso RIST. I pazienti ebbero convulsioni, encefalite o sintomi di shock anafilattico. 29 su 31 avevano elevati livelli IgE. Il vaccino della pertosse è già noto provocare alterati stati di produzione Ige in roditori di laboratorio.


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Iniezione di vaccino della varicella nella circolazione di maialini di Guinea era accompagnata da sviluppo nel sistema nervoso di disturbi circolatori sub-clinici e di fenomeni distrofici infiammatori di carattere reversibile. Usando un metodo di immunofluorescenza gli antigeni del virus del vaccino è stato rivelato nei neuroni del cervello e del fluido spinale degli animali. Notevoli processi emodinamici e processi distrofici infiammatori furono rivelati nel sistema nervoso di un bambino che era morto di encefalite post-vaccinica; antigeni al virus della varicella furono trovati in varie parti del sistema nervoso.


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Un 12enne, precedentemente sano, mostrò i tipici segni di encefalomielite disseminata acuta 4 giorni dopo la vaccinazione influenzale. La tomografia computerizzata dimostrò un’area sub-corticale di bassa intensità nell’emisfero cerebrale sinistro. Il fluido cerebrospinale conteneva elevati livelli di immunoglobuline, specialmente IgG, ed un rapporto anomalo della catena kappa:lambda. Test cutanei per ipersensibilità alla proteina dell’uovo furono negativi, ma fu osservato un nuovo aumento di immunoglobuline e proteine del fluido cerebrospinale entro 10 giorni dai test cutanei.


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Sono valutati 8 pazienti con infiammazione del sistema nervoso centrale sviluppata entro 10 giorni settimane dalla vaccinazione dell’epatite B.


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