DIVERSITÀ NELLA SENSIBILIZZAZIONE RAZZIALE VERSO I VACCINI E CONSEGUENTE MANIFESTAZIONE DI CNS (CENTRAL NERVOUS SYSTEM PATHOLOGY)

Alcune razze umane sono più soggette a danni neurologici conseguenti a malattie come il morbillo e la pertosse (e anche a vaccinazioni) e ne subiscono in maggior grado le menomazioni intellettive e i relativi disordini comportamentali. In uno studio del 1964 (Baltimora, USA) si dimostrò che la razza nera andava più soggetta ad affezioni in seguito a malattie infettive come la pertosse rispetto alla popolazione bianca; da altri studi è possibile vedere come in questa razza si verifichi una elevata incidenza, rispetto alla bianca, di condizioni patologiche conseguenti ad encefaliti come ad es. l’epilessia e l’asma, in quest’ultimo caso con una proporzione maggiore di 2,5 volte. Anche la dislessia, negli USA, è maggiormente diffusa nella popolazione nera. Tutto ciò sembra indicare che parte del quadro generale delle malattie post vacciniche possa avere ragioni di carattere razziale.

In questa chiave di lettura, è interessante notare come tutti i programmi di vaccinazione dell’OMS siano stati sviluppati inizialmente nel continente Africano: i bambini africani inoltre, date le condizioni generali di miseria, sono soggetti a nascere sotto peso e prematuramente, fatto questo correlabile direttamente alla demielinizzazione del sistema nervoso immaturo soprattutto in conseguenza alla vaccinazione infantile.

A questo punto assistiamo ad un meccanismo abbastanza curioso. È tipico della natura umana il ricorrere a medicine per mitigare situazioni che hanno la loro radice in disturbi psichici: tali droghe, guarda caso, sono fatte pervenire in forme convenienti alle comunità meno abbienti. Inoltre si nota che l’ipersessualità, che spesso si riscontra nei casi di Danno Cerebrale Minimo post vaccinico, è strettamente connesso con il fenomeno della musica rap. Questi paralleli sono senz’altro sorprendenti e, per qualcuno, probabilmente azzardati ma indicano decisamente una possibile tendenza nascosta, insita nei programmi globali di vaccinazione, dietro a quella che viene comunemente definita la “guerra delle medicine”. Naturalmente nessuno avrebbe il coraggio soltanto di immaginare un tale scenario senza una reale e puntuale ricerca alle spalle.
È ovvio, comunque, che la tendenza verso una particolare sensibilizzazione della popolazione nera degli USA sarebbe stata evidente già dai primi momenti dei programmi di vaccinazione di massa, no?

In effetti, nel 1931 il Presidente del Comitato per la Casa Bianca del CDC ( Comitato di Controllo per le Malattie Trasmissibili), George Bigelow osservava come “la mortalità fra i neri e gli indiani d’America fosse maggiore” rispetto ai bianchi e la teorizzava con il fatto che fosse “dovuta prevalentemente alle particolari condizioni di vita piuttosto che a una insita predisposizione”. Che cosa intendeva con insita predisposizione? Sembra quasi che già nel 1931 sapessero che cosa stava succedendo. È un dato di fatto che le persone costrette a vivere in un determinato contesto socioeconomico di malnutrizione, con carenza di vitamina A, manifestino una sintomatologia più acuta nel caso di infezioni da morbillo, in modo particolare se parliamo di “morbillo atipico”. Durante la seria epidemia di questa malattia negli USA, nel 1989, vennero colpiti maggiormente i bambini neri ed ispanici in età prescolare, residenti nelle zone più povere delle città. Anche l’epidemia di morbillo che colpì Chicago, nello stesso anno, rivela statistiche analoghe: più di 2000 furono i soggetti affetti, di cui gli afroamericani erano il 71%, gli ispanici il 23%, mentre il restante 6% colpì la comunità bianca. Più del 32% dei casi interessò bambini al di sotto dei 15 mesi, ben al di sotto dell’età minima per la somministrazione del vaccino e ben al di sotto del periodo di pre-vaccinazione (che va dai 5 ai 9 anni).

La conseguenza di tutto questo fu che il Dipartimento di Salute Pubblica non trovò altro di meglio che abbassare per ben due volte l’età della vaccinazione, portandola così a 6 mesi, il che garantisce purtroppo il massimo danno neurologico da vaccino virale, i disordini comportamentali correlati alle vaccinazioni e l’istituzione di un meccanismo di controllo sociale richiesto a “furor di popolo” nel momento del bisogno. Ecco come vanno le cose. Stranamente lo stesso schema fu seguito durante l’epidemia di morbillo del 1967, e l’epidemia continuò indisturbata. […]

 
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