LA SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ANTIPERTOSSE

Un metodo di ricerca scientifica che si ponga l’obiettivo di dimostrare l’efficacia di una sostanza si può definire sperimentazione se coinvolge un gruppo di prova al quale viene somministrata la sostanza da testare e un gruppo di controllo  al quale viene dato un placebo, consistente in una soluzione di acqua e zucchero o altra sostanza neutra o anche nulla. Come accade troppo spesso, sia la sperimentazione che i risultati vengono falsificati al fine di produrre uno specifico risultato, specialmente quando coloro che sono preposti allo studio sono finanziati da chi è interessato a ben determinati risultati, in barba alla scientificità del metodo. Ovviamente le sperimentazioni o i risultati che ricadono in questa categoria sono completamente invalidati, come pure i lavori che fondano le loro premesse in questi. Nello specifico, i test di sicurezza dovrebbero essere condotti da un organismo indipendente che non abbia nessun collegamento con interessi di parte. Così, tutti i test per determinare il grado di sicurezza dei medicinali o dei vaccini in particolare, condotti o finanziati dai produttori stessi, implicano un chiaro conflitto di interessi rivolto al potenziale profitto: i risultati possono pertanto essere messi sempre in discussione, specialmente di fronte a specifiche controversie relativamente al prodotto in questione. Il vaccino antipertosse, a causa della sue insidiose caratteristiche, rappresenta, in questo senso, un caso emblematico di insabbiamento da parte delle autorità sanitarie.

Gli esperimenti condotti negli USA nel 1931 da parte dell’AMA sembravano indicare l’inefficacia del vaccino, con la conseguente raccomandazione da parte delle autorità preposte per il ritiro del prodotto in quanto inaffidabile. Altri studi sulla capacità del vaccino nel prevenire la pertosse vennero condotti in Gran Bretagna fra il 1942 ed il 1944 fra i bambini che frequentavano gli asili nido e gli ospedali civili: i risultati, pubblicati nel 1945, indicavano l’inefficacia del prodotto, in quanto non vennero riscontrate differenze significative nella gravità dell’incidenza della pertosse fra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati. Nell’Oxfordshire, un altro lavoro dimostrò che la pertosse colpiva una percentuale pari al 12,5% di bambini vaccinati, contro il 14,1% di bambini non vaccinati. Nel 1987, durante un periodo di sorveglianza di 28 mesi sulla persistenza della pertosse nella Nuova Scozia, vennero individuati 526 casi: il 91% di questi aveva ricevuto al minimo 3 dosi di vaccino antipertosse.

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