LE CONTAMINAZIONI DELLE COLTURE DI VACCINO CON IL VIRUS SV-40

Nel 1960 si scoprì che milioni di dosi di vaccino antipolio prodotte agli inizi degli anni ’50, a partire da colture cellulari di reni di scimmia, erano infettate dal Simian Virus N. 40 (SV-40), che fu rilevato sia nel vaccino tipo Salk che in quello Sabin. L’SV-40 è resistente agli effetti neutralizzanti della formalina (un adiuvante germicida, ma anche un potente cancerogeno) che accompagna il vaccino. Questo virus fu trasmesso, tramite la vaccinazione, a milioni di persone: ora fa parte del loro patrimonio genetico.

In effetti l’SV-40 è un tipico esempio di “Polioma Virus a DNA”. I Polioma (parola che indica “molti tumori”) Virus sono causa di infezioni continue, in virtù delle quali vengono distrutti i tessuti, si integrano nel patrimonio genetico dell’organismo che li ospita, hanno la capacità di operare mutazioni nelle cellule, possono riprodursi venendo a contatto con un “virus aiutante”, permettono la replicazione separata del genoma virale, possono generare una risposta immunitaria e possono indurre direttamente forme di tumore maligno. È sorprendente come questi virus, in possesso di un patrimonio genetico così limitato, riescano a produrre danni di questa portata.

Con i Polioma Virus diventa praticamente impossibile rintracciare il genoma virale, una volta che questo si integra al patrimonio genetico dell’organismo ospitante. Così essi può ricomparire qualora le cellule modificate si combinino con altre naturalmente predisposte verso il virus SV-40 o altri Polioma Virus.

Non sono stati condotti molti studi statistici (per ovvi motivi di opportunità) atti a determinare i vari effetti collaterali “a lungo termine” della immunizzazione contro la polio: in ogni caso è oramai noto che i vaccini somministrati agli esseri umani prima del 1962 contenevano il virus SV-40. Questo fu documentato in un articolo di “Science”, una rivista della “American Association for the Advancementof Science” – pubblicato nel 1969 -. L’articolo, del dott. Joseph Fraumeni, dal titolo “Simian Virus 40 in polio vaccine: follow-up of newborn recipients”, sostiene che il virus SV-40 aveva contaminato, senza essere rilevato, i vaccini virali prodotti, prima del 1962, con l’utilizzo di colture cellulari provenienti da tessuti renali di scimmia. In realtà il virus fu scoperto, dal dott. Hillmann, ancora nel 1960 e non si è mai capito né il perché di questi due anni di ritardo nel riconoscimento ufficiale, né i successivi anni di silenzio della comunità scientifica internazionale, fino al 1969.
Abitualmente, la parola “contaminazione”, con riferimento particolare ai vaccini, viene definita come qualche cosa di estraneo al processo di produzione”, non permettendo quindi di comprendere il fatto, peraltro inquietante, che il virus SV-40 esisteva in verità nelle colture utilizzate per la sintesi del vaccino antipolio stesso. L’SV-40 è un virus oncogeno.

Secondo quanto riporta l’articolo di Fraumeni, dal 1960 al 1962 il vaccino antipolio fu sommininistrato in varie forme a circa 1077 neonati presso il “Metropolitan General Hospital” di Clieveland, durante uno studio che avrebbe dovuto accertare la possibilità di indurre una immunità di tipo attivo verso la poliomielite in presenza di anticorpi di origine materna. I bambini nati a termine, furono assegnati, con il consenso dei genitori, ad uno dei sei gruppi di studio: 925 bambini ricevettero un vaccino antipolio orale con virus attenuato. Alcuni di questi ricevettero delle dosi massicce di virus SV-40 dopo poche ore dalla nascita. Ai rimanenti 152 venne iniettato un vaccino antipolio inattivato ad alto dosaggio, con una più bassa concentrazione di SV-40 rispetto al preparato orale.

In seguito, tutti i bambini ricevettero delle dosi di richiamo mediante iniezione di vaccino antipolio da virus attenuato o inattivato (o entrambe le tipologie) che presumibilmente conteneva SV-40.

Occorre precisare che sono stati fatti più tentativi, a partire dal 1964, per conoscere la sorte di questi bambini, ma non è stata una impresa certamente facile, dal momento che si trattava sostanzialmente di famiglie disagiate sotto l’aspetto socioeconomico, con una elevata mobilità sul territorio e, non a caso, prevalentemente di razza nera.

Analizzando questa sperimentazione appare evidente l’assoluta mancanza di logica del metodo: innanzitutto lo scopo dello studio era quello di “stabilire la formazione di anticorpi nei neonati vaccinati”, ma, senza tenere conto della definizione stessa di “studio empirico”, non venne utilizzato nessun “gruppo di controllo”, in modo tale da rendere possibile una simile valutazione.

In secondo luogo, le analisi successive furono condotte a stabilire la mortalità, ma non il complessivo stato di salute dei soggetti vaccinati. Inoltre la scheda predisposta per il consenso dei genitori indicava chiaramente come “non ci fossero dei rischi connessi alla sperimentazione”: nulla veniva indicato circa la composizione dei vaccini o la loro pericolosità.

La domanda che sorge spontanea è quindi: – fu negligenza o incompetenza del ricercatore o piuttosto una chiara e consapevole volontà di osservare degli effetti negativi già noti? -. L’evidenza dei fatti fa propendere per la seconda ipotesi come la più credibile: in questo caso saremo di fronte senza dubbio ad un atto criminale.

L’SV-40 è un virus a DNA. Uno studio su questi virus, portato a termine nel 1966 e pubblicato in una edizione del 1967 della rivista “American Journal of Phatology”, dimostra chiaramente la relazione fra questi e il cancro. Questi virus, contenenti DNA, una volta inoculati in animali da laboratorio appena nati, inducevano tumori. In particolare i virus appartenenti al gruppo dei PAPOVAVIRUS, un polioma dei topi, l’SV-40, e tutti gli ADENOVIRUS sono attualmente riconosciuti come agenti oncogeni (cancerogeni), se testati con questo metodo.

In un articolo di M. A. Israel, “Molecular Cloning of Polyoma Virus DNA in E-Coli”, pubblicato sulla rivista “Science” nel 1979, viene descritto l’utilizzo di polioma del DNA nella clonazione molecolare in E-Coli, con l’intento di produrre virus oncogeni. Sono sufficienti dalle 10 alle 20 particelle di polioma per cellula per produrre una forma tumorale. La ricerca individua una caratteristica insolita per questi virus, ovvero il fatto che i tumori che ne derivano sembrano essere esenti da virus, rendendo praticamente impossibile stabilirne la causa virale. Si stima che nel mondo, più di 500 milioni di persone siano state contaminate con il virus SV-40 grazie ai vaccini.

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