L’SV-40: UNA PARTE INTEGRANTE DEI PRODOTTI DELLA INGEGNERIA GENETICA

Nel produrre una sostanza con l’ausilio dell’ingegneria genetica, un ruolo chiave nel processo è riservato alla sonda, plasmide o vettore, che può essere definito come un tipo particolare di struttura molecolare che permette il passaggio di DNA all’interno del patrimonio genetico dell’organismo utilizzato per produrre geneticamente quella sostanza.

Alcuni degli ultimi ritrovati dell’ingegneria genetica in commercio sono quelli utilizzati nei “vaccini contro l’AIDS”. Molte di queste “sonde vettore” contengono SV-40 o parti di esso, come componenti della propria struttura. L’SV-40 riveste quindi un ruolo attivo molto importante. Passando in rassegna i vari simposi di ingegneria genetica, si scopre la sua importanza come fattore chiave nella ricombinazione dei virus con materiale genetico (ingegneria genetica ricombinante). Grazie alle sue caratteristiche di base, questo derivato è in grado di assimilare con una certa facilità molte altre specie di virus. Nella letteratura scientifica specializzata l’SV-40 viene definito “Plasmide PMV104″, ma non è altro che una escamotage per mascherare la relazione diretta con questo pericolosissimo virus. L’azione di queste sostanze nell’organismo si può paragonare a quella del DMSO (farmaco usato nella cura del cancro), ovvero come quella di un veicolo per il trasporto di altre sostanze all’interno di un sistema cellulare altrimenti ben protetto. Questa può essere una delle ragioni principali che possono spiegare le reazioni avverse e la contemporanea sensibilizzazione verso gli agenti inquinanti presenti nell’ambiente che compaiono dopo una vaccinazione.

A sostegno di questa linea di pensiero c’è un articolo del 6 gennaio 1962, della rivista “Science Newsletter” nel quale si sostiene come i comuni virus presenti nella specie umana agiscano da veicolo nella formazione del cancro grazie alla combinazione con agenti chimici cancerogeni: altri studi hanno confermato questa teoria, secondo la quale, quindi, la presenza di sostanze cancerogene in quantità estremamente basse possono causare la formazione di tumori qualora siano in grado di venire a contatto con particolari virus. Forme tumorali di tipo maligno vennero diagnosticate in una sperimentazione che si basava sull’inoculazione in 5 categorie di topi con virus quali l’ECH09, il B-4, il Coxsackie e il Poliovirus-2. Il report di questa sperimentazione indicava come taluni virus possono “attivare2 altre sostanze cancerogene come DMBA, AF e DBA, oltre alle sostanze chimiche presenti nell’ambiente.

 
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