MALATTIE CAUSATE DALLE SOSTANZE CHIMICHE PRESENTI NEI VACCINI

Fra il 1940 ed il 1955 si venne a sapere che i bambini che erano stati vaccinati recentemente contro la pertosse erano soggetti a contrarre la polio paralitica in misura crescente rispetto a coloro che non erano stati vaccinati contro questa malattia. Durante l’epidemia di polio in Minnesota, nel 1946 ben 85 bambini furono colpiti dalla malattia: 35 di essi avevano ricevuto di recente il vaccino antipertosse (da 5 a 19 giorni prima) e gli arti nei quali era stata fatta l’iniezione risultarono paralizzati nel 58% dei bambini che avevano contratto la polio. Nel 1949, il rischio di contrarre la polio paralitica infantile era 4 volte maggiore nei soggetti che avevano ricevuto il vaccino DP (Difterite – Pertosse) entro le 6 settimane precedenti l’esposizione al virus: questi dati furono raccolti comparando il gruppo dei bambini vaccinati con un gruppo di controllo non vaccinato. Nel 1953, una ricerca effettuata su un’epidemia di polio verificatasi in alcune isole del Pacifico dimostrò come i bambini che avevano ricevuto iniezioni settimanali di una soluzione di mercurio, arsenico e bismuto per combattere una infestazione di spirochete avessero successivamente sviluppato la polio in un rapporto 10:1 rispetto a quelli che non avevano ricevuto il trattamento.

Nel 1954, uno studio intitolato “Fattori scatenanti e localizzanti nella poliomielite”, condotto da Trueta e Hodes e pubblicato sulla rivista The Lancet, delinea le ricerche condotte a partire dall’inizio del 1900 sui diversi fattori che sembravano aumentare la gravità delle poliomieliti, ovvero che determinavano la loro localizzazione in aree specifiche del sistema nervoso. Già negli anni ’20 i ricercatori ritevano che il virus della polio potesse migrare attraverso l’organismo attraverso il sistema della circolazione sanguigna. Questo breve accenno indusse Trueta e Hodes a condurre i loro studi ipotizzando che il fattore che determina la gravità e la localizzazione della polio poteva in qualche modo trasferirsi dai vasi sanguigni nel sistema nervoso, aumentando la permeabilità della barriera fra sangue e cervello, permettendo in tal modo al virus della polio di accedere con maggiore facilità sia al cervello che al sistema nervoso centrale. Gli esperimenti con la formalina e le altre sostanze chimiche utilizzate nei vaccini dimostrano la congestione dei vasi sanguigni nelle zone corrispondenti alla localizzazione della paralisi: queste ricerche ed i lavori successivi hanno confermato la proprietà di queste sostanze chimiche di aumentare la gravità della malattia e le probabilità di decesso, in funzione anche del batterio o virus che viene iniettato contemporaneamente con il vaccino.

Uno studio successivo, del 1954, da parte del Consiglio delle Ricerche Mediche della Gran Bretagna, rivelò che il vaccino DP, specialmente quello ottenuto per precipitazione grazie ai sali e idrossidi di alluminio, predisponeva i bambini a contrarre la polio paralitica. Nel 1957, l’eminente biologo Dubos dimostrò che l’iniezione di vaccino antipertosse o di micobatterio ucciso nelle cavie di laboratorio infettate alcuni mesi prima con piccole dosi dello stesso batterio causava una moltiplicazione batterica esplosiva: in altre parole, il vaccino contro la pertosse è in grado di accelerare delle forme di infezione latente verso infezioni acute vere e proprie. Dal momento che non si ritiene di esaminare in modo completo coloro che vengono vaccinati, non è possibile individuare qualsiasi forma di infezione latente che può essere in tal modo risvegliata dal vaccino stesso, dalle sostanze chimiche e dagli antibiotici che li accompagnano.

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