MALATTIE EPIDEMICHE DELLE SCIMMIE

Le scimmie sono state indubbiamente le creature maggiormente utilizzate per la sperimentazione animale di medicinali destinati all’uomo: non sorprende pertanto che nei laboratori di ricerca di tutto il mondo siano aumentati i casi di cancro particolarmente cruenti in questi animali. La rivista “Journal of the American Veterinary Association”, riporta una sperimentazione mascherata da studio sulla malaria, nella quale del sangue umano affetto da leucemia fu iniettato a dei gibboni: si osservò come la diffusione del virus e la gravità delle manifestazioni della malattia aumentassero di pari passo al trattamento di un numero sempre maggiore di animali. Nel periodo 1969-’73 una epidemia di leucemia congenita interessò circa 900 babbuini Amadriadi in una stazione di sperimentazione animale della Georgia Sovietica. Successivamente queste stesse scimmie vennero inviate ai laboratori della Litton Bionetics, presso Kensington (Maryland, USA) dove si raggiunse un tale livello di contaminazione che persino l’NCI (National Cancer Institute) lo definì, in un articolo del “Science Journal” (1979) “Totalmente Irresponsabile”. Altri episodi analoghi vennero alla luce in un altro laboratorio collegato alla Litton, il famigerato Frederick Cancer Research Centre. Nel 1971 ed ancora nel 1973, alcuni ricercatori si dichiararono “sorpresi” per la diffusione di due epidemie di leucemia scoppiate “inaspettatamente” fra dei gibboni, presso il Medical Research laboratory di Seato a Bangkok, in Tailandia.

Dal novembre 1969 allo stesso mese del 1982 si diffuse fra i primati a livello mondiale, una malattia infettiva paragonabile all’AIDS, che si manifestava con i seguenti sintomi: dolori ai linfonodi, ingrossamento della milza, febbre, diarrea, perdita di peso ed infezioni da microrganismi.

Questi scienziati erano perfettamente al corrente del fatto che la trasmissione di un virus da una specie animale, che lo ospita naturalmente, ad un’altra verso cui è estraneo, causa mutazioni genetiche e un forte aumento della virulenza del virus medesimo: essi condussero ugualmente queste sperimentazioni, con totale disprezzo dei rischi per la comunità mondiale. Nel Centro Ricerche sui primati di Beaverton, nell’Oregon, la popolazione di macachi tra il 1978 ed il 1983, contrasse ciò che gli scienziati definirono “l’AIDS delle scimmie”. Il picco più alto dell’epidemia ci fu nel 1980, all’inizio dell’amministrazione Reagan Bush. Tutti conoscono oramai l’incidente di “Ebola” di Reston, raccontato nel libro “The Hot Zone”, [Richard Preston, 1995 – 422 pagine – Anchor Books/Doubleday; ISBN 0385479565].

 

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