MANIPOLAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE E POSSIBILI CONTAMINAZIONI BATTERICHE DEL VACCINO

Le autorità sanitarie inglesi, in disaccordo con la mancata attuazione del programma vaccinale contro la pertosse, decisero di condurre una sperimentazione di massa su un campione di 8.000 bambini. A metà di questi, i soggetti destinati al test, venne iniettato il vaccino. Al gruppo di controllo, contrariamente alla norma, venne somministrata una iniezione che conteneva 4 forme batteriche, pur caratterizzandolo con l’etichetta di “gruppo non vaccinato”. Il 20% dei bambini di ciascun gruppo venne monitorato continuativamente da 24 a 72 ore dalla vaccinazione. Vennero registrate le sole reazioni del gruppo vaccinato: le reazioni sistemiche e locali del gruppo di controllo furono ignorate. L’incidenza della malattia fu del 18,2% nel gruppo di prova e dell’87,3% in quello di controllo: ovviamente il gruppo di controllo non rispondeva esattamente alle prerogative caratteristiche che avrebbe dovuto avere, dal momento che era stato “vaccinato” con una miscela di batteri che avevano agito in qualità di proteine estranee, abbassando artificialmente la resistenza all’infezione e producendo un risultato finale che doveva dimostrare come questo gruppo “non vaccinato” fosse maggiormente predisposto a contrarre la pertosse rispetto a quello di prova.

Nel 1986 le autorità sanitarie svedesi condussero una sperimentazione con vaccino antipertosse acellulare giapponese, su un campione di 3.800 bambini di età compresa fra 6 e 11 mesi. Anche in questo caso i bambini furono divisi in due gruppi di 1.400 unità ai quali vennero somministrati due vaccini sperimentali, ed in un terzo gruppo di 950 neonati, il gruppo di controllo, al quale doveva essere somministrato il “placebo”. In realtà il “placebo”, invece di essere una sostanza neutra, consisteva in una miscela di fissativo dei tessuti, formalina, un conservante battericida a base di mercurio come il thimerosal, e fosfato di alluminio. Tutte queste sostanze chimiche costituiscono un substrato presente nella maggior parte dei preparati vaccinali; in altre parole costituiva la soluzione vaccinale senza il batterio della pertosse. In questo modo furono costituiti 3 gruppi: V1 (vaccino 1), V2 (vaccino 2) e P1 (placebo 1).

Nelle 24 ore successive l’iniezione si manifestarono sintomi quali vomito sistematico (mediamente 4%), febbre (5,4%) e sonnolenza (6,7%) in tutti e tre i gruppi: questo risultato fu molto interessante, in quanto indicava che il substrato chimico a base di formalina, thimerosal e fosfato di alluminio era in grado, da solo, di provocare dei sintomi neurologici. Vomito, pianto persistente e sonnolenza indicano generalmente una infiammazione cerebrale o una encefalite. Durante un periodo di osservazione di questi gruppi, che durò all’incirca 15 mesi, si osservò come non ci fosse una correlazione fra la concentrazione di anticorpi presente nel siero post vaccinazione e la conseguente presunta protezione verso la pertosse. Le autorità svedesi ne conclusero che il meccanismo biologico di protezione del vaccino rimaneva sconosciuto e che pertanto occorrevano ulteriori studi per accertarlo. È chiaro comunque che è possibile andare ben oltre questa valutazione, affermando che il substrato contenente i composti di mercurio ed alluminio e la formalina è in grado di produrre danni a livello neurologico nei bambini in cui il sistema nervoso è ancora in via di formazione ed è quindi ancora non sufficientemente protetto: il batterio della pertosse aggrava semplicemente la reazione successiva e trae vantaggio dalla situazione patologica creata da queste sostanze

 

 
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