ORTODOSSIA DELLE REAZIONI AVVERSE DEL VACCINO ANTIROSOLIA

“I vaccini possono sviluppare reazioni avverse che vanno da una lieve febbricola, alle infiammazioni cutanee e alle linfoadenopatie.
Si stima che circa il 40% dei vaccini utilizzati, in gran parte sperimentali, siano associati a patologie di vario genere. Antralgia e artriti transitorie sono quelle segnalate con maggiore frequenza e tendenzialmente con maggiore sensibilità nelle donne piuttosto che nei bambini. Si lamentano neuriti periferiche transitorie, come parestesie e dolori alle braccia ed alle gambe. Il rischio di contrarre tali patologia non aumenta nel caso di persone già immuni all’atto della vaccinazione.

Il virus del vaccino non si trasmette dalle persone vaccinate verso le gestanti con le quali possono venire in contatto. Il vaccino contro la rosolia non dovrebbe essere somministrato a donne in gravidanza, né una donna dovrebbe entrare in gravidanza nei tre mesi successivi alla vaccinazione a causa del rischio teorico di sviluppare il feto durante lo sviluppo dell’infezione causata dal vaccino.
In base a studi americani ed internazionali, il Ministero della Sanità degli Stati Uniti ha stabilito che il rischio di malformazioni nel feto associato alla vaccinazione è talmente basso da essere considerato “trascurabile”.

La somministrazione del vaccino antirosolia durante la gravidanza non costituisce normalmente una ragione per interrompere la gravidanza.
La risposta verso il vaccino antirosolia da virus vivo può essere più elevata in soggetti affetti da malattie da immunodeficienza e grazie alla soppressione della risposta immunitaria che si verifica nei casi di leucemia, linfoma, e in generale di malattie tumorali maligne, terapie con cortisonici, anti metabolici e radiazioni. I pazienti che si trovano in tali condizioni non dovrebbero essere vaccinati con il vaccino antirosolia.

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