ORTODOSSIA SULLA PAROTITE

Premessa: quando parlano di Ortodossia gli autori si riferiscono a quanto la scienza ufficiale riporta in merito alla definizione della malattia, alle sue conseguenze e ai “pregi” della vaccinazione, una sorta di legittimazione del vaccino che serve, in definitiva, per una tranquilla accettazione del prodotto da parte dei genitori i quali sono guidati in questa “scelta” (quando possono) dalla convinzione che ciò rappresenti un “bene” per i propri figli. La conoscenza di queste definizioni è necessaria per poter comprendere la struttura del paradigma vaccinale e quindi per poterlo confutare a ragion veduta. (n.d.t.).

“La parotite è una malattia che interessa prevalentemente i bambini in età scolare. La vaccinazione contro questa malattia non è un requisito per l’ammissione alle comunità. I bambini, gli adolescenti e gli adulti suscettibili alla malattia dovrebbero essere vaccinati con una singola dose di vaccino, salvo controindicazioni specifiche. Dovrebbe essere presa in considerazione la vaccinazione MMR. Il vaccino antiparotite può assumere un particolare valore per i ragazzi che stanno per entrare nella pubertà e per adolescenti e adulti, specialmente maschi, che non abbiano sviluppato la malattia in età scolare. Tutte le persone possono essere considerate suscettibili alla malattia, a meno che non documentino precedenti vaccinazioni o non abbiano avuto una diagnosi medica di parotite dopo il primo anno di età o, infine, non siano in grado di presentare un’evidenza di laboratorio di immunità acquisita. Molte persone, negli USA, riceveranno due dosi di vaccino antiparotite a fronte di un nuovo programma vaccinale che fa uso di vaccino MMR, raccomandato per il controllo dell’infezione.

Data l’assenza di dati che evidenziano qualsiasi tipo di rischio di reazioni allergiche locali o sistemiche in persone che abbiano precedentemente ricevuto il vaccino o abbiano sviluppato naturalmente la parotite qualora vengano vaccinate con vaccino da virus vivo, non si rendono necessari test preventivi di controllo per determinare una eventuale sensibilizzazione verso il preparato”.

 

 
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