PERTOSSE O TOSSE ASININA

Questa è la classica situazione in cui l’analisi del paradigma vaccinale nel suo insieme diventa veramente interessante. La pertosse è una malattia infettiva infantile causata dalla presenza nell’organismo di un batterio noto con il nome di Bordetella pertussis. È caratterizzata da una tosse spastica che consiste in una breve ma intensa espirazione (come un’esplosione) seguita da una lunga inspirazione, spesso accompagnata da vomito, ed espulsione di tappi di mucosa provenienti dalle vie respiratorie. La tosse assume il suono caratteristico “del raglio dell’asino”. La durata tipica della malattia è di 6 settimane, indipendentemente dai trattamenti applicati. Le complicazioni possono essere emorragie cerebrali, febbre, convulsioni, danni cerebrali, polmonite, enfisema, collasso polmonare: la malattia può essere fatale. La malattia è una comune malattia infantile, anche se la sua gravità sembra però essere diminuita in qualche misura nel tempo: prima del 1940 era affetta la gran parte dei bambini, in varie forme. Attualmente si possono registrare ancora diverse migliaia di casi all’anno. Tra il 1976 ed il 1985 i decessi causati dalla malattia sono stati mediamente da 4 ad 11 per anno. Per un genitore, l’esperienza di una pertosse vissuta dal proprio bambino può essere terrificante, come noi tutti possiamo immaginare. […]

Sono tanti i libri scritti a riguardo del vaccino antipertosse, specialmente per ciò che riguarda il vaccino trivalente ‘DPT’ (Difterite, Pertosse, Tetano). Moltissime reazioni avverse da vaccino, raccolte nel National Registry (USA), interessano questo tipo di vaccino DPT: il vaccino DPT è accusato di provocare diverse forme di MBD (Minimum Brain Damage – Danno Cerebrale Minimo) più o meno in tutti i bambini trattati ed è in definitiva il più importante cofattore vaccinale nella significativa ondata di comportamenti aberranti che sta caratterizzando le ultime generazioni, anche a causa delle modificazioni genetiche che è in grado di indurre. Vedremo nel seguito come ciò possa accadere.
Al vaccino antipertosse viene attribuita storicamente una chiara responsabilità nel provocare disturbi a livello cerebrale, che possono andare da manifestazioni apparentemente impercettibili capaci di evolversi successivamente in sintomatologie gravi, a forme molto gravi, ritardi mentali finanche al decesso. Questo tipo di vaccino può produrre disturbi dell’apprendimento, del livello di attenzione e comportamentali in genere e molte altre reazioni avverse che possono manifestarsi anche dopo molti anni. Ciò rende difficile poter associare dal punto di vista temporale causa ed effetto, almeno agli occhi dell’ortodossia medica e questa è, molto spesso, la ragione per cui si continua a giustificare la somministrazione di vaccini pericolosi. Infatti, dal momento in cui viene stabilito, unilateralmente, un tempo limite per riportare quanto accaduto prima della manifestazione dei sintomi finali, si crea ad arte un intervallo temporale nel quale è possibile ridurre la reale portata delle reazioni avverse da vaccino, disconoscendo in tal modo qualsiasi legame con la malattia.

Tipicamente si manifesta una crisi iniziale subito dopo l’iniezione, seguita da successivi attacchi che possono continuare per alcune settimane: in questi casi possiamo rilevare nei mesi o negli anni a seguire un ritardo mentale o motorio. Uno studio molto importante fu condotto in Gran Bretagna durante il periodo 1976/1979, definito “Studio Nazionale sull’Encefalopatia Infantile”, in seguito alle crescenti perplessità che questo tipo di vaccino stava creando. L’idea di principio era quella di accertare i rischi connessi con la vaccinazione antipertosse mediante l’analisi dei casi in cui i soggetti vaccinati avevano dovuto ricorrere successivamente a cure ospedaliere. Alla fine, la risposta dell’ortodossia medica per derimere la controversia fu che: “i vaccini avevano prodotto dei sintomi che si sarebbero manifestati comunque” . […]

 
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