TRASFORMAZIONI CELLULARI MALIGNE CAUSATE DA DNA ESTRANEO

Esiste l’evidenza che la libera circolazione di DNA estraneo all’interno di un organismo vivente può causare tumori maligni. Nel numero 51 della rivista “International Review of Cytology”, 1977, Anker e Stroun discutevano dei possibili effetti di DNA estraneo verso la trasformazione delle cellule in forme cancerogene maligne. Quando del DNA estraneo viene trascritto in una cellula di un organismo diverso dall’originale, “l’evento biologico è messo in relazione all’assorbimento da parte delle cellule stesse di DNA batterico rilasciato spontaneamente, così da suggerire l’esistenza di DNA circolante. In questo senso è stata postulata la possibilità che il DNA circolante” sia oncogenico.

La scoperta, nel 1975, che i virus cancerogeni presenti negli animali avevano un particolare enzima chiamato TRASCRIPTASI INVERSA, fece diventare la questione ancora più interessante: questo tipo di virus vengono chiamati anche “RNA virus”. Quando un virus presenta l’enzima della trascriptasi inversa nella sua struttura, ha la capacità di sintetizzare elementi di DNA, i quali si integrano facilmente con il DNA delle cellule ospitanti infettate. Alcuni studi del dott. Robert Simpson della “Rutger University”, indicano che anche gli RNA virus non cancerogeni sono in grado di creare DNA anche in assenza dell’enzima della trascriptasi inversa. Il DNA formatosi in tali condizioni viene definito PROVIRUS. È noto che alcuni virus non cancerogeni hanno la possibilità di sopravvivere per un lungo periodo (anni) nelle cellule allo stato di PROVIRUS, senza causare apparentemente alcuna malattia. In altre parole essi rimangono latenti. Alcuni esempi di RNA virus comuni, che non causano di per sé forme cancerogene ma hanno la possibilità di creare PROVIRUS, sono quelli dell’influenza, del morbillo, della parotite e della polio.

Il 22 ottobre 1967, la rivista “British Medical Journal” (BMJ) pubblicò un articolo nel quale alcuni scienziati tedeschi rivelarono come alcuni casi di sclerosi multipla (MS) sembravano essere stati provocatati dalla vaccinazione contro vaiolo, tifo, tetano, polio, tubercolosi e difterite. In precedenza, nel 1965, Zintchenko riportava 12 casi di MS evidenziatasi dopo un ciclo di vaccinazione antirabbica.

Ricordiamo ancora che tra il 1950 e il 1970, milioni di persone in tutto il mondo furono vaccinate, tramite iniezione, con vaccini antipolio contenenti il virus SV-40 derivante da cellule di reni di scimmie contaminate, utilizzate nella coltura dei vaccini stessi. È praticamente IMPOSSIBILE rimuovere i virus animali dalle colture dei vaccini. Ricordiamo inoltre che il virus SV-40 (il quarantesimo virus scoperto nei tessuti di scimmia) è un VIRUS CANCEROGENO.

I programmi di immunizzazione contro influenza, morbillo, parotite e polio sono in effetti una INSEMINAZIONE umana con RNA con formazione di PROVIRUS latenti per lunghi periodi nell’organismo, salvo risvegliarsi in un particolare momento della vita. La sindrome da post-polio è sicuramente un ottimo esempio di questo problema. Altri esempi sono le cosiddette malattie mesenchimatiche e del collagene, come le artriti reumatoidi, le sclerosi multiple e i lupus erimatosi, nelle quali il sistema immunitario crea anticorpi verso i tessuti del proprio organismo, tessuti che sono stati impregnati da materiale genetico estraneo.

Secondo quanto pubblicato in un numero speciale della rivista “Postgraduate Medicine” del maggio 1962, “sebbene un organismo non crei in genere degli anticorpi verso i propri tessuti, sembrerebbe che una lieve modificazione delle caratteristiche antigeniche dei tessuti possa renderli estranei nei confronti del sistema immunitario, giustificando così la formazione di anticorpi specifici. Due anni dopo, nel 1964, vennero condotti alcuni studi sul polioma virus e si dimostrò come il materiale genetico proprio del DNA di tale virus fosse la causa della mutazione maligna di una coltura di cellule embrionali di criceto [Journal of American Medical Association, Nov. 23, 1964].

Anche i comuni virus ritenuti non cancerogeni, inclusi quelli dei vaccini contro il vaiolo e il polio virus 2 possono comportarsi come “agenti cancerogeni”. Questa affermazione trova riscontro in una pubblicazione di “Science” del 15 dicembre 1961, dove troviamo espressamente indicato che “questi comuni virus agiscono da catalizzatori della formazione cancerosa quando vengano somministrati alle cavie in combinazione a composti organici notoriamente cancerogeni ma in concentrazioni troppo basse da poter indurre la malattia se somministrate singolarmente”. Tutto ciò significa che alcune vaccinazioni possono indurre tumori nel caso si realizzi la concomitanza con fattori ambientali sfavorevoli, come possono essere ad esempio il crescente inquinamento industriale, il contatto con prodotti tossici come i pesticidi derivanti da lavorazioni agroalimentari.

Naturalmente queste informazioni vengono tenute nascoste all’opinione pubblica che si chiede il significato di operazioni condotte da organismi come la FDA, l’EPA e le industrie agro alimentari consistenti nell’approvare sia prodotti di consumo alimentare contenenti quantità minime di inquinanti che emissioni controllate degli stessi da parte delle industrie in genere (nell’acqua e nell’aria). Queste correlazioni NON SONO RESE PUBBLICHE, per proteggere l’industria Chimica, per la stessa sopravvivenza dell’NCI e della sempre più crescente “Industria del Cancro”, la quale continua a promuovere in modo fraudolento le pubbliche donazioni, giustificando così la propria esistenza.
D’altra parte è stato ammesso che la vaccinazione antipolio ha causato il 100% dei casi di polio negli USA dal 1980 e la maggior parte dei casi di polio paralitica fin dal 1972 [“Science”, 4 aprile 1977]. L’ipotesi più agghiacciante è che i vaccini Salk e Sabin, prodotti da colture cellulari di tessuti renali di scimmia, siano stati anche responsabili del maggiore incremento di casi di leucemia.

Partendo dalla considerazione che tali conoscenze sono oramai acquisite da più di 20 anni negli ambienti scientifici, l’uso di virus, batteri ed in genere di colture cellulari derivanti da tessuti animali per le campagne di vaccinazione di massa costituisce una esposizione al rischio creata INTENZIONALMENTE. Gli effetti finali sulla mappa di genotipi originali della specie umana è difficilmente valutabile, ma sicuramente l’esito non potrà essere che NEGATIVO. Permettere l’inseminazione di provirus latenti negli organismi umani in modo consapevole non può significare altro che creare un “mercato per il futuro” alle case farmaceutiche: questo è un reato di proporzioni incommensurabili, un GENOCIDIO, un CRIMINE CONTRO L’UMANITA’.

La presenza di virus latenti e di proteine estranee nell’organismo umano e la loro relazione con malattie croniche e degenerative fu indicata anche dal dott. Robert Sympson della Rutger University, nel 1976: durante un seminario della American Cancer Society, rivolgendosi ai congressisti disse: – “questi provirus potrebbero essere definiti come delle molecole alla ricerca di una malattia” -. Il dott. Wendell Winters, un virologo dell’università della California, parlando delle vaccinazioni, disse: – “le immunizzazioni possono causare mutazioni nei virus lenti e nei meccanismi del DNA” -.

Sebbene le cellule “ospitanti” funzionino più o meno bene in condizioni normali possono improvvisamente iniziare a sintetizzare proteine virali sotto l’influsso di DNA virale, creando le premesse per lo sviluppo di malattie autoimmunitarie , incluse quelle del sistema nervoso centrale che purtroppo stanno caratterizzando con sempre maggior peso lo scenario dei comportamenti socialmente alterati.

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