IL RUOLO DEL SINDACO

Il Ruolo del Sindaco nell’attuale contingenza (L. 119/2017)

In questo momento di contingenza è anche opportuno inviare al sindaco – come singoli o come gruppi di genitori – una Lettera Raccomandata per il suo coinvolgimento diretto nel farsi carico della “polis” e quindi del benessere e della crescita di TUTTI i suoi cittadini, senza discriminazione e ghettizzazione alcuna, soprattutto in totale assenza di situazioni di emergenza.
Lo scopo è quello di organizzare in breve tempo incontri continui sul territorio con i Sindaci e le Autorità comunali preposte, le scuole e gli istituti.

Accompagnare sempre le proprie comunicazioni con documentazione utile a supporto, ovvero articoli di interesse, lavori svolti dalle associazioni (ad es. i documenti presentati alle istituzioni durante i lavori delle commissioni) e che trovare nei siti ufficiali. Servono ad approfondire l’argomento e renderlo oggettivo, al di là di ogni speculazione mediatica, slogan o ripetizione ossessiva di concetti fuorvianti come l’immunità di gregge o il senso diffuso del pericolo di malattie infettive che seguono il loro corso normale, periodicamente, da sempre.

Tutto questo carico epistolare e relativo all’Obiezione PRATICATA, servirà appunto per la tutela in sede scolastica e per le comunità infantili. Al momento servirà a fare in modo che i Sindaci AL PIU’ PRESTO prendano atto che nel loro territorio c’è una larghissima fetta di cittadini che protestano e che si presenteranno nelle strutture per reclamare i propri diritti costituzionali.

Molti SINDACI ci hanno proprio chiesto chiaramente di DARE questi segnali sul territorio AL PIU’ PRESTO, perché E’ IN QUESTI GIORNI che si gioca la partita all’interno dei Comuni.

Parimenti hanno preso contatto con noi Scuole, Asili, Direttori, Insegnanti, Educatori … per praticare anch’essi una forma di OBIEZIONE, cosa peraltro possibile: su questo ci stiamo lavorando. Questa categoria è veramente l’anello debole della catena e rappresenta al tempo stesso una grande RISORSA per allargare il concetto di OBIEZIONE ATTIVA a tutto il sistema che la legge 119/2017 vorrebbe invece ingessare ai propri principi fallaci.

Vi proponiamo di seguito un modello di lettera sviluppato dai nostri referenti in Emilia Romagna e Liguria, in collaborazione con i comitati dei genitori locali: prendete spunto e confezionate vostri modelli analoghi per inviare AL PIÙ PRESTO i sindaci dei vostri comuni ad un incontro.

Vi forniamo anche materiale a supporto che potrete accompagnare come allegato alle vostre missive o portare con voi agli incontri e consegnare ai convenuti per informare e confrontarvi.

Generalità

Normalmente i Sindaci, che rappresentano la massima autorità sanitaria locale, si avvalgono, anche attraverso gli assessorati competenti, delle AZIENDA SANITARIA come organismo tecnico in materia sanitaria. Tendono pertanto ad avvallare le scelte di politica sanitaria che queste propongono e che arrivano comunque da direttive centrali (Ministero). Proprio perché il Sindaco non è un “tecnico” è sicuramente una personalità importante sul piano della messa in discussione della norma, con argomentazioni che trovano la loro essenza sul piano politico. Teniamo sempre presente che:

  1. Il Sindaco non è un funzionario di carriera ma soggetto alle elezioni, quindi attento a non fare niente di antipatico, soprattutto nei piccoli comuni.
  2. Se gli forniamo degli argomenti per resistere alle pressioni delle istituzioni sanitarie, non può non usarli: quindi il sindaco di solito non è un avversario ma un alleato, tanto più se informato correttamente sugli aspetti che normalmente non conosce.

Un sano e corretto rapporto con le istituzioni locali, sommato ad una attività serrata del movimento per l’obiezione attraverso l’applicazione delle procedure suggerite in questo manuale possono creare un terreno culturale favorevole agli obiettori. Come conseguenza positiva potremo avere dei pronunciamenti favorevoli da parte delle stesse autorità comunali di fronte ai ricorsi avverso le sanzioni amministrative.

SITUAZIONI PARTICOLARI

Può succedere che il Sindaco, se non completamente informato sulla natura dell’obiezione di coscienza dei genitori, soprattutto se pressato dall’AZIENDA SANITARIA, prenda dei provvedimenti ostili alla famiglia, emettendo una ordinanza di vaccinazione. È una situazione piuttosto rara perché normalmente l’AZIENDA SANITARIA procede d’ufficio contro i genitori con i mezzi che le sono consentiti dalla legge.

Per evitarlo è bene agire d’anticipo incontrando il Sindaco stesso in via preliminare (come segnalato) e, qualora si venisse a conoscenza dell’intenzione del Sindaco di emettere l’ordinanza si può cercare di prevenirla inviando una lettera allo stesso che ne dimostri l’illegittimità, chiedendo nel contempo un incontro.

Non è conveniente assumere un atteggiamento polemico e di contrasto con il Sindaco, bensì un atteggiamento costruttivo e rivolto alla soluzione ragionevole del problema, che deve sempre mantenere fermo l’obiettivo principale, ovvero la salute del minore.

L’ORDINANZA

L’ordinanza è uno strumento (art. 38 L. 142/90 di riforma dei Comuni e leggi regionali) creato per i casi di pericolo igienico sanitario non regolato da norme precise. Nel caso in questione si applica la L. 689/81 che prevede già sanzioni pecuniarie a carico dei genitori e quindi non è possibile aggiungere ulteriori balzelli.

La mancata vaccinazione è un illecito amministrativo, e non è possibile trasformarla in penale attraverso un’ipotetica all’eventuale disobbedienza verso l’ordinanza del Sindaco.

Se l’ordinanza è già stata emessa con le stesse motivazioni citate nel paragrafo precedente, potete chiederne la revoca direttamente al Sindaco o, in subordine, chiederne l’annullamento al Prefetto che rappresenta in questo caso un organo superiore al Sindaco nella stessa proporzione che c’è fra Comune e Provincia.

Si ribadisce che questo è un iter ormai alquanto raro e, nel caso si verificasse la necessità di applicarlo, consigliamo di rivolgersi prima alle associazioni locali o direttamente ad un avvocato esperto in materia.

E’ possibile inoltre fare ricorso amministrativo al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) e successivamente al Consiglio di Stato. Mentre le prime due istanze non costano niente (Sindaco e Prefetto), quella al TAR comporta dei costi notevoli ed è quindi sconsigliabile, soprattutto se si tratta di iniziative isolate e quindi senza alcuna risonanza positiva (ricordiamoci che le azioni legali “nascoste” non servono a creare “opinione” intorno al movimento dell’obiezione di coscienza e quindi rischiano di diventare fine a se stesse).

DENUNCIA PENALE: UN ATTO ILLEGITTIMO

Può succedere che l’AZIENDA SANITARIA o il Sindaco procedano verso i genitori per violazione dell’art. 260 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie (diffusione di malattie infettive). Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un atto illegittimo.

La Sentenza di Cassazione n. 1625 del 15/3/69 afferma che l’articolo in questione è applicabile solo nel caso di epidemia dichiarata in atto dall’autorità (Prefetto). Basta quindi rispondere sempre con Raccomandata in questi termini: se ci si trovasse di fronte ad una insistenza inopportuna della controparte è bene a questo punto farsi assistere da un legale perché saremo in una condizione di chiara iniziativa intimidatoria e sfortunatamente un semplice cittadino non ha ulteriori armi per potersi difendere. Cercate possibilmente sempre un legale vicino alle associazioni locali di riferimento.

L’AZIENDA SANITARIA PUÒ SOLLECITARE IL SINDACO?

Si tratta del caso specifico di un sollecito al pagamento per una sanzione amministrativa comminata a genitori inadempienti alla vaccinazione pediatrica, da parte di una AZIENDA SANITARIA verso il Sindaco. Possiamo considerare legittimo un tale comportamento?

Il comportamento dell’AZIENDA SANITARIA che addirittura solleciti il Sindaco ad intimare ed ottenere il pagamento della sanzione amministrativa, è del tutto inopportuno, visto che all’emanazione della sanzione ed alla sua notifica ai genitori, consegue tutta una serie di norme ben chiare e stabilite, vale a dire: termini per impugnare, termini per pagare, possibilità di essere sentiti, ecc.

Pertanto l’AZIENDA SANITARIA non può in alcun modo interferire con tali procedure né tanto meno con il sacro diritto di difesa dei genitori. Si consideri inoltre che il Sindaco è il superiore gerarchico dell’AZIENDA SANITARIA; sembra piuttosto singolare che sia il “sergente a sollecitare il generale”!

Caso diverso potrebbe essere se il Sindaco sia omissivo e non faccia più nulla dopo avere ricevuto il ricorso dei genitori. Ma anche qui spetta solo al Sindaco decidere entro cinque anni se fare o no l’Ordinanza – Ingiunzione, e nessuno può sollecitarlo al proposito.

I COMUNI POSSONO ARCHIVIARE LE RICHIESTE DI ORDINANZA DELLE AZIENDA SANITARIA

Il comune di Tavullia (PU) – così come molti altri della zona – hanno ordinato l’archiviazione dei verbali della locale AUSL N. 1 di Pesaro, Dipartimento prevenzione SISP a carico dei genitori di un minore non sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie successive al primo ciclo dopo che questi aveva manifestato disturbi correlabili, secondo le testimonianze dei genitori stessi, alle prime dosi dei vaccini obbligatori e sulla base degli artt. 18 e 24 della L. 689/81, del DPR n. 320 del 8.2.54, e artt. 107 e 109 del D.Lgs. 267/2000 e art. 70, 6° comma del D.Lgs. 165/2001.

Contro le richieste dell’AUSL che imputava ai genitori le classiche violazioni delle L. 292 del 5.3.63 (antidifterica e antitetanica), L. 51 del 4.2.66 (antipolio), L. 165 del 27.05.91 (antiepatite B), il Comune oppone le Sentenze che la giurisprudenza ha espresso nel merito e con le quali sono state respinte le Ordinanze di Ingiunzione con le quali si chiedeva analogamente la vaccinazione di altri minori, oltre ai verbali di audizione dei genitori stessi.

Nello specifico vengono citate: la Sentenza del Pretore di Brescia del 29.03.199 contro l’AUSL di Leno, la Sentenza del GdP di Pesaro del 29.12.2000 contro il Comune di Montelabbate. Seguendo le motivazioni che hanno portato a questa decisione si legge ancora:

“ … in assenza di giurisprudenza della suprema corte, si ritiene di uniformarsi agli orientamenti ermeneutici che accolgono le tesi difensive dei genitori di minori non sottoposti a vaccinazione per motivi attinenti al potenziale pericolo rappresentato dai vaccini. Considerato che nella fattispecie in esame si configura l’esimente dello stato di necessità (seppur putativo) prevista dall’art. 4 della L. 689/81in quanto risulta evidente la volontà dei presunti trasgressori di sottoporre il figlio alle prescritte vaccinazioni; quest’ultimi infatti si sono sottratti successivamente a tale obbligo, solo dopo il manifestarsi di patologie, a loro dire, imputabili al vaccino”.

Nel comportamento dei genitori viene quindi riconosciuta una “giustificazione che esclude l’elemento soggettivo (colpa) della violazione e conseguente responsabilità”.