LO SPETTRO DELLA DIFTERITE IN RUSSIA

LA VERITÀ OLTRE LA PROPAGANDA

il_340x270.442014547_pc9cUna delle più forti argomentazioni che le istituzioni sanitarie e i loro paladini utilizzano per sostenere la necessità del mantenimento della pratica vaccinale e, nel caso italiano, dell’obbligatorietà di essa, è che senza un’adeguata copertura alcune malattie scomparse nei paesi sviluppati potrebbero ritornare.

Noncuranti di qualsivoglia altra considerazione, innalzano questa teoria medica a verità dogmatica e questa diviene, nella migliore delle ipotesi, la sola chiave di lettura della realtà in cui anche il fallimento delle campagne vaccinali viene trasformato nel suo opposto. Il fallimento da vaccino diviene il motivo per il quale è necessario vaccinare!

LA VERITA’ UFFICIALE

da: [1] http://www.aslbi.piemonte.it/upload/CE/vaccini_risposte_quesiti_comuni_2012.pdf

II. Il ritorno della difterite nella ex Unione Sovietica

L’esempio più significativo di cosa possa accadere quando in un Paese si smette di vaccinare contro la difterite è rappresentato dalla spaventosa epidemia di difterite scoppiata nei Paesi dell’ex Unione Sovietica nel 1990-91 (World Health Organization 1996). Fino al 1990 nell’Unione sovietica i casi di difterite erano pochissimi. Dopo il 1989, per gli sconvolgimenti economico-sociali conseguenti alla caduta del regime comunista, nell’ex Unione Sovietica un numero sempre minore di bambini fu vaccinato contro la difterite. Ciò creò le condizioni per il verificarsi di un’epidemia, cui forse contribuirono i militari russi reduci dall’Afghanistan, alcuni dei quali erano diventati portatori del batterio della difterite.

La conseguenza fu un’epidemia di quasi 200.000 casi di difterite, che provocò quasi 6.000 morti. Solo tra il 1992 ed il 1995 nell’ex Unione Sovietica vennero notificati oltre 125.000 casi di difterite, con 4.000 morti (Dittmann 1997).

I casi si verificarono non solo tra i bambini, ma anche tra gli adulti non vaccinati. L’epidemia è proseguita, sebbene con minore intensità, nel periodo 2000 – 2005, durante il quale risultano notificati 3.971 casi di difterite nella Federazione Russa; solo nel 2006 è iniziata una cospicua diminuzione, 24 sino a giungere a 9 casi nel 2010 (fonte: [2] Centralized Information System for Infectious Diseases, http://data.euro.who.int/CISID). E’ da segnalare che si verificarono anche dei casi tra alcuni viaggiatori in Russia, successivamente tornati nel loro Paese d’origine (in Finlandia, Polonia, Germania, Repubblica Ceca) (Ministero della Sanità 1997).

Nei Paesi sopracitati non si è verificata la diffusione del germe (la popolazione era vaccinata), ma nella confinante Mongolia seguì un’epidemia che coinvolse 128 persone, con 21 morti, in prevalenza bambini (World Health Organization 1997 b). Due casi di difterite furono segnalati tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 nell’Europa occidentale: in Finlandia in un neonato, deceduto (non era stato ancora vaccinato); in Olanda in una signora di 59 anni, sopravvissuta. La preoccupante epidemia dell’ex Unione Sovietica indusse il Ministero della Sanità italiano ad emanare una circolare, con la quale si invita a rivaccinare gli adulti non solo contro il tetano, ma anche contro la difterite (Ministero della Sanità 1997). La difterite è una malattia che si trasmette per via aerea; pertanto solo le persone immunizzate contro di essa non hanno conseguenze dell’infezione con il batterio difterico. Quanto successo nella ex Unione Sovietica dimostra come sia pericoloso smettere di vaccinare i bambini contro la difterite; in caso di ricomparsa del germe, si verificano casi non solo tra i più piccoli, ma anche tra gli adulti che da tempo non si rivaccinano, oppure che non sono mai stati immunizzati. Per questa ragione la vaccinazione contro la difterite è sempre stata inserita nei calendari vaccinali di tutti i Paesi del mondo.

LE OSSERVAZIONI

Innanzitutto partiamo da una osservazione su come vengano raccolti i dati epidemiologici in Russia e nelle ex repubbliche sovietiche.

 Dati sull’epidemia di Difterite, 1990
Casi di Difterite nel 1990
Nominativo  Carica
 Pubblicazione  In tutto il paese  A Mosca
Narkevich M.I.  Capo del dipartimento epidemiologico
principale del ministero della salute
dell’URSS.
 Med. Gazeta 457 188
DeniNarkevich M.I.sov I.N.  Ministro della Salute  Rapporto del XII EASB AMN,
marzo 1991
 –  688
Kondrusev A.I.  Vice Ministro, Cap. ufficiale
sanitario di stato
 Rabotnitsa, N. 4, 1991  600  300
Nisevich N.I.  Accademico della AMN  Med. Gazeta,
Aprile 1991
 1500  –
Baranoff А.А.  Vice Ministro della Salute URSS  Lettera di risposta al
Comitato
 852 (dal 1989)  –
Kovalenko E.B.  Medico sanitario della regione
di Mosca
 Leninskoe Znamya,
Maggio 1991
 852 (dal 1990)  –
Vaganov N.N.  Vice Ministro della Salute URSS  Moskovsky Komsomolets,
Maggio 1991
 –  500
Murray Feshbach  Demografo  Secondo i dati ufficiali del
Ministero della salute
 –  211
Servizio Epidemiologico Statale  Gestione statistiche  Rossiyskaya Gazeta  1213  –

La dottoressa e virologa G . Chernuskova ha provato a fare un punto di come abbiano potuto raccogliere questi dati provando a mettere insieme tutte le fonti ufficiali riferite ai casi di difterite nel 1991 in Russia e a Mosca. Ne risulta il seguente schema:

Una domanda sorge spontanea: di quale paese stanno parlando questi ufficiali? Non certo dello stesso paese! [3] http://a-naumov.narod.ru/books.files/Vaccination/19.html

Qualcuno potrebbe ipotizzare che questa sia la posizione personale della dottoressa se non fosse che, senza mezze parole, questo studio [4] J Epidemiol Community Health. 2000 Oct.; 54(10): 740-4 concluda che

L’epidemiologia in Russia rimane in uno stato arcaico della scienza della diffusione delle malattie infettive ed ciò è dannoso per la metodologia della ricerca medica in Russia“.

CHI È STATO VITTIMA DELL’EPIDEMIA?

Ammettendo il paradigma: ”il calo sotto una certa soglia di vaccinati nella popolazione lascia il campo al riemergere di malattie che si credono scomparse così come ipotizzato nella teoria della cosiddetta “immunità di gregge”! Dovremmo supporre poi che le persone colpite siano i non vaccinati e cioè coloro i quali non immunizzati grazie alla vaccinazione siano risultati suscettibili al contagio. Ma anche qui la realtà dei fatti non corrisponde! Per sapere chi siano i colpiti dalla malattia utilizzeremo ancora una volta, dati provenienti da fonti ufficiali: [5] (http://eroditelstvo.ucoz.ru/publ/zhizn_bez_privivok/difterija/difterija/106-1-0-268)

Dal SSES (servizio epidemiologico sanitario nazionale), da una missiva del Servizio federale per la supervisione dei diritti dei consumatori e per la protezione e il benessere umano dal 27 giugno 2005 N 0100/4853-05-32 sui “risultati della vaccinazione di massa contro la difterite della Federazione Russa nel 2004” risulta:

“Nel 2004 la situazione epidemiologica della difterite nel paese è rimasta stabile, il tasso di incidenza era 0,36 ogni 100 mila abitanti ( 0,47 nel 2003). 515 persone si sono ammalate di difterite, compresi 178 bambini, 37 adolescenti e 300 adulti … Nelle coorti per età il numero dei casi dei bambini è aumentato dal 25,3 % del 2003 al 34,6% nel 2004; Come negli anni precedenti tra gli ammalati ci sono anche dei vaccinati. La percentuale di adulti vaccinati che si sono ammalati è pari al 68,4 %, mentre quella dei bambini è dell’83,2 %. Nel 2004 ci sono stati 111 casi di forme tossiche di difterite e 26 morti di cui: 5 bambini, 1 adolescente, 20 adulti … il fatto allarmante è che le forme tossiche e le morti si registrano anche nella popolazione vaccinata. Nella regione di Kaliningrad si è registrata la morte in un bambino di 1 anno 4 mesi, immunizzato per ben tre volte con il vaccino DTP, e dalla cui ultima vaccinazione erano passati 9 mesi … Complessivamente nel paese in quasi tutte le regioni della Federazione russa è stato raggiunto il livello raccomandato (95%) di copertura contro la difterite fra adulti e bambini. evidentemente non è stato sufficiente fare un lavoro attivo per spiegare la pericolosità della difterite infatti i pazienti con forma tossica nel 54 % dei casi si sono rivolti al medico solo al terzo giorno (o anche dopo) del manifestarsi dei sintomi. Ci sono inoltre delle carenze nella diagnosi clinica e batteriologica della difterite, soprattutto nelle zone rurali. Una ospedalizzazione tardiva si osserva nel 8,2 % dei pazienti con una forma tossica della difterite. (Il responsabile: GG Onishchenko)”

Questa è l’opinione del SESS la cui politica è sempre stata, e probabilmente sempre sarà, apertamente pro vaccino. Prendiamo in considerazione altri materiali di studiosi favorevoli alle vaccinazioni:

Alcune citazioni da: Manuale per i medici profilassi vaccinale (2001 , San Pietroburgo , Mosca , Piter, a cura di. B.M.Tayts e A.G.Rahmanova ) uno dei capitoli si chiama “esiti mortali della difterite negli adulti vaccinati” alle pagine 156-157 si mette in dubbio l’ipotesi che sta alla base dell’idea stessa delle vaccinazioni preventive – l’introduzione di agenti patogeni attenuati o uccisi, o di parti di essi, dovrebbe, secondo questa ipotesi, generare la formazione nell’organismo di anticorpi che vi rimarranno per molto tempo dopo la vaccinazione e lo proteggeranno dalla malattia. Invece si rivela che nel caso di alcuni adulti vaccinati, morti per difterite, si riscontravano anticorpi in grande quantità, i quali, secondo la logica della teoria della vaccinazione avrebbero dovuto proteggerli da malattia o al limite renderne il decorso più leggero. Tuttavia, per qualche ragione questo non è accaduto. A pagina 133 si legge poi: “L’epidemia di difterite a San Pietroburgo è stata caratterizzata da: … una elevata incidenza di bambini vaccinati (80 % dei pazienti erano  stati vaccinati!). Gli autori traggono alcune interessanti conclusioni: “A quanto pare, per lo sviluppo dell’immunità per la difterite giocano un ruolo significativo le caratteristiche individuali dell’organismo … Forse l’introduzione della tossina difterica in persone che non hanno avuto o che hanno perso l’immunità antitossica, conduce alla sensibilizzazione e all’emergere di una grave malattia. Ciò richiede uno studio dettagliato  “. Con questa affermazione viene apertamente ammesso che il vaccino può danneggiare alcune persone aumentando la probabilità di grave malattia difterica.

Se quanto scritto più sopra non potesse bastare, i seguenti studi  includono dati che indicano chiaramente come la difterite abbia colpito persone in maggioranza vaccinate, [6] http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(98)03488-6/abstract o che “… una forma attenuata di polineuropatia di insorgenza tardiva, con meno prominenti caratteristiche bulbari, può verificarsi nei pazienti vaccinati contro la difterite secondo il calendario previsto, ma che vivono in una comunità chiusa in un paese dove la difterite rimane endemica”, [7]http://jnnp.bmj.com/content/76/11/1555.full.

LA LETALITA’

Ma immaginiamo pure che tutte le persone colpite facciano parte della categoria dei non responder (cioè quella parte di soggetti che non abbiano sviluppato l’immunità dopo le vaccinazioni) o che non abbiano eseguito le dosi di richiamo, resterebbe comunque da comprendere quale sia il reale rischio che un ipotetico contagio possa avere gravi risvolti.

Sempre dallo stesso manuale ufficiale a pagina 133 giunge la prima risposta:

“A proposito, se si medita, chi fossero le persone ammalate fra i non vaccinati, possiamo dividerli in due categorie:

  1. bambini con l’esenzione dalle vaccinazioni ossia i malati, indeboliti, che sono di facile preda di qualsiasi infezione, non solo della difterite e si ammalano pesantemente.
  2. bambini provenienti da famiglie di alcolisti, zingari ecc. non vaccinati, per ovvie ragioni , e ancora una volta indeboliti, malnutriti e che probabilmente ottengono assistenza medica troppo tardi.

Quindi a quanto pare il vaccino non garantisce la protezione non solo dalla malattia ma non ne aiuta nemmeno il decorso in una forma più lieve.

Cosa fare allora per proteggere in qualche modo contro questa terribile malattia? Lo stesso manuale a pagina 21 contiene un suggerimento:

“La stragrande maggioranza degli adulti morti erano affetti da alcolismo cronico (80 % ) o gravi patologie concomitanti . Tutti i morti erano bambini provenienti da famiglie socialmente svantaggiate“

E altro ancora:

“Una delle cause di morte da difterite è il ritardo nella ricerca di aiuto medico . Quindi se, Dio non voglia, si riconoscono sintomi simili a difterite ( mal di gola, incursioni grigie sulle tonsille, cambiamenti della voce, difficoltà nella respirazione con assenza di naso che cola) è meglio non facciate affidamento sulla vaccinazione ma chiamate il medico!”

Queste informazioni sono confermate da uno studio effettuato sulla cittàà di San Pietroburgo, una città di 4 milioni 400 mila persone in cui si sono registrati 2500 casi nell’anno 2004 con una letalitàà risultante in 42 pazienti, 26 erano alcolisti (cioè il 75%) [8],http://informahealthcare.com/doi/abs/10.3109/00365549609027147

E per tuffarci un pò indietro nella storia, pensate che sino alla fine degli anni ‘20 del secolo scorso l’alcool era scientificamente proposto come terapia per la difterite, anzi considerato indispensabile nella cura di questa malattia. Immaginate le gravi conseguenze per chi, in buona fede, riponeva la propria fiducia nella veritàà ufficiale dell’epoca. La rivista scientifica The Lancet conferma:

“L’alcool, che per molto tempo è stato considerato indispensabile per la difterite, così lontano dall’avere qualsiasi valore nella malattia, rischia di aumentare la degenerazione miocardica avviata dalla difterite. Nel 1927, quando l’alcool smise del tutto di essere usato nel trattamento presso l’ospedale della zona ovest, i casi di mortalitàà (3.01 %) fu inferiore rispetto ad uno qualsiasi degli altri ospedali M.A.B.”, [9] (The Lancet, 1928, p. 516). Se per qualcuno lo studio di The Lancet fosse troppo datato, ricordiamo che un tale scenario, in cui si evidenzia il ruolo dell’alcolismo negli esiti più tossici e letali della difterite, è l’argomento di uno studio sulla relativamente recente epidemia di difterite in Svezia del ’84-’86, [10] (Bjornkholm B, Bottinger M, Christenson B, Hagberg I. Antitoxin antibody levels and the outcome of illness during an outbreak of diphtheria among alcoholics. Scand J Infect Dis 1986; 18: 235-9).

Ciò è supportato, tra l’altro, dal fatto che:

“Le recenti epidemie di difterite in Europa e negli Stati Uniti si sono verificate in poveri, gruppi svantaggiati o che vivono in condizioni di sovraffollamento. I Fattori socioeconomici hanno svolto un ruolo importante nell’epidemia svedese tra il 1984 e il 1986, che ha interessato principalmente gli utenti di droga e alcool (20, 21). Mentre in un’epidemia di difterite che si è verificata negli Stati Uniti nei primi anni settanta furono principalmente colpiti gli adulti che erano abbondanti utilizzatori di alcool o viventi in realtàà socioeconomiche disagiate”. [11] http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=127

Cosa accadrebbe, quindi, se un’epidemia di difterite si scatenasse in uno Stato occidentale con un alto livello di benessere ed elevati standard igienico-sanitari? Segue un’ interessante, possibile risposta:

“Concludiamo, che se una vasta epidemia di difterite colpisse un paese industrializzato, probabilmente non sarebbe più il grande killer che fu in Europa e negli Stati Uniti nel 1950 e 1960”, [12]http://informahealthcare.com/doi/abs/10.3109/00365549609027147

CONCLUSIONI

Le conclusioni a cui questo studio giunge http://jid.oxfordjournals.org/content/181/Supplement_1/S2.full  possono essere prese in prestito per riassumere quanto fino a qui esposto.

“La recente epidemia in Russia e altri paesi NIS ci ricorda che la difterite è ancora una malattia pericolosa e che c’è ancora molto da imparare circa la sua epidemiologia. Le caratteristiche dell’epidemia NIS possono essere utilizzati per prevedere come in futuro potrebbero diffondersi epidemie di difterite:

  1. ci fu un’alta proporzione di adulti infetti,
  2. la malattia inizialmente coinvolse persone nei centri urbani e progressivamente si diffuse in zone rurali e
  3. ci fu un’amplificazione della malattia dall’iniziale interno di gruppi chiaramente distinti con stretti contatti ad un’epidemia generalizzata. La storia del NIS fornisce un importante messaggio epidemico sull’importanza delle misure di controllo rapido ed adeguato e sulla necessitàà di mantenere l’immunitàà negli adulti.

Tuttavia, molte domande rimangono senza risposta circa il ruolo dei fattori socioeconomici e delle condizioni di igiene sull’inizializzazione, su accumulo e diffusione dell’epidemia e sulla modalitàà di acquisizione della immunitàà naturale e artificiale, sotto condizioni di vita sfavorevoli.”

Sicuramente il ricevere l’immunizzazione a questa (così come a molte altre malattie) è auspicato da tutti. Che la vaccinazione conferisca immunizzazione e la conseguente protezione dalla difterite è ancora ben lungi dall’essere dimostrato. Soprattutto quando le condizioni igienico sanitarie vengono meno.

BIBLIOGRAFIA:

  1. http://www.aslbi.piemonte.it/upload/CE/vaccini_risposte_quesiti_comuni_2012.pdf
  2. http://data.euro.who.int/CISID
  3. http://a-naumov.narod.ru/books.files/Vaccination/19.html
  4. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10990475
  5. http://eroditelstvo.ucoz.ru/publ/zhizn_bez_privivok/difterija/difterija/106-1-0-268
  6. http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(98)03488-6/abstract
  7. http://jnnp.bmj.com/content/76/11/1555.full
  8. http://informahealthcare.com/doi/abs/10.3109/00365549609027147
  9. The Lancet, 1928, p. 516
  10. Bjornkholm B, Bottinger M, Christenson B, Hagberg I. Antitoxin antibody levels and the outcome of illness during an outbreak of diphtheria among alcoholics. Scand J Infect Dis 1986; 18: 235-9
  11. http://www.eurosurveillance.org/ViewArticle.aspx?ArticleId=127
  12. http://informahealthcare.com/doi/abs/10.3109/00365549609027147
  13. http://jid.oxfordjournals.org/content/181/Supplement_1/S2.full