PREMI AI PEDIATRI CHE FANNO VACCINARE

… MA CHI PENSA A CURARE I NOSTRI FIGLI?

vaccmoney_1Il 19 giugno scorso il Corriere di Rimini ha pubblicato l’articolo che vi alleghiamo, rendendo una volta di più chiara la linea di condotta delle società scientifiche pediatriche italiane (SIP) e della Federazione italiana medici pediatri (FIMP). L’articolo è apparso subito ai più come un “clamoroso autogol” (non sarà un caso che l’articolo stesso è sparito dal sito del corriere riminese …). Risalta in modo evidente l’appiattimento di questa corporazione sul paradigma vaccinale che vuole, ad ogni costo, far passare principi secondo i quali:

  • La sicurezza dei vaccini sarebbe provata scientificamente,
  • I vaccini sarebbero prodotti biologici di origine naturale,
  • L’efficacia protettiva dei vaccini sarebbe massima,
  • e che l’uso massivo dei vaccini indurrebbe una “immunità di massa” (herd immunity) che proteggerebbe anche i pochi “privilegiati” che non sono vaccinati (obiettori, sottinteso).

Ebbene, sappiamo oramai molto bene che queste sono tutte menzogne architettate ad arte per mantenere l’impalcatura del paradigma vaccinale e per insinuare la paura della malattia e la fiducia nel potere di prevenzione della stessa: ai primi tre concetti base si è aggiunto da qualche anno quello della “immunità di gregge”, che serve a far passare altri due concetti fondamentali al sistema vaccinale:

  • Il fatto che dovremmo vaccinarci tutti per rendere le vaccinazioni efficaci, con qualche sacrificio “necessario” (i danni da vaccino … ),
  • Il fatto che gli obiettori sarebbero degli approfittatori, dei disertori, insomma coloro che, come in una guerra, non hanno il coraggio di scendere in campo e combatterla, sacrificandosi come tutti gli altri.

In questo modo gli obiettori saranno invisi alla maggior parte della popolazione che, consapevole o meno, crede che questa sia una battaglia (la lotta contro virus e batteri …) degna di essere combattuta. Un piano ben architettato, non c’è che dire. Ma chi l’ha concepito forse non aveva pensato al fatto che chi oggi abbraccia l’obiezione non lo fa per motivi ideologici (come si vuol peraltro ancora far credere) bensì sulla scorta di una robusta informazione, sulle conclusioni derivanti dalla valutazione dei fatti e, senza dubbio, sulla base delle evidenze scientifiche “reali”, che ci dimostrano oramai l’ampiezza e la diversificazione del danno da vaccino.

Sembra quindi che il COMILVA sia un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi “aziendali” della sanità riminese (siamo “il problema”, accanto al massiccio ricorso alle medicine alternative) e questo la dice lunga sulla visione complessiva che un’azienda pubblica, come quella sanitaria, ha del suo servizio al cittadino e, di conseguenza, delle sue responsabilità. Se poi pensiamo che questi “premi” sono sempre soldini che escono comunque dalle nostre tasche, allora forse la cosa si fa un po’ più seria.

Non è compito di questo articolo confutare in modo puntuale i paradigmi sopra esposti, ma è bene rendere evidenti alcuni fatti che sono pubblici e che tutti possono valutare in modo indipendente. Vogliamo farlo anche perché la questione dei mancati compensi ai pediatri riminesi non ci è affatto nuova: è stata portata alla luce dai nostri soci riminesi alcuni mesi orsono, sulla scorta di alcune “Lettere” consegnate durante i colloqui-invito per le convocazioni vaccinali.

Ci soffermeremo quindi sulla questione “delicata” dell’immunità di gregge, essendo i primi tre paradigmi già ampiamente smentiti da molto più autorevoli organismi scientifici.

Nelle famose lettere dei pediatri citate in precedenza viene indicato il superamento fatidico della soglia del 6% di non vaccinati nella zona del riminese, millantando la scomparsa dell’effetto protettivo passivo verso la popolazione non vaccinata che avrebbe in tal caso quella vaccinata (ingresso nella fascia 95%-85% di vaccinati).

Ebbene, semplicemente questa idea di protezione NON trova alcun riscontro pratico e potremo fare moltissimi esempi. La prova di ciò viene direttamente dalle statistiche raccolte dall’OMS (non si dica che il COMILVA utilizza dei dati “personali” per dimostrare le sue affermazioni). Chiunque di voi, compresi i signori Pediatri firmatari della missiva, possono consultare il sito http://www.who.int/en/ e possono accedere alle statistiche relative alle malattie infettive. Ebbene, prendiamo ad esempio la polio (una fra tante, una vaccinazione peraltro obbligatoria in Italia) e confrontiamo i dati italiani (media nazionale degli ultimi anni) della copertura vaccinale, confrontandoli con altri dati di paesi europei o del bacino del mediterraneo e gli Stati Uniti, Canada e Sud Africa: ebbene in questi stati la polio non esiste, in barba alle differenti coperture vaccinali (in percentuale) che varia nel 2010 dal 67% (Sud Africa) al 98% (Inghilterra). Nella vicina Austria la copertura, sempre nel 2010, è dell’83%.

Tabella 1: Copertura vaccinale in alcuni paesi sviluppati fra il 2005 e il 2010

 

     2010     

     2009     

     2008     

     2007     

     2006     

     2005     

Italy

96

96

96

97

97

97

Germany

95

95

95

95

95

95

Austria

83

83

83

85

83

86

Ireland

94

94

93

92

91

90

United Kingdom

98

93

92

92

92

92

Netherlands

97

97

97

96

96

98

Switzerland

95

95

95

95

95

95

Serbia

91

97

95

93

97

98

Malta

76

73

72

76

83

94

USA

93

93

93

93

93

92

Canada

80

80

80

90

94

92

South Africa

67

67

67

67

68

69

Se poi andiamo a vedere cosa succede nei cosiddetti paesi del terzo mondo ci accorgiamo di altre cose interessanti, ovvero che l’incidenza della polio ha ben poco a che fare con le coperture vaccinali. Ricordiamoci che Afghanistan, India, Nigeria e Pakistan sono ritenuti ancora oggi paesi dove la polio è endemica.

Tabella 2: Copertura vaccinale, numero di abitanti e incidenza della polio in alcuni paesi in via di sviluppo, anni 2007-2010

Abitanti x 1000

Copertura

Casi

Abitanti

Incidenza

Copertura

Casi

Abitanti

Incidenza

 

 2010 

 2009 

 2009 

2009

2009

 2008 

 2007 

 2007 

2007

2007

Equatorial Guinea

39

39

0

676

0.0

39

39

0

507

0.0

Gabon

44

44

0

1,475

0.0

44

44

0

1,331

0.0

Central African Republic

47

47

14

4,422

3.2

47

47

0

4,343

0.0

Somalia

49

41

0

9,133

0.0

40

40

8

8,699

0.9

Guinea

53

53

42

10,069

4.2

53

53

0

9,370

0.0

Uganda

55

59

0

32,710

0.0

55

60

0

30,884

0.0

Haiti

59

59

0

10,033

0.0

59

59

0

9,598

0.0

Papua New Guinea

61

68

0

6,732

0.0

65

61

0

6,331

0.0

Chad

63

56

64

11,206

5.7

30

54

21

10,781

1.9

Mauritania

63

63

9

3,291

2.7

73

75

0

3,124

0.0

Afghanistan

66

63

37

28,150

1.3

64

63

17

27,145

0.6

India

70

70

723

1,198,003

0.6

70

69

873

1,169,016

0.7

Nigeria

79

70

537

154,729

3.5

62

54

353

148,093

2.4

Pakistan

88

85

87

180,808

0.5

81

83

32

163,902

0.2

Oltre a ciò l’evoluzione dell’incidenza della malattia ha un andamento a volte contrario all’aumento della copertura vaccinale nel tempo (fra questi casi anche quelli dell’Afghanistan, della Nigeria e del Pakistan). Crediamo che questi dati da soli possano rispondere in modo molto chiaro alla domanda “esiste l’effetto protettivo passivo?”. Certamente NO. Questo mito alimenta inoltre l’idea, profondamente sbagliata, che chi sceglie di non sottoporsi ad una profilassi vaccinale usufruisca dell’altrui “sacrificio” per trarne un indubbio beneficio.

Malattie infettive come pertosse e morbillo hanno in genere un decorso del tutto normale e la loro presenza sul territorio ha caratteristiche cicliche, senza bisogno di fare alcun allarmismo. Riguardo al tetano, sempre dai dati OMS risulta che in Italia nel 2010 si siano verificati 62 casi di tetano di cui 0 casi di tetano neonatale. L’incidenza dei casi di tetano risulta bassissima nella fascia di età 0-24 anni dove risulta pari a zero la mortalità rilevata nel 2008 (dato più recente disponibile). Quindi di cosa stiamo parlando?

Report-2011-04aQuanto alla convinzione dei signori pediatri circa il rapporto rischio/beneficio delle vaccinazioni, ci permettano di dissentire, perché le loro rassicurazioni francamente non ci bastano di fronte ai dati disponibili negli ambienti scientifici: i dati del VAERS dell’aprile 2011 riportavano il seguente spettro di reazioni avverse negli USA, con l’indicazione della mortalità a fianco, (rif.http://www.medalerts.org/analysis/archives/325):

Report-2011-04bQuesti dati non possono non preoccupare, sia per le loro dimensioni che per l’incidenza che manifestano proprio nel periodo delle vaccinazioni pediatriche.

La prima coppia di grafici sulla sinistra ci mostra in termini numerici il fenomeno dei danni da vaccino raccolto dal sistema VAERS (americano), dove è evidente la prevalenza di tale problematica nella fascia di età infantile, dove si concentra il maggior numero di vaccinazioni in un'età in cui l'organismo umano (e con esso il sistema immunitario) è in via di formazione. Il grafico più a destra mostra in modo particolare la pericolosità di queste reazioni avverse sempre nella fascia di età inferiore ai 3 anni, dove si concentra il picco di mortalità a causa delle vaccinazioni.

Se poi esplodiamo questo dato nel primo periodo di vita (primi 6 mesi) vediamo come il picco sia concentrato proprio a ridosso delel prime due dosi vaccinali. questi sono dati REALI e non "parole" o slogan mediatici. Ogni persona di buon senso "pratico" capirebbe che è necessario un correttivo, ma tantè, continuiamo ad assistere alle solite prediche e rassicurazioni (… i vaccini sono sicuri!?! …).

Ci stupisce alquanto che di fronte a questo fenomeno si possano ancora oggi fare certe affermazioni che definire superficiali risulta un eufemismo buonista.

Ma queste prese di posizione locali non sono certo frutto di iniziative sporadiche: esiste un documento parlamentare che si rifà ai lavori di una delle tanti “bicamerali” e che potete trovare all’indirizzo http://www.camera.it/_bicamerali/leg14/infanzia/DocumentiApprovati/Vaccini/DocumentoConclusivoVaccini.htm. Ebbene, in questo documento, fra le solite dichiarazioni ufficiali è stato scritto a chiare lettere il principio enunciato nell’articolo del Corriere di Rimini. Infatti al paragrafo 4.1.5 “Incentivi al personale sanitario dei centri di vaccinazione ed ai pediatri di famiglia” si può leggere:

L’esperienza maturata in alcuni paesi stranieri (ad esempio, il Regno Unito) ed in alcune regioni del nostro paese (ad esempio, la Sicilia) ha mostrato che si possono raggiungere elevate proporzioni di bambini vaccinati anche per i vaccini non obbligatori incentivando opportunamente il personale addetto alle vaccinazioni ed i pediatri di famiglia.

… (omissis)

Incentivi economici potrebbero essere riconosciuti anche al personale sanitario dei centri di vaccinazione delle aziende sanitarie o in alternativa ai pediatri di famiglia, in rapporto all’impegno profuso per le vaccinazioni non obbligatorie.

Inoltre, sarebbe opportuno dare indicazioni alle regioni sui temi di più rilevante interesse nell’ambito della problematica delle vaccinazioni, affinché in ciascuna regione si organizzino annualmente corsi di aggiornamento con l’obiettivo di mantenere al massimo livello la preparazione professionale e la motivazione degli operatori sanitari coinvolti nella pratica vaccinale. I corsi, riservati al personale sanitario dei centri di vaccinazione delle ASL ed ai pediatri di famiglia, dovrebbero essere accreditati ai fini del raggiungimento del numero di crediti formativi richiesto annualmente ad ogni operatore sanitario.

Una proposta emersa nel corso delle audizioni è che la copertura vaccinale sia considerata come obiettivo irrinunciabile per la valutazione dell’operato dei direttori generali delle ASL. In tal modo le vaccinazioni sarebbero fortemente devolute alle regioni, ma con l’assicurazione del raggiungimento delle coperture necessarie a livello nazionale.

Quindi tutto torna: il COMILVA ha inoltrato un Comunicato Stampa di protesta alla redazione del giornale ed è stato pubblicato un trafiletto qualche giorno dopo il famoso articolo, con una sintesi dello stesso. Il diritto di replica non era propriamente questo, comunque non ci scomponiamo minimamente. Peraltro il riconoscimento del ruolo della nostra associazione è un segnale importante: da parte nostra non c’è assolutamente nessuna intenzione bellicosa contro nessuno, né certamente la voglia di penalizzare i Pediatri. Il punto è un altro: vogliamo tutelare la salute dei nostri figli e, assieme a noi, tutti coloro che, genitori, medici, avvocati, professionisti, a vario titolo si battono per una libera informazione medico scientifica e per la tutela dei danneggiati da vaccino. Noi crediamo che questa sia una cosa molto seria, e lo abbiamo ribadito recentemente anche al primario della pediatria territoriale riminese, il dott. Maurizio Bigi, persona perbene della quale certamente non condividiamo le posizioni ma che rispettiamo come professionista.

Quello che vorremo dalle nostre istituzioni sanitarie, anche e soprattutto quelle locali, è quindi una maggiore attenzione ai temi veri della questione vaccinale, e prima di tutto la corretta valutazione dell’effetto che le vaccinazioni stanno avendo sulla popolazione infantile. Preoccuparsi meno quindi degli incentivi e più dei pazienti, aprire gli occhi e vedere la realtà per quello che è e capire finalmente che gli obiettori non esistono per fare un dispetto ai pediatri e alle loro organizzazioni ma perché sono il frutto di una reazione naturale al paradigma errato che sorregge i principi vaccinali.

 

Allegati:

Articolo Corriere di Rimini, 19 giugno 2012, pag.5

COMUNICATO STAMPA COMILVA

Lettera tipo dei Pediatri Riminesi