Premi e incentivi ai pediatri: obiettivi di salute o di profitto?

PREMI E INCENTIVI AI PEDIATRI: OBIETTIVI DI SALUTE O DI PROFITTO ?

Abbiamo avuto modo di scrivere qualche tempo fa, http://comilva.org/premi-ai-pediatri-che-fanno-vaccinare/ , sugli incentivi ai pediatri e sui risvolti etici e professionali che questa politica produce.

Ora ritorniamo sull’argomento dopo la sigla di un accordo, http://www.fimptoscana.org/sites/fimptoscana.org/files/Accordo%20Regionale%20Vaccinazioni_09.04.2015_0.pdf , tra la incentivoRegione Toscana e pediatri di famiglia, lo scorso 9 aprile 2015. L’accordo, siglato dall’Assessore al Diritto alla Salute Luigi Marroni, dal Segretario della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) Toscana, Paolo Biasci, e dai componenti del Comitato Regionale per la Pediatria di Famiglia si pone l’obiettivo di “migliorare e ampliare i servizi assistenziali rivolti alla popolazione pediatrica, favorendo l’adesione da parte delle famiglie ai programmi vaccinali promossi dalla Regione, con l’implementazione del compito dell’esecuzione dell’atto vaccinale da parte del pediatra di famiglia nello studio dove di norma esercita la sua attività“.

Punti salienti dell’accordo sarebbero:

  • Informazione e promozione delle vaccinazioni;
  • Acquisizione del consenso informato, ovvero del dissenso informato per coloro che non intendono sottoporre i minori alle vaccinazioni;
  • Effettuazione della vaccinazione;
  • Registrazione delle vaccinazioni effettuate sul libretto pediatrico e sui sistemi di registrazione messi a disposizione dell’azienda sanitaria;
  • La segnalazione degli eventi avversi (… agli uffici aziendali), con l’invio dell’apposita scheda di segnalazione;
  • La segnalazione e recupero degli inadempienti (… con modalità che saranno precisate a livello aziendale);
  • La conservazione idonea dei vaccini assicurando la catena del freddo;

Gli incentivi sono piuttosto interessanti: si parte da un compenso di base assicurato pari a 15 euro per ogni atto vaccinale, oltre ai premi legati agli obiettivi di copertura vaccinale:

  • 1000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti > del 95% per terza dose di esavalente;
  • altri 1000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti > del 95% per morbillo;
  • altri 1000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti femmine > dell’ 80% per papilloma virus.

Se l’obiettivo non viene raggiunto, gli stessi compensi saranno dimezzati per il raggiungimento di coperture tra 92 e 95% alla terza dose di esavalente e morbillo, e di coperture tra 71 e 80% di Papillomavirus. Per le coperture inferiori non sarà riconosciuto alcun compenso aggiuntivo.

E’ di stretta attualità anche il caso del vaccino meningocco B, http://www.asf.toscana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2797%3Aaccordo-tra-asl-e-pediatri-di-famiglia-per-fare-i-vaccini-antimeningococco-b-&catid=182%3Acomunicati-stampa&Itemid=184, per il quale è stato stabilito un altro accordo specifico con i pediatri (FIMP) e l’Azienda Sanitaria di Firenze con un compenso pari a 20,60 Euro per vaccino somministrato. Sulla questione meningite e meningococco ha diffusamente trattato il dott. Serravalle (AsSIS) e, per chi volesse adeguatamente approfondire nel dettaglio, vi rimandiamo ai suoi interventi ai seguenti indirizzi, http://www.assis.it/la-grande-paura-fatti-dicerie-e-invenzioni-sulle-meningiti-1-parte/, http://www.assis.it/la-grande-paura-fatti-dicerie-e-invenzioni-sulle-meningiti-2-parte/, http://www.assis.it/intervista-al-dott-eugenio-serravalle-sui-casi-di-meningite-in-toscana/. Di fatto, intorno alla meningite e ai casi che si verificano qua e là con cadenza piuttosto regolare negli anni, si fa sempre un gran clamore (ricordiamo i casi in Veneto del 2008, quando questa regione si accingeva alla sospensione delle leggi dell’obbligo) attraverso una vera e propria “isteria mediatica” (come la definisce giustamente il dott. Serravalle), senza distinguere da caso a caso e senza, furbescamente, ammettere che fra i colpiti ci sono anche i vaccinati. Fra gli scopi occulti di questa campagna non dobbiamo dimenticare anche la promozione del nuovo vaccino contro il meningococco B, il 4CMenB, che presenta numerose incertezze sulla sicurezza, l’efficacia clinica, la sorveglianza e il monitoraggio di laboratorio.

Fin qua il quadro (desolante!) di questo ennesimo accordo costruito sempre e comunque sul paradigma vaccinale e su evidenze “scientifiche” a senso unico, totalmente appiattite sulla presunta sicurezza ed efficacia dei vaccini e sull’atteso effetto benefico indiretto costituito dalla ben nota “herd immunity”, ovvero “immunità di gregge”. Quello Toscano non è certamente l’unico accordo del genere in Italia visto che questa politica, attuata anche per altre campagne vaccinali come quella antinfluenzale (si possono leggere a tale proposito altri accordi stipulati in altre regioni, http://www.aslcagliari.it/documenti/8_64_20131121115038.pdf, http://www.aslcagliari.it/documenti/8_75_20091007113423.pdf) frutto di una prassi sancita a livello nazionale anche grazie alla strategia annunciata nel famoso documento “Indagine conoscitiva sulla copertura vaccinale in età pediatrica e sull’ospedalizzazione dei bambini affetti da malattie infettive” che risale al lontano 6 settembre 2003, http://www.camera.it/_bicamerali/leg14/infanzia/DocumentiApprovati/Vaccini/DocumentoConclusivoVaccini.htm.

Non possiamo che ribadire tutta la nostra disapprovazione rispetto a queste politiche “aziendali” che coinvolgono, seppur su base “volontaria” dei professionisti preposti alla tutela della salute dell’infanzia: in primis per il fatto di mercificare un aspetto così importante come la prevenzione, rendendolo elemento premiante non tanto di un atteggiamento scrupoloso e attento del medico verso i reali bisogni del bambino e della sua famiglia quanto piuttosto di un semplice atto vaccinale massivo, del tutto avulso da ogni logica di approccio personalizzato alla salute.

Il pediatra diventa, in tutto e per tutto, una succursale dell’Azienda Sanitaria, né più né meno, semmai con la parvenza di un approccio più umano e meno “meccanico”, stile catena di montaggio. Tutto concorre verso l’obiettivo della copertura vaccinale, con l’avvallo pseudoscientifico della minima copertura utile (>95%), la cui efficacia viene smentita ogni giorno di più da studi che rilevano come siano inutili le coperture vaccinali totalizzanti, quando di fatto la durata della copertura immunitaria è limitata e non servono nemmeno a proteggere contro il contagio della malattia, http://cid.oxfordjournals.org/content/early/2012/03/13/cid.cis287. Per non parlare poi della diffusione della malattia stessa, il morbillo nella fattispecie, a causa proprio della vaccinazione, http://www.cnbc.com/id/102473744.

Saremo altrettanto curiosi di verificare poi se e come il pediatra riuscirà in modo obiettivo a raccogliere le segnalazioni di reazioni avverse, http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/modalit%C3%A0-di-segnalazione-delle-sospette-reazioni-avverse-ai-medicinali, tanto quanto dovrebbero fare (e non fanno) le Aziende sanitarie, e quale destinazione avranno le schede compilate dai genitori che normalmente si vedono negare dai medici questo atto dovuto nel momento in cui si verifica un danno da vaccino, talmente sbandierata è la presunta sicurezza della profilassi. In che modo avremo riscontro trasparente di tutto questo? Perché le segnalazioni devono essere inviate all’azienda sanitaria e non direttamente ad un centro nazionale di raccolta dati accessibile alla cittadinanza?

Già la relazione AIFA del 2012 parlava del grave fenomeno dell’under reporting, chiedendone conto: dove siamo oggi e perché non si promuove in modo corretto la farmacovigilanza? Conoscono i pediatri l’esistenza della legge 210/92 ed in particolare dell’art. 7, comma 1, 2 e 3, http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_1556_allegato.pdf?

Conoscono i pediatri la normativa europea in materia di farmacovigilanza, modificata con l’adozione nel 2010, del Regolamento UE 1235/2010, la cui applicazione è operativa a partire dal 2 luglio 2012, e della Direttiva 2010/84/UE, attualmente in fase di recepimento?

Occorre rendersi conto che sono in gioco le vite e il futuro dei nostri figli: nulla va lasciato al caso e, tantomeno, si può accettare una politica miope che mira alla massificazione della vaccinazione lasciando in secondo piano un bilancio di salute che deve essere valutato nel tempo, lungo tutto il percorso di sviluppo del bambino che va accompagnato nell’età adulta minimizzando gli interventi sanitari. Perché la salute non si misura né in dosi vaccinali, né in premi di produzione per chi le somministra.