TERAPIE NEI CASI DI AUTISMO

Parte Quinta di Cinque

BAMBINI SPECIALI, DIETA SPECIALE

‘Cominciai ad interessarmi di problemi nutrizionali dopo aver letto alcuni libri di Adelle Davis; mia figlia Terry (autistica) aveva allora otto anni. Le somministrai di mia personale iniziativa elevati dosaggi di vitamina C. Riscontrammo un immediato miglioramento del suo stato di salute. Grazie ad un piano dietetico privo di allergeni e alla somministrazione di vitamine siamo riusciti a tenere sotto controllo il suo comportamento, stabilizzatosi poi a livelli accettabili, a parte alcuni sporadici attacchi di collera irrefrenabile, provocati comunque da un consumo eccessivo e occasionale di dolciumi’. (Journal of Autism, 1978, vol. 8 p.109).

Ascoltare in auto la musica proveniente da una stazione radio della città dalla quale vi state allontanando ad un certo punto diventa problematico. La musica (il segnale radio) inizia a venir disturbata da altre fonti di emissione elettromagnetica, per esempio elettrodotti vicini alla strada. Alzare il volume della radio non servirebbe a molto, in quanto in questo modo si aumenterebbe anche il volume del rumore statico di sottofondo. Non c’è dubbio che se non esistesse quell’elettrodotto che procede parallelamente alla strada, la musica trasmessa dalla radio non risulterebbe così disturbata. Ma soprattutto, a parità di interferenza dell’elettrodotto, in una macchina che si trovi in città, cioè in una zona ad elevata intensità di segnale radio, la musica si sentirebbe perfettamente. Voi invece siete lontani dal trasmettitore e non potete permettervi di affiancare un elettrodotto.

Nell’autismo si ha lo stesso problema. Prima di tutto ci si trova in una zona a bassa intensità di segnale, ovvero i segnali noradrergici nel cervello degli autistici sono ridotti. In più, c’è una situazione di tempesta continua nella neurotrasmissione. Il cervello è bombardato da sostanze, derivanti da un’incompleta metabolizzazione cellulare, capaci di andare a stimolare i recettori opioidi, che si traducono in elevato rumore di fondo.

Ci sono due possibilità, per migliorare lo stato di salute e il comportamento dell’autistico:

  1. Affrontare il problema del danno subito, cercando di ridurlo (cioè tornare in una zona ad elevata intensità di segnale). Per far questo vedremo l’uso di vitamina A, betanecol e terapia craniosacrale.
  2. Individuare e quindi evitare quei cibi male assorbiti dall’autistico, le intolleranze alimentari (cioè evitare interferenze).

Queste due strade possono riservare molte sorprese e gratificazioni.

Chi, però, è alla ricerca di una risposta unica per tutti i casi non la troverà per l’autismo. Ogni caso è diverso.
Chi è alla ricerca di una carta geografica dettagliata, può usare con fiducia questo manuale. E quando si ha in mano una carta geografica si è nella condizione di potersi muovere, poter decidere, potersi andare a trovare le risposte. Si è nella condizione di sapere quali sono le possibilità, apprendere dai propri tentativi, sapendo cosa c’è a nord e cosa c’è a sud, si è nella condizione di poter segnalare (ed evitare) le zone di interferenza che man mano si incontrano.

Se i bambini autistici ‘si trovano in una zona’ a bassa ricezione di neurotrasmissione, ciò è dovuto soprattutto ad una incapacità di solfatazione a livello cellulare, alterata permeabilità intestinale, danneggiata barriera sanguigna del cervello, predisposizione del sistema immunitario ad allergie ed auto-immunità.

Abbiamo visto che le vaccinazioni vanno a causare proprio quei danni biochimici ed immunitari che predispongono all’autismo. Anche infezioni virali croniche sembra che inneschino in alcuni casi l’autismo, essendo precedentemente intervenuto un grave danneggiamento delle capacità immunitarie del bambino, che ne compromette la capacità di arginare le infezioni. Per esempio, il 100% delle madri che siano state vaccinate durante la gravidanza hanno avuto almeno un figlio autistico. Madri vaccinate a ridosso del concepimento e madri vaccinate dopo il parto, anch’esse hanno una incidenza di figli autistici elevata.

Cambiamenti di dieta per ridurre l’esposizione a sostanze di scarto provenienti dal cibo che vanno a raggiungere il cervello hanno avuto risultati in alcuni casi eclatanti nella terapia dei bambini autistici. Nell’autismo la neurotrasmissione più di ogni altro sistema biochimico mostra i sintomi di questo tipo di attacco tossico. Una persona normale sopporta le stesse sostanze male assorbite senza dar luogo a sintomi di rilievo. L’interferenza dell’elettrodotto viene percepita solo nelle zone a bassa intensità di segnale. L’interferenza di un cattivo assorbimento del cibo diventa un sintomo evidente solo nei bambini autistici.

Uhlig T, Merkenschlager A, Brandmaier R, Egger J, ‘Mappatura topografica dell’attività elettrica cerebrale in bambini con sindrome di deficit attentivo ed iperattività indotta da cibo’, Eur J Pediatr, luglio 1997; 156(7):557-61, Institute for Child Health Research, Clinical Sciences Division,
West Perth, Australia.

In 15 bambini che soffrivano di sindrome di deficit attentivo ed iperattività causata da cibo è stata effettuata una mappatura topografica EEG dell’attività elettrica del cervello in situazioni di ingestione o di eliminazione totale dei cibi che scatenavano i sintomi. Durante il consumo dei cibi in questione è stato registrato un aumento significativo dell’attività betale nelle aree fronte-temporali del cervello. È la prima volta che uno studio scientifico mostra una correlazione tra attività elettrica cerebrale ed assunzione di cibi scatenanti sintomi mentali e comportamentali. Questi risultati supportano l’ipotesi che in sottogruppi di bambini con sindrome di deficit attentivo ed iperattività alcuni cibi possono non solo influenzare i sintomi clinici ma anche alterare l’attività elettrica cerebrale.

Nel 1978 Dan O’Banion pubblicò un accurato lavoro sugli effetti di determinati cibi che provocavano e acuivano i comportamenti anomali dei bambini autistici, fra cui ‘iperattività, il riso forzato, nonché le azioni compulsive e incontrollate’. Per tale ricerca si era scelto un bambino autistico di otto anni. Il pavimento della stanza, in cui si tratteneva durante le ore diurne, venne ripartito in sei grandi quadrati, in modo da poter osservare e contfrontare le attività del piccolo paziente. Si raccolsero quindi vari dati sulla frequenza dei momenti in cui gridava, graffiava, morsdicava, rideva e lanciava degli oggetti [O’ Banion, 1978]. Ne risultò che il frumento e derivati, il granoturco, i pomodori, lo zucchero, i funghi, il latte e i latticini causavano nel bambino dei disturbi comportamentali.

CHE COSA VA BENE E CHE COSA NO?

Un metodo per determinarlo è sottoporre il paziente ad un test bioelettronico (o altri sviluppi della tecnica EAV) per individuare le intolleranze alimentari. La tecnica di ElettroAgopuntura di Voll (EAV) consente di valutare la variazione di funzionalità degli organi a secondo dello stimolo applicato o sostanza testata. Voll osservò negli anni ’50 che era possibile misurare il potenziale elettrico dei punti di agopuntura e scoprì che la resistenza cutanea variava a secondo delle condizioni del paziente e degli stimoli applicati su circuiti energetici corporei.

Osservare costantemente le reazioni, i comportamenti e gli stati d’animo derivanti da cambiamenti della dieta è un esercizio cui il genitore dell’autistico deve presto abituarsi, perché niente come l’osservazione può dare delle risposte che non possono certamente essere estrapolate per generalizzazioni.

Infine i cibi che sicuramente non sono salutari e che non hanno a che fare con la salute di nessuna persona sono:

  1. zucchero raffinato
  2. bevande gassate (perché esageratamente zuccherate e acide + coloranti)
  3. insaccati
  4. cibo non biologico (contenente pesticidi)
  5. patatine e cibo ad elevato contenuto di additivi chimici

‘Molti bambini cui vengono prescritti Ritalin ad altri farmaci per controllare il comportamento potrebbero essere aiutati semplicemente evitando di ingerire alcuni additivi chimici. A volte sostituire lo stesso elemento alimentare con uno uguale di una marca diversa è tutto quello che si deve fare per evitare di dover usare potenti farmaci’. Pat Palmer, presidente della Feingold Association.

Robert Sinaiko ha effettuato una rassegna della letteratura medica in merito, ‘Gestione clinica delle difficoltà di attenzione e di comportamento nell’infanzia’, sett. 1996. Egli sostiene che la letteratura scientifica esistente che correla alimentazione al comportamento viene difficilmente portata a galla. Per due decenni i ricercatori e i genitori hanno notato che alcuni additivi chimici del cibo sintetici e basati sul catrame agiscono come droghe su alcuni bambini ostacolando l’apprendimento e innescando sintomi comportamentali e di iperattività. Egli cita una serie di studi a doppio cieco pubblicati in prestigiose riviste, tra cui The Lancet. Questi e molti altri provano che l’apprendimento e il comportamento in alcuni bambini è significativamente ostacolato per parecchie ore a seguito dell’ingestione di coloranti sintetici del cibo.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

1. Augustine GJ, Levitan H, ‘Rilascio di neurotransmettitori da sinapsi neuromuscolari di vertebrati danneggiate da un colorante chimico per cibi’, Science, 28 marzo 1980, v.207, 1489-1490
2. Bamforth KJ, Jones AL, Roberts RC, Coughtrie MW, ‘Comuni additivi chimici del cibo sono potenziali inibitori di alfa-etiniloestradiol e di dopamine sulfotransferasi’, Biochem Pharmacol, 17 nov. 1993; 46(10):1713-20
3. Boris MD, Mandel FS ‘Cibo e additivi chimici sono comuni cause di sindrome di iperattività e deficit attentivo nei bambini’, Annals of Allergy, (1994) 72, 462-468
4. Carter CM, ‘Effetti di alcuni cibi nella sindrome di deficit attentivo’, Archives of Disease in Childhood, 1993, 69, 564-568
5. Egger J, ‘Studio con controllo del trattamento oligoantigenico nella sindrome ipercinetica’, Lancet, 1985, i, 540-545
6. el-Saadany SS, ‘Effetto biochimico di coloranti e aromi chimici della cioccolata sulla funzione tiroidea e sulla biosintesi delle proteine’, Nahrung (1991); 35(4):335-43
7. Kaplan BJ, ‘Sostituzioni nella dieta in ragazzi iperattivi’, Pediatrics, 1989, 83, 7-17
8. Levitan H, ‘Coloranti per cibo, farmaci e cosmetica: effetti biologici relativi a solubilità lipidica’, Proceedings of the National Academy of Sciences, U.S.A., (1977) 74, 2914-2918
9. Levitan H, Ziylan Z, Smith QR, Takasato Y, Rapoport SI, ‘Assimilazione nel cervello di coloranti per cibo, eritrosina B’, Brain Res, 19 nov. 1984; 322 (1): 131-134
10. Logan WJ, Swanson JM, ‘Inibizione da parte di eritrosin B dell’accumulo di neurotransmettitori in cervello di topi’, Science, 1979, 206, 363-364
11. O’Banion D, Armstrong B, Cummings RA, Stange J, ‘Disruptive behavior: a dieary approach’, J. Autism 8 (1978), p325-307
12. Rowe KS, Rowe KJ, ‘Coloranti sintetici per cibo e comportamento: una risposta dose dipendente in uno studio a doppio cieco (controllo con placebo)’, The Journal of Pediatrics, 1994, 125, 691-698
13. Swanson JM, Kinsbourne M, ‘Coloranti chimici per cibo ostacolano le prestazioni di bambini iperattivi nei test di apprendimento’, Science, 1980, 207, 1485-1487

VIA GLUTINE E CASEINA!

La società moderna ha ‘i farmaci facili’. Ritalin, un farmaco per ridurre i sintomi in bambini dal comportamento disturbato, è diventato il farmaco più venduto negli Stati Uniti, che contano, oltre a 500.000 bambini autistici, anche il 20% di bambini con danni subclinici al cervello.
La scienza è finanziata dai produttori di farmaci, i medici e le farmacie sotto casa pescano da questa scienza finalizzata al profitto. Fate un esperimento! Vedete dopo quanto tempo incontrerete un medico che è a conoscenza di almeno uno degli studi scientifici che (completamente ignorati a causa di invisibili meccanismi di interessi economici comuni) vengono a galla solo ora attraverso questo manuale.
Perciò prima di percorrere la strada dei farmaci, prima di ciò fate delle indagini personali con l’eliminazione di caseina e glutine dalla dieta dei bambini autistici.

A molti sembrerà che dall’autismo non si esce, o almeno non esiste una pillola anti-autismo. Proprio per questo il vostro impegno si dovrebbe focalizzare di più sulle poche cose efficaci che rendono la vita meno difficile agli autistici (diminuendo i sintomi) e ai loro genitori (che così non vengono costretti a domare i sintomi con farmaci).
Questa nostra richiesta è un po’ come dire: prima di ricorrere a farmaci anti-scorbuto provate a prendere giornalmente delle arance. La carenza di vitamina C è alla base dello scorbuto, allo stesso modo la formazione di peptidi derivanti da caseina e glutine è alla base della tempesta della neurotrasmissione dei bambini autistici.

L’osservazione che le arance prevengono lo scorbuto è stata fatta empiricamente dalla marina britannica 3 secoli fa ed è vera nonostante non sia stata formulata dalla scienza ufficiale o pubblicata da riviste scientifiche. Ora, allo stesso modo, questo suggerimento della caseina e del glutine forse non viene dal vostro dottore, ma non sottovalutatela: l’eliminazione di fonti di gluteomorfine e caseomorfine dall’alimentazione dà risultati positivi nel 70% dei bambini autistici sotto i 4 anni di età. Questo dicono i rapporti di un esercito di genitori. Verificate se l’eliminazione di caseina e glutine fa la differenza. Fate diventare la teoria degli opioidi elemento vitale nella salute del vostro bambino autistico.

Lucarelli S, Frediani T, Zingoni AM, Ferruzzi F, Giardini O, Quintieri F, Barbato M, D’Eufemia M, Cardi E, ‘Panminerva Med., sett. 1995; 37 (3): 137-41, Dipartimento di Pediatria, Università di Roma ‘La Sapienza’

La eziopatogenesi dell’autismo infantile è ancora ignota. Recentemente alcuni autori hanno suggerito che peptidi di origine alimentare possono essere capaci di determinare effetti tossici a livello di sistema nervoso centrale interagendo con neurotrasmettitori. Infatti un peggioramento dei sintomi neurologici è stato riportato in pazienti autistici a seguito del consumo di latte e grano. Scopo di questo studio è stato di verificare l’efficacia di un’alimentazione senza latte di mucca (o altre sostanze negli alimenti che avevano dato una reazione positiva allergica al patch test) in 36 pazienti autistici. Abbiamo anche esaminato riscontri immunologici di allergie alimentari nei pazienti autistici che non avevano alcuna restrizione del cibo utilizzato. Abbiamo notato un notevole miglioramento nei sintomi comportamentali di pazienti dopo un periodo di 8 settimane che seguivano una dieta selezionata antiallergenica ed abbiamo riscontrato elevati livelli di anticorpi specifici IgA verso caseina, lattoalbumina e beta-lattoglobulina e IgG e IgM per la caseina. I livelli di questi anticorpi erano significativamente più elevati di quelli di un gruppo di controllo che consisteva di 20 bambini sani. I nostri risultati ci portano ad ipotizzare una correlazione tra allergia al cibo ed autismo infantile come del resto è già stato suggerito in base ad altri disturbi del sistema nervoso centrale (teoria opioide).

Rimland ha elaborato statisticamente i dati raccolti con questionari distribuiti a centinaia di genitori di autistici e ha riscontrato che i risultati ottenuti con la rimozione di caseina e glutine erano di molto superiori a quelli ottenuti con terapia basata su farmaci.

Gruppi di ricercatori indipendenti, Reichell, Cade, Freeidman, Shattock, hanno dimostrato che bambini autistici migliorano enormemente se sono aiutati da una alimentazione dalla quale sono rimossi caseina e glutine.

A supporto della teoria opioide descritta nella prima parte di questo manuale, Alan Friedman, ricercatore della Johnson & Johnson, ha trovato un composto molto tossico nelle urine di bambini con autismo, la demorfina, un peptide opioide. La demorfina è stata trovata solo un’altra volta in natura e cioè nel veleno di rana freccia (‘dart frog’) dell’Amazzonia! È 10 milioni di volte più potente e tossica della morfina. Altri ricercatori hanno confermato che è sempre presente in bambini con autismo che ricevono anche minuscole quantità di caseina o glutine.

È stato dimostrato che questi opioidi possono aumentare permanentemente la permeabilità della barriera sanguigna del cervello, esponendo il cervello all’avvelenamento da metalli pesanti e ai danni da altre sostanze tossiche. Anticorpi di tipi IgA al glutine portano alla degenerazione del cervelletto. È particolarmente importante che un bambino autistico abbia una dieta senza glutine e caseina durante i suoi primi anni di vita. Gli opioidi ostacolano la fase vitale dello sviluppo. L’epilessia spesso scompare non appena dall’alimentazione del bambino vengono eliminati caseina e glutine.

ASPETTI PRATICI

La rimozione di prodotti contenenti glutine e caseina richiede la partecipazione attiva e convinta di tutti quelli coinvolti nella cura ed assistenza del benessere del bambino. Ma ciò non è quasi mai possibile (coinvolgere cioè assistenti, scuole, nonni, etc). Anche minuscole quantità giornaliere di caseina o glutine ostacoleranno l’esperimento e quindi eventuali progressi.

Il prof. Reichelt raccomanda un periodo di prova di 3 mesi: se non ha funzionato entro questo lasso di tempo allora è improbabile che funzionerà mai.

Specialmente nei bambini di età inferiore a 4 anni si potrebbe notare un effetto pronunciato da ‘astinenza’, con la comparsa di uno o più di questi sintomi: stomaco disturbato, ansia, attaccamenti, stordimento, dolori vari e lieve malumore. L’esperienza ci dice che proprio questi sono buoni segnali, precursori di una positiva risposta.

Per attenuare questa transizione potrebbe essere opportuno ritirare i cibi da evitare a tappe, in 2 -3 settimane.

La causa prima e i danni dell’autismo non possono probabilmente fatti essere risalire tutti all’intolleranza a glutine e caseina. Comunque intervenire in questa direzione leva un carico di tossicità sull’organismo dell’autistico rendendo possibile il successo di interventi terapeutici successivi.

ALCUNI ABSTRACT

Cade R, ‘Autismo e schizofrenia: disfunzioni intestinali’, Nutritional Neuroscience, in press 1999
‘Una dieta senza glutine e caseina ha portato ad un miglioramento entro 3 mesi nell’81% dei bambini autistici. I nostri dati supportano la teoria secondo la quale schizofrenia ed autismo sono dovuti all’assorbimento di esorfine formate nell’intestino dalla digestione di glutine e caseina‘.
Carter CM, ‘Effetti di dieta con cibi selezionati sulla sindrome di deficit attentivo’, Archives of Disease in Childhood, nov. 1993, Vol. 69 (5), pp.564-8
59 bambini con comportamento iperattivo su 78 (il 75.6%) sono migliorati in uno studio sugli effetti di terapia cxon dieta selettiva di elementi non ipersensibilizzanti. 19 di essi sono stati studiati in un protocollo a doppio cieco con controllo di placebo.
Corvaglia L, Catamo R, Pepe G, Lazzari R, Corvaglia E, ‘Depressione in celiaci adulti non trattati’, American Journal of Gastroenterology, marzo 1999; 94(3): 839-43
‘Celiacismo non diagnosticato può portare a gravi malattie comportamentali. 3 pazienti con celiacismo non diagnosticato senza particolari segni intestinali, causante continui sintomi depressivi nei pazienti. In tutti i 3 pazienti i sintomi depressivi migliorarono rapidamente con una dieta senza glutine e caseina. In conclusione, il celiacismo dovrebbe essere tenuto in considerazione in presenza di disturbi comportamentali e depressivi, particolarmente se non rispondono alla normale terapia antidepressiva‘.
Egger J, Carter CM, ‘Dieta oligoantigenica quale terapia di bambini con epilessia ed emicrania’, J. Journal of Pediatrics, gen. 1989; 114(1):51-8
Di 45 bambini con epilessia e mal di testa ricorrenti, sintomi addominali o comportamento ipercinetico, 36 [l’80%] sono migliorati seguendo una dieta oligoantigenica. In 25 di essi [il 55%] gli attacchi epilettici sono scomparsi e in 11 sono diminuiti durante il regime dietetico della terapia. Sono scomparsi anche mal di testa, dolori addominali e comportamento ipercinetico in tutti i bambini in cui l’epilessia era cessata e anche in una parte di coloro in cui l’epilessia non era cessata.
Egger J, Carter CH, Soothill JF, Wilson J, ‘Effetto della dieta selezionata quale terapia per l’enuresi in bambini con emicrania e comportamento ipercinetico’, J. Clinical Pediatrics (Phila), maggio 1992; 31(5): 302-7
21 bambini con emicranie e comportamento ipercinetico che erano migliorati durante un regime di dieta oligoantigenica è stato valutato l’effetto della dieta oligoantigenica sulla diuresi notturna e/o diurna. Durante un periodo di tale dieta, l’enuresi è scomparsa in 12 bambnini e migliorata in altri 4 [76%]. Quindi evitare i cibi antigenici è una terapia per l’enuresi in bambini con emicrania e disturbi comportamentali indotti da cibo.
Zeisel SH, ‘Influenze alimentari sulla neurotransmissione’, Advances in Pediatrics 1986; 33:23-47

SOSTENERE UNA BUONA FLORA BATTERICA INTESTINALE

Lungo tutti gli 8-12 metri del tratto intestinale vivono oltre 400 diverse specie di batteri, chiamati ‘flora batterica’, che hanno il compito di digerire fibre vegetali ed altri elementi su cui i succhi digestivi non hanno effetto, sintetizzare vitamine del gruppo B, controllare i gas intestinali, completare il metabolismo delle sostanze, ostacolare l’insediamento e lo sviluppo di batteri patogeni o ‘nemici’.

La maggior parte dei bambini autistici ha problemi di alterata flora batterica intestinale e di lieviti sistemici. La specie di lievito più diffusa e forse più temuta è candida albicans, nota per produrre neurotossine e problemi al sistema immunitario. Il lievito impedisce la produzione e l’assimilazione delle vitamine del gruppo B, creando così pellagra subclinica e beriberi. Questa mancanza di vitamine B, in particolare della vitamina B6, interferirà con la produzione di serotonina, melatonina ed altri importanti neurotrasmettitori che controllano il comportamento, così che è impossibile avere una chimica del cervello normale in presenza di propagazione di candida. Alterazioni dei livelli di interleukine, citokine, istamina, neurormoni e di altri fattori immunologici sono anch’essi causati dalla candida ed hanno un impatto sulla chimica del cervello, specialmente nelle funzioni cerebrali e sensoriali.

Il ricorso sistematico e prolungato ad antibiotici, oltre ad acutizzare i problemi di alterata permeabilità intestinale, provoca la distruzione dei batteri buoni, quali i Lactobacilli, e quindi innesca la propagazione della candida, che è un lievito e che non risente degli antibiotici. Perciò l’integrità delle pareti intestinali è negativamente influenzata, portando ad uno squilibrio tra batteri buoni e cattivi. Questo permette a sostanze nutritive e tossine di passare attraverso le pareti intestinali.

Il cervello è il primo a risentirne, il sistema immunitario il secondo, dovendo sopportare un carico cronico di sostanze non filtrate. Le varie disfunzioni fanno sì che la maggior parte dei cibi diventano fonte di reazione allergica ed immunitaria sistemica.
Candida albicans è un lievito sempre presente nell’intestino, ma che muta nella forma virulenta e si estende ad altri tesuti non appena le circostanze gli sono favorevoli. Recentemente sono stati sviluppati microscopi ad elevato ingrandimento che mostrano gemme di Candida albicans nel sangue di quasi tutte le persone, che aspettano di affermarsi se mai le nostre difese dovessero abbassarsi.

La candida trattiene e si alimenta di metalli tossici: piombo, mercurio, cadmio, etc.. L’uso di otturazioni dentali di amalgama (che rilasciano otturazioni dentali di amalgama) dovrebbe essere evitata. Secondo un numero crescente di specialisti questo rilascio lento ma costante di mercurio rende la candidosi nei pazienti resistente a qualsiasi tipo di medicina, supplementi o tenore di vita salutistico. Infatti, l’esposizione prolungata a basse dosi di mercurio provenienti dall’amalgama dentale contribuisce direttamente alla alterazione della flora batterica intestinale ed indebolisce le capacità difensive del sistema immunitario. Questi due fattori aprono la strada all’attacco.

L’abuso di zucchero favorisce decisamente la propagazione della candida. Tra gli effetti disastrosi dello zucchero ci sono: 1. l’alterazione del terreno biologico; 2. la fermentazione e quindi il propagarsi dei lieviti.

Sono pochi i metodi di analisi in grado di rivelare una Candida. Il metodo diagnostico migliore è quello dell’analisi in campo oscuro, cioè un ingrandimento del sangue vivo fino a poter vedere linfociti e parassiti. Le analisi delle feci sono spesso inutili: numerose osservazioni hanno dimostrato come in pazienti nei quali era stata diagnosticata inequivocabilmente un’infestazione da candida, le colture delle feci possano risultare negative all’esame. Questo si spiega con il fatto che le colture di Candida si estinguono facilmente nonostante tutte le precauzione.
Il primo sintomo della candidosi sistemica è uno stato di affaticamento anormale con concomitanza di irritabilità. Il secondo sintomo è uno stato distaccato della mente nel quale una persona può osservare cosa gli sta avvenendo, ma non può far niente per risolvere la situazione. L’individuo ha una grande difficoltà a concentrarsi su qualsiasi cosa; ci sono grossi problemi di memoria; prendere decisioni diventa un problema gigantesco. Il terzo sintomo è la comparsa in età adulta di allergie. All’inizio ci sono limitate allergie al cibo, poi queste diventano più intense e più numerose. L’individuo non è più in grado di tollerare alcun tipo di odore chimico. Questa condizione può arrivare ad un deterioramento mentale con concomitanza di idee fisse, depressione, tendenze maniache ed eventualmente comportamento violento. Altri sintomi comuni sono: gonfiore ai legamenti, prurito alla pelle, acne, occhi che bruciano e che lacrimano, infezioni ricorrenti e congestione nasale.

La terapia farmacologica della candidosi prevede l’impiego di sostanze quali Nistatina e Nizoral. La Nistatina colpisce la candidosi intestinale e quella direttamente alimentata da questa. Il fungo sistemico non viene però distrutto dal farmaco, anche se spesso si assiste ad un sollievo temporaneo dei sintomi derivanti dall’elevata attività patogena della popolazione micotica. Nizoral è efficace contro la candidosi sistemica ma, a lungo termine, c’è il rischio di danno irreversibile al fegato o di una reazione fatale. Usare Nistatina o Nizoral è come cercare di vincere una battaglia, sapendo che ciò non ci farà certamente vincere la guerra.

“Il trattamento della candidosi con farmaci antimicotici convenzionali spesso causa problemi alle funzioni di disintossicazione del fegato e riduce la sintesi della fosfosulfotransferasi, un enzima necessario a smaltire le proteine di origine alimentare, per esempio caseina, in peptidi più piccoli facilmente assimilabili”. dr. Hugh Fudenberg.

Perciò i fungicidi quali Nizoral e Nistatina accentuano il problema dell’eccesso opioide degli autistici.
Bisogna considerare che la Candida, come tutte le patologie, nasce (almeno inizialmente) da una reazione difensiva dell’organismo in una particolare situazione. I funghi sono noti per le capacità di legare metalli pesanti: per questo vengono impiegati, sia a livello industriale che nelle miniere, in modo da legare argento, oro e altri metalli ed ottenere una buona estrazione. La presenza di colonie di Candida può essere, quindi, considerata nell’uomo una protezione naturale nei confronti di un’intossicazione da metalli pesanti. Un attacco chimico diretto verso un’infestazione micotica porta all’uccisione del fungo e, con ciò, alla distruzione della protezione naturale nei confronti di un’intossicazione da metalli pesanti. Vengono immediatamente liberate tossine, nonché prodotti di degradazione dei funghi come micotossine e complessi organici del mercurio velenosissimi. Cioè vincere una battaglia in questo modo (oltre a non contribuire alla vittoria della guerra) può ritorcersi contro l’organismo stesso.

In che cosa consiste, allora, la terapia anti-candidosi? La terapia, almeno nella prima fase, non dovrebbe avere come obiettivo quello di uccidere il fungo, ma quello di arginarlo, rafforzando le difese appropriate e trasformandolo così nella sua forma meno patogena.

QUALI SONO LE DIFESE APPROPRIATE?

ATTENZIONE! Questa dieta viene riportato  solo titolo di cronaca. Ogni protocollo sanitario e alimentare deve essere predisposto da medici o professionisti abilitati e seguito nello sviluppo della sua appplicazione dagli stessi. Non utilizzate questo documento a scopi terapeutici in alcun modo.

  1. Una dieta alcalinizzante con frequente utilizzo di succhi di ortaggi (come indicato in ‘La dieta pH’, Panfili & Mangani, Tecniche Nuove Ed.)
  2. Bisogna ricostituire una adeguata flora batterica intestinale usando fermenti lattici o fitofermenti ‘amici’, che vadano cioè a sottrarre terreno in maniera antagonista alla Candida albicans. L’importanza centrale della qualità della flora batterica nella salute dell’organismo fu dimostrata da uno studio scientifico già nei primi anni del ‘900 da un medico russo, dr Metchnikoff, che riuscì a curare numerosi suoi pazienti da vari disturbi come secchezza della pelle, disordini gastrointestinali, arteriosclerosi ed altro, attraverso l’impiego di fermenti lattici.
  3. Bisogna limitare il processo fermentativo della Candida albicans. È perciò vietato lo zucchero, in qualsiasi forma, anche se contenuto in bevande. Limitare la fermentazione della Candida significa anche evitare uova, lievito di birra e qualsiasi altra forma di lievito alimentare. Evitare tutti i prodotti fermentati (vino, birra ed altre bevande alcoliche). La candida converte lo zucchero in alcool, dandovi gli stessi effetti negativi che avreste se beveste. Inoltre dovreste evitare la frutta di sera tardi, sempre per non incoraggiare la fermentazione intestinale.
  4. Bisogna assolutamente individuare le intolleranze alimentari dell’individuo. La Candida intrappola gli allergeni ed aumenta la permeabilità della mucosa intestinale. Ciò non aiuta a ricostruire un sano ambiente intestinale che argini la proliferazione della Candida.
  5. Insalate, carote ed altri ortaggi crudi, eventualmente ingeriti sotto forma di frullati e succhi, aiutano molto il ripristino della funzione digestiva e arginano la candidosi. Alcune persone trovano utile evitare cibi quali formaggi, carne di maiale, caffé.

Per candidosi non sistemiche si può ricorrere a tisane di Pau D’arco, aglio, goldenseal e acido caprilico, che aiutano a diminuire la crescita eccessiva di candida nell’intestino. Quando si prendono per la prima volta, è utile usare un lassativo per rimuovere la porzione di candida che si stacca morta, altrimenti questa diventa cibo per i suoi simili più resistenti.
L’aglio è un ottimo alimento e può aiutare lo stomaco a produrre più HCl. Può anche prevenire uno squilibrio dei dannosi batteri nell’intestino, prevenire la formazione e l’assorbimento di tossine dannose nel sistema e calmare tutto il tratto digestivo, tanto da arrestare la diarrea. Aiuta le secrezioni del fegato e della cistifellea, migliora l’appetito e difende da polio, polmonite, difteria, tifo e tubercolosi, nonché infezioni respiratorie. Distrugge vermi di tutti i tipi. Aiuta ad abbassare la pressione sanguigna. Molti di questi effetti sono probabilmente il risultato delle sue proprietà antibatteriche paragonabili alla penicillina, senza naturalmente avere le controindicazioni della stessa. L’aglio fornisce lo zolfo necessario alla dieta.

CI SONO TERAPIE NATURALI DA AFFIANCARE ALL’ALIMENTAZIONE?

Ci sono terapie naturali da affiancare all’alimentazione? Il trattamento più innocuo ed efficace della candida sistemica è costituito da perossido di magnesio, somministrato per via orale (Candida Albicans and Systemic Candidiasis and Oxygen, Oxygen, Oxygen, Dr. Kurt W. Donsbach. Dr. Donsbach). Un bagno caldo in una vasca con una soluzione di acqua ossigenata al 3% (da 250 a 400 ml) è anche molto utile. Se la condizione è in uno stato avanzato, il medico potrebbe scegliere di somministrare una soluzione di acqua ossigenata direttamente nelle vene.
È importante bere molta acqua, ma anche cercare di recuperare i sali che elevate quantità di acqua portano via.
La migliore prevenzione consiste nel seguire un regime salutare che mantenga il buon funzionamento dello stomaco, fegato, pancreas e cistifellea. In tali condizioni Candida albicans rimarrà sotto controllo nell’intestino crasso, che è il luogo da dove proviene e dove deve restare.

LA FUNZIONE DIGESTIVA

Il nodo di molte anomalie del bambino autistico sta in una cattiva funzione digestiva. È come se una vettura si comportasse in modo strano e desse tutti i tipi di problemi e noi scoprissimo che la maggior parte dei sintomi sono correlati ad una combustione scorretta. Il 47% della popolazione ha una insufficiente produzione digestiva di acido cloridrico, HCl, (con sintomi che vanno da affaticamento cronico a stress epigastrico dopo i pranzi, riflusso, diarrea mattutina, eccessivi gas intestinali, lingua patinata, nausea e frequente comparsa di cibo non digerito nelle feci). Nell’autistico questa stessa disfunzione nella produzione di HCl per la digestione è l’innesco di una reazione a catena che causa i suoi problemi di sonno, le allergie, le autoimmunità, la tossicità cerebrale delle sostanza introdotte col cibo, un carico insopportabile sul sistema nervoso centrale. Persino le capacità di linguaggio e il contatto con gli occhi migliorano in alcuni casi, una volta adeguatamente affrontato il problema della cattiva digestione.

La digestione inizia in bocca, grazie alla masticazione e alla saliva che contiene ptialina ed altri enzimi necessari alla digestione di amido. Una masticazione prolungata può nutrire l’intestino perché fa rilasciare il Fattore di Crescita Epidermale salivario, che guarisce il ricoprimento epiteliale dell’intestino. È stato mostrato che il Fattore di Crescita Epiteliale purificato guarisce le ulcerazioni del colon.
Il cibo passa nello stomaco dove può rimanere per un’ora mentre gli amidi continuano ad essere digeriti. Ad un certo punto l’istamina agisce sui recettori H2 delle cellule parietali dello stomaco e causa la secrezione di acido cloridrico (HCl) nello stomaco, che inizia la decomposizione e la digestione delle proteine. Sono anche rilasciati Pepsinogen ed il “fattore intrinseco” necessario all’utilizzazione di vitamina B12.
Bisogna raggiungere un pH di 3 o anche più acido perché il Pepsinogen venga convertito in pepsina, che serve per dissolvere le proteine in polipeptidi (catene più corte di aminoacidi), che a loro volta saranno ridotti a semplici aminoacidi per uso dell’organismo.

Quando il chimo che lascia lo stomaco è sufficientemente acido, fa scattare il rilascio nel sangue di secretina ed altre sostanze dalle pareti del duodeno. A quanto pare la produzione di secretina è esclusivamente dipendente da volume ed acidità del chimo. Questo rilascio di secretina fa tre cose immediatamente: 1) segnala allo stomaco di arrestare la produzione di HCl; 2) di rilasciare bicarbonato di soda nella quantità esatta per neutralizzare l’acido, e 3) di rilasciare enzimi pancreatici per continuare la digestione del cibo.

La secretina quindi passa in tutto l’organismo, persino nel cervello, venendo coinvolta in molte funzioni corporee. È stato dimostrato che la maggior parte dei bambini autistici hanno bassi livelli di produzione di secretina e, nel 40% dei casi, infusioni di secretina hanno migliorato le capacità di linguaggio e comunicazione, miglior comportamento e contatto con gli occhi, nonché capacità di concentrazione.

La secretina, inoltre, segnala alla cistifellea di inviare appropriate quantità di bile per aiutare la digestione della quantità di grassi presenti. Naturalmente il corpo ha molti sistemi di ‘backup” (copertura in caso di guasto) che entrano in azione in varie situazioni. Quando grasso e proteine entrano nel duodeno, sembra che persino in assenza di sufficiente acido per far scattare la produzione di secretina, vengano prodotte colecistokinine (CCK) dalle pareti del duodeno che segnalano al pancreas e alla cistifellea di attivarsi.

In pratica ciò significa che possiamo sopravvivere senza HCl, ma non bene, perché le proteine non vengono scisse, non si forma pepsina nello stomaco e non viene assimilata vitamina B12 (la secrezione acida è anche molto importante per l’assimilazione di molti minerali e della vitamina B12). Nei casi di anemia perniciosa bisognerebbe pensare di far ricorso alla vitamina B12, ma anche controllare l’eventualità di bassi livelli di HCl nello stomaco.

Se i grassi non vengono digeriti a causa di insufficiente quantità di bile o dell’enzima pancreatico lipasi, si instaurerà una carenza di acidi grassi essenziali e di vitamine solubili in grassi, cioè A, D, E, K, contribuendo così a molti sintomi degli autistici. Il sistema immunitario già in difficoltà sarà ulteriormente compromesso.

Sia secretina che colecistokinine hanno una connessione diretta intestino/ cervello. Ci sono due tipi di recettori identificati: CCKA, trovati in abbondanza nelle cellule pancreatiche acinarie, e CCKB, che funziona anche come recettore di gastrina. CCKB è predominante nel cervello dove i recettori CCK producono il senso di sazietà. Sembrerebbe che la gastrina, un ormone secreto dalle cellule G dello stomaco direttamente nel flusso sanguigno, abbia un gran numero di effetti in quanto usa i recettori CCKB.

Allergie alimentari sono correlate con bassi livelli di HCl. I diabetici hanno bassi livelli di HCl, così come persone con eczema, psoriasi, dermatite seborreica, vitiligine e malattie periodontali.

Quando l’organismo produce basse dosi di HCl nello stomaco non ci sono più barriere per arginare le infestazioni dei batteri, lieviti e parassiti provenienti dall’intestino. La proliferazione di lieviti e micobatteri interferisce ulteriormente con la digestione e l’assorbimento. L’intestino diventa permeabile a cibi maldigeriti. Infiammazioni intestinali e candidosi aggravano questi problemi del tratto digerente e i sintomi nei bambini autistici.

Per minimizzare il problema, evitare di bere durante il pranzo e nelle due ore successive. Ciò infatti andrebbe a diluire l’HCl e rendere difficoltosa la digestione. Dopo di ciò, potrebbe essere utile assumere enzimi pancreatici (quali betaina) insieme ad HCl.

RIGENERAZIONE CELLULARE E PANCREAS

di Mary Megson, Commissione per le Riforme USA, 6 aprile 2000
Negli ultimi dieci anni ho assistito ad un aumento vertiginoso dei dati di incidenza dell’autismo, in molti stati fino ad 1 bambino su 300 oggi è colpito. Nel 1978, quando lavoravo allo Boston Floating Hospital, l’incidenza dell’autismo era di 1 su 10.000. Negli ultimi mesi ho visitato nel mio studio 1.200 bambini: il 90% di essi autistici e provenienti dalla sola area di Richmond. Quanti ce ne saranno allora in tutta la Virginia? Certamente più dei 1522 che il Dipartimento di Educazione ci comunica sono presenti in tutte le scuole dello stato.
La terapia che sto usando è a base di una forma cis di vitamina A, lipido-solubile e concentrata, derivante da olio di fegato di merluzzo. Lo scopo è di riattivare i recettori centrali retinoidi (bypassando il blocco del metabolismo delle proteine G). Il blocco di questo metabolismo a livello delle proteine G causa gravi perdite di funzionalità dei bastoncelli della retina nella maggior parte dei bambini autistici (Bech-Hansen, 1998).

Non vedono più bene di notte e perdono la capacità di definizione del contrasto luce- penombra degli oggetti esposti alla luce. Sprofondano in una situazione in cui tutto ciò che è intorno diventa colore a pezze, mentre solo nel mezzo del loro riquadro visivo le cose si comportano come degli oggetti tridimensionali. Essi cercano di interpretare il mondo che arriva attraverso dati sensoriali distorti. Pensano per immagini che si susseguono ed alcuni di loro spendono ore a mettere in fila degli oggetti uno dietro l’altro, ordinandoli per colore. Il loro evitare il contatto con gli occhi deriva dalla funzionalità dei bastoncelli limitata solo alla parte centrale degli occhi. Per molti di loro il tocco delle madri è diventato come carta ruvida sulla pelle, i rumori normali come quello di unghia che graffiano una lavagna.

Dopo pochi giorni di terapia con vitamina A la maggior parte di questi bambini riacquista contatto con gli occhi ed alcuni riportano che il loro ‘box’ di visione limpida aumenta. Dopo due mesi di terapia con vitamina A viene loro somministrata una singola dose di betanecol per stimolare il metabolismo nel sistema parasimpatico dell’intestino, e dopo circa 30 minuti da ciò essi hanno una mente non più confusa, ridono, riescono a svolgere compiti sui quali prima era impossibile concentrarsi, mostrano un senso di umorismo e parlano di nuovo, come se qualcuno avesse riacceso il collegamento al cervello.

Nonostante i miglioramenti delle capacità mentali non c’è una guarigione totale perché il loro organismo è ancora danneggiato. Quando questi bambini furono sottoposti al vaccino triplo MPR, le loro riserve di vitamina A sono state consumate, ed ora è difficile compensare per metabolismi biochimici bloccati.

La vitamina A è stata denominata l’agente anti-infettivo, e la sua carenza disattiva l’immunità Th1, quella dei linfociti. L’attivazione dei linfociti T, importante per la memoria immunitaria a lungo termine, richiede il 14-hydroxy retro-retinol (14-HHRT). La sola fonte naturale di 14-HHRT è l’olio di fegato di merluzzo che, abbiamo visto, apporta miglioramenti negli autistici.

Margaret Bauman ha descritto, a seguito di autopsie su autistici, una mancanza di crescita e di differenziazione cellulare nell’ippocampo. Ciò è dovuto a disfunzioni dei recettori NMDA / glutamate, nell’ippocampo, dove tale metabolismo collega il cervello sinistro e destro con il lobo frontale. Il lobo frontale è la locazione delle funzioni esecutive, l’attenzione, l’inibizione di impulsi, il giudizio sociale e tutte le funzioni esecutive.
Se stimolati, questi recettori NMDA, attraverso le proteine G, stimolano i recettori nucleari della vitamina A scoperti da Rod Evans nel 1998. Quando questi sono bloccati, i topi non sono in grado di apprendere e ricordare cambiamenti nell’ambiente, essi si comportano come se avessero notevoli problemi visivi e risultano avere deficit di apprendimento spaziale (Sporn, 1994).

Nel 1932 i dottori usavano olio di fegato di merluzzo per ridurre la mortalità negli ospedali del 58%, ma poi il trattamento con antibiotici divenne di moda e la vitamina A fu ignorata. Uno studio del 1993 ha mostrato che nel 72% dei casi di morbillo ricoverati in ospedale negli USA c’è una carenza spinta di vitamina A ed in particolare più alto è il grado di carenza e peggiori sono le complicazioni. Nonostante ciò la medicina ha accantonato l’uso di vitamina A.

Il mio primo figlio è sano ma dislessico. Dopo due mesi e mezzo di terapia con vitamina A e D contenute nel fegato di merluzzo, mio figlio mi dice: ‘Riesco a leggere ora. Le lettere non saltano da una parte del foglio all’altra’. Egli può ora concentrarsi e la sua calligrafia è migliorata straordinariamente. Quanti ce ne sono in giro come lui?

Il betanecol, invece, è un forte stimolante pancreatico. Ha un positivo effetto sulla secrezione di acido gastrico. Fortunatamente questa aumentata attività cellulare parietale non è associata con un maggior riflusso gastro-esofageo. Anzi, da sempre il betanecol è usato clinicamente per risolvere i sintomi da riflusso gastro-esofageo.

In uomini adulti sani il betanecol aumenta il tempo di residenza gastrica del 64%, ma non modifica il tempo di percorrenza totale, dalla bocca al cieco (Pharmacotherapy 9[4] 226-231, 1989). L’aumento di volume di acido dello stomaco e l’aumento del periodo di esposizione ad esso sembrerebbero essere di beneficio per la digestione e l’assorbimento.

Nonostante le sue qualità parasimpatetiche, il betanecol non sembra causare problemi di ipermotilità, ed il mio primo paziente trattato con betanecol ebbe il giorno successivo, per la prima volta da sempre, una escrezione fecale solida. Migliore digestione e peristalsi più ordinata possono spiegare tali risultati.

Studi di laboratorio hanno dimostrato anche che il betanecol stimola la secrezione di numerosi peptidi antimicrobiotici (defensin) da parte del colon (Infect Immunol 64[12]:5161-5, dic. 1996). Queste molecole di ‘defensin’ hanno un ampio spettro di attività, inclusa quella antivirale. Un bambino con gangli intestinali danneggiati e pseudo-ostruzione associata con virus attivo Epstein Barr è stato trattato con successo con betanecol (Am. J. Gastroenterol 95[1]:280-284, gen. 2000). Il controllo della disbiosi intestinale è un altro meccanismo coinvolto di rilievo.
Gli effetti immediati che il betanecol riesce a produrre (30-40 minuti dalla prima dose) potrebbero essere dovuti o al suo forte effetto stimolante pancreatico, da cui dipende la produzione di secretina, o al suo effetto su numerosi siti recettori del sistema nervoso centrale (Biochemical Pharmacology 38[5]: 837-50, 1 marzo 1989). La mia impressione è che una categoria che sicuramente ottiene benefici dal betanecol è quella dei bambini che hanno mostrato di rispondere positivamente ad infusioni di secretina (cioè cattiva produzione di acido cloridrico).
Vorrei sottolineare che non credo che il betanecol sia efficace a meno che non venga preceduto da circa due mesi di trattamento con olio di fegato di merluzzo.

PROTOCOLLO

ATTENZIONE! Questo protocollo viene riportato  solo titolo di cronaca. Ogni protocollo sanitario e alimentare deve essere predisposto da medici o professionisti abilitati e seguito nello sviluppo della sua appplicazione dagli stessi. Non utilizzate questo documento a scopi terapeutici in alcun modo.

  1. Usare vitamina E (220-400 IU/ giorno) e vitamina C (500- 1000 mg/ giorno) iniziando qualche giorno prima della terapia con vitamina A e continuando per tutto il periodo.
  2. Vitamina A (850 IU, per età inferiore a 2 anni; 2500 IU, 2- 5 anni; 3750 IU, 5- 10 anni; 5000 IU, 10 anni in sù).L’olio di fegato di merluzzo è la fonte ideale di vitamina A.
  3. Si inizia l’uso di betanecol (2.5 mg in pasticche, meno di 5 anni; 5.0- 7.5 mg, tra i 5 e i 10 anni, 10 mg, 10 anni in sù).

Allo stesso tempo si continua con le dosi di vitamina A.Man mano si aumentano i dosaggi, osservando l’effetto, fino ad un massimo arbitrario di 12.5 mg. Una seconda dose nel pomeriggio è spesso opportuna.

La mia assunzione è che l’olio di fegato di merluzzo vada progressivamente a rigenerare recettori oppure che favorisca in qualche altro modo la transmissione così che il betanecol possa funzionare. Non esiste un intervento che possa darvi risultati così positivi come quello con betanecol dopo vitamina A. i pazienti sono di nuovo ‘collegati’, felici, socializzano. I primi cambiamenti sono spesso immediati, altre volte si aspetta un po’ di tempo. La funzione intestinale migliora. L’appetito aumenta. Conseguentemente migliorano le capacità di linguaggio e socializzazione.
Il dr. McGinnis dice che i bambini autistici hanno una situazione di distruzione dei recettori muscarinici: “Pupille dilatate (le misuriamo ora con cerchi graduati), cattiva visione, blocchi intestinali o problemi correlati (carenza muscarinica si traduce in crescite batteriche e malassorbimento si possono manifestare con diarrea), sudorazione limitata e pallore: tutti questi possono essere spiegati da un basso tono muscarinico’.

“Mi convinco sempre più che i problemi visivi che questi bambini hanno sono peggiori della cecità. Oltre a non distinguere bene, c’è un senso di confusione difficile da integrare con gli altri sensi.

Pupille dilatate e cattiva funzione ciliare a causa della distruzione muscarinica significano visione sfocata.. Funzione elicoidale cattiva o assente significa cattiva definizione luce/ ombra. Cattiva definizione luce/ ombra e dei margini impedisce la percezione della profondità.
Col betanecol non è necessario né utile eccedere rispetto alla dose ideale. Anzi dopo un po’ di tempo il più dei suoi benefici sono stati ottenuti e si puo’ smettere gradualmente di usarlo. Non sono ancora state riportate gravi reazioni avverse. C’è stato il caso di un bambino di 35 chili che ricevette una dose iniziale di 25 mg riportando eccessiva lacrimazione, ma abbassando la dose questa smise. Un altro bambino trattato con megadosi di betanecol ha iniziato dopo 2 mesi ad essere iperattivo (stimolazioine dei recettori) e con la riduzione della dose l’iperattività è scomparsa immediatamente.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

1. Rollins R, ‘A report to the California state legislature £/ 1/ 99, personal communication
2. Megson M, ‘È l’autismo un difetto della proteina G alfa reversibile attraverso l’uso di vitamina A naturale?’, J. Med Hypo, marzo 2000
3. Farvell Z, Boume H, Iiri T, ‘Lo spettro delle patologie della proteina G’, N. Engl J. Med. 1999; 340: 1012-13
4. Meisenberg G, Simmons W, ‘Principi di biochimica medica’, New York: Mosby, 1998: 586
5. Fauci, Braunwald E, Isselbacher K, ‘Principi di Harrison di Medicina Interna’, 14a ed New York: McGraw-Hill, 1998: 505-11
6. Cohen A, Bennett C, ‘Reumatologia ed immunologia’, 2a ed., New York: Grune and Stratton, 1986: 442
7. Druje TP, Hahn LB, Reboul T, Arnaud B, ‘Cecità notturna e funzione elicoidale della subunità alfa’, Nat Geent, luglio 1996; 13 (3): 358-360
8. Realmuto G, Purple R, Knoblock W, ‘Elettroretinogrammi in 4 pazienti autistici e sei familiari di primo grado’, Canad J. Psy 1989; 34: 435-9
9. Bech-Hansen NT, Naylor MJ, Maybaum TA, ‘Perdita di funzione in un canale alfa-1 del calcio, subunit gene in Xp11.23, causa cecità notturna’, Nat. Genet 1998; 19(3): 264-7
10. Bauman M, ‘Neurobiologia delle sindromi autistiche’, XVIII BNaltimore Johns Hopkins 1995, 1-2
11. Chiang M, Misuer D, Kempermann G, ‘Un ruolo essenziale dei recettori retinoidi RARbeta e RXRgamma nella potentizzazione a lungo termine e nella depressione’, Neuron, dic. 1998; 21:1351
12. Sporn M, Roberts A, Goodman D, ‘Retinoidi’, 2a ed., New York: Raven Press 1994, p. 339, p. 526

VITAMINA B6 E MAGNESIO PER L’AUTISMO

Fonti: Autism Research Review International, Vol. 1 (4), 1987, del dr. Bernard Rimland. Autism Research Institute, 4182 Adams Avenue, CA 92116 San Diego (USA)

Gli autistici non guariscono completamente con la terapia di vitamina B6 e magnesio, ma in molti casi sono stati ottenuti dei miglioramenti notevoli. In uno di questi casi un paziente autistico di 18 anni stava per essere allontanato per la terza volta da una clinica psichiatrica in poco tempo, perché considerato troppo violento ed aggressivo. Persino massicce dosi di farmaci non avevano avuto alcun effetto su di lui. La psichiatra provò l’approccio con vitamina B6 e magnesio come ultima spiaggia. Il ragazzo si calmò subito. Dopo qualche settimana la psichiatra andò a visitarlo a casa sua e riportò di aver trovato un ragazzo autistico simpatico e bonaccione, che suonava la chitarra e cantava per lei.

Un altro esempio: una madre mi telefona perché il figlio autistico 23enne sta per essere espulso dall’istituto di riabilitazione dove ha un impiego part-time, a causa del suo comportamento incontrollabile. Le spiego che non c’è alcuna forma di trattamento per quella situazione, ma che potrebbe provare a dargli un multisupplemento a base di vitamina B6 e magnesio. Entro poche settimane mi ha chiamato di nuovo dicendomi, contentissima, che non solo suo figlio non era stato più allontanato dal centro, ma la sua produttività era aumentata e con essa la sua paga settimanale, da 1.50 dollari a 25.

La ricerca medica relativa all’uso di vitamina B6 nei casi di autismo iniziò negli anni ’60. Nel 1966 due neurologi britannici Heeley e Roberts, riportarono che 11 bambini autistici su 19 avevano anomali quantità di alcune sostanze nelle urine dopo un test di carico con triptofano. Una sola dose di 30 milligrammi di vitamina B6 riportava i valori di questi test nella normalità.

Un ricercatore tedesco, V. E. Bonisch, riportò nel 1968 che 12 bambini autistici su 16 mostravano un notevole miglioramento del comportamento quando trattati con dosi giornaliere di vitamina B6 da 100 a 600 mg al giorno. 3 dei pazienti di Bonisch riuscirono a parlare per la prima volta dopo che la vitamina B6 fu somministrata in questo studio clinico.

A seguito della pubblicazione del mio libro ‘Autismo infantile’, nel 1964, iniziai a ricevere centinaia di lettere da genitori di bambini autistici da molte parti degli Stati Uniti, e tra di essi ce n’erano alcuni che avevano provato quella che allora era una ‘idea nuova’ della terapia vitaminica sui loro bambini autistici. Alcuni di loro mi descrissero gli straordinari miglioramenti e cambiamenti nel comportamento che avevano ottenuto, ma all’inizio ero un po’ scettico relativamente a quanto mi raccontavano. Poi i casi e le lettere ricevuti si moltiplicarono ed il mio interesse crebbe proporzionatamente.

Da un questionario distribuito tra i genitori dei miei pazienti autistici, scoprii che 57 di loro avevano sperimentato megadosi di vitamine. Molti di loro avevano ottenuto risultati positivi. Perciò mi decisi ad iniziare su larga scala, su oltre 200 bambini autistici, uno studio dell’effetto di megadosi di vitamina B6, niacinamide, acido pantotenico e vitamina C, insieme ad una formulazione con altre vitamine preparata specificatamente per questo studio.

Alla fine dello studio di 4 mesi risultò evidente che la vitamina B6 era la parte più importante della terapia vitaminica sperimentata e che in alcuni casi aveva apportato miglioramenti notevoli. Tra il 30% e il 40% dei bambini avevano mostrato un miglioramento significativo quando era loro somministrata vitamina B6 insieme al magnesio.

Due anni dopo, insieme a due miei colleghi (Professors Enoch Callaway e Prof Pierre Dreyfus della Università della California), iniziai un secondo studio sull’uso della terapia vitaminica su bambini autistici, ma questa volta era centrato esclusivamente sull’uso di vitamina B6 e magnesio. In tale studio a doppio cieco con controllo furono ottenuti risultati statisticamente significativi ed i benefici della vitamina B6 andavano da un miglior contatto con gli occhi, minor isolamento e scoppi d’ira, maggior interazione col mondo circostante e parlantina, insomma una normalizzazione generalizzata rispetto alla malattia, anche se questi bambini autistici non erano completamente guariti. Per la maggior parte dei bambini le dosi giornaliere di vitamina B6 andavano da 300 a 500 milligrammi. Insieme a questo erano anche somministrati qualche centinaio di milligrammi al giorno di magnesio e un complesso di vitamine B per prevenire carenze di tali nutrienti indotte da B6.
Dopo la fine di questo studio, il professor Callaway si recò in Francia, dove convinse il professor Gilbert LeLord e collaboratori ad eseguire delle ulteriori ricerche sull’uso di vit. B6 e magnesio nei bambini autistici. I ricercatori francesi, sebbene scettici sul fatto che qualcosa innocuo come una vitamina potesse influenzare una malattia così profonda come l’autismo, ne divennero sostenitori convinti dopo il loro primo esperimento sui 44 bambini, che avevano intrapreso solo con molta riluttanza. Da allora hanno pubblicato 6 studi relativi all’uso della vitamina B6, con e senza magnesio, su bambini ed adulti autistici. Nei loro studi usarono fino ad 1 grammo al giorno di vitamina B6 e mezzo grammo di magnesio. LeLord e collaboratori misurarono non solo parametri relativi al comportamento dei bambini autistici, ma anche l’escrezione di acido omovanillico (AOV) ed altri metaboliti nelle urine. Inoltre essi hanno da allora effettuato numerosi studi nei quali è stato analizzato l’effetto della vitamina B6 sull’attività elettrica nel cervello. Tutti questi studi hanno prodotto risultati positivi. LeLord ha recentemente riassunto i risultati su 91 pazienti: 14% con progressi eccezionali, 33% con qualche progresso. Egli ha sottolineato che “in tutti i nostri studi, non furono osservati effetti secondari”. Numerosi studi recenti di due gruppi di ricercatori statunitensi (Thomas Gualtieri e collaboratori, dell’Università del Nord Carolina, e George Ellman e collaboratori, al Sonoma State Hospital in California) hanno mostrato altri risultati positivi su autistici.
Tutti i 18 studi di cui sono a conoscenza, in cui è stato valutato l’uso di vitamina B6 in bambini autistici, hanno fornito risultati positivi. Questo è un riscontro importante, dato che i numerosi farmaci che sono stati valutati come trattamenti per l’autismo hanno prodotto risultati molto inconsistenti. Se un farmaco mostra risultati positivi nella metà degli studi di valutazione, è considerato un successo ed il suo uso viene promosso su tutti i pazienti autistici. Invece, nonostante i riscontri notevolmente consistenti della ricerca sull’uso di vitamina B6 nel trattamento dell’autismo e nonostante il suo grado di innocuità incomparabilmente maggiore di qualsiasi farmaco usato per gli autistici, ci sono attualmente veramente pochissimi medici che ne sostengono l’uso come terapia dell’autismo.

Relativamente alla sicurezza di una sostanza, non si può mai essere sicuri di niente in generale su di un paziente, ma la vitamina B6 è particolarmente sicura ed innocua, in maniera eccezionale se confrontata con i farmaci alternativi, che hanno una probabilità elevata di causare malattie, danni e persino la morte. In uno studio del 1993 su neonati epilettici, Pietz ha trovato che 300 mg di B6/kg/giorno (cioè 18 volte il dosaggio usato nell’autismo) sono superiori a qualsiasi farmaco anti-epilettico. E la vitamina B6, in quantità fino a 50 grammi al giorno, è stato usato come antidoto per vittime di certi veleni. La vitamina B6 è tossica? Non direi proprio! Decine di migliaia di persone, inclusi bambini ed adulti autistici, hanno preso elevate dosi a partire dagli anni ’60, durante gli anni ’70, ’80 fino ad oggi, senza riportare alcun segno di reazioni avverse.

Se l’autistico è uno di quelli che hanno bisogno di vitamina B6 in elevato dosaggio, allora per quella persona si noteranno dei miglioramenti. I benefici della vitamina B6 spesso iniziano ad essere notati dopo pochi giorni. Di solito il 50% degli autistici hanno un miglioramento dei sintomi. Se comunque non si vedono benefici in 3-4 settimane, allora non c’è che da smettere con questo trattamento.
La mancata risposta alla terapia con vitamina B6 indica molto probabilmente una carenza di metionina, cisteina e cistina, che riescono a migliorare l’utilizzazione della vitamina B6. Se il bambino autistico risponde poco o niente alla vitamina B6, provare ad aumentare i livelli di questi elementi, in particolare la cisteina, attraverso l’uso di supplementi. Dovrebbe essere notato anche che la vitamina B6 può non apportare miglioramenti se c’è una carenza di acido folico.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

Rimland B, Callaway E, Dreyfus P, ‘L’effetto di elevate dosi di vitamina B6 sui bambini autistici: uno studio a doppio cieco’, Am J Psychiatry, aprile 1978; 135(4):472-5


Avendo identificato 16 bambini autistici che apparentemente erano migliorati a seguito di terapia con vitamina B6 (piridossina), i supplementi di vitamina B6 furono sostituiti in uno studio a doppio cieco con placebo. Ne è risultato un peggioramento del comportamento durante i periodi in cui veniva somministrato placebo al posto di vitamina B6.


Lelord G, Callaway E, Muh JP, Arlot JC, Sauvage D, Garreau B, Domenech J, ‘Cambiamenti dei livelli di acido omovanillico dopo trattamento con vitamina B6; studio funzionale su bambini autistici’, Rev Neurol (Paris), dic. 1978; 134(12):797-801


In base alla teoria dopaminergica delle psicosi, gli autori hanno studiato i livelli di acido omovanillico (principale metabolita derivante dalla dopamina) nelle urine di 37 bambini autistici, ed in 11 bambini normali presi come gruppo di controllo. L’azione favorevole della vitamina B6 sull’autismo, riportata da ricercatori britannici, è stata confermata in 15 bambini. Inoltre, la vitamina B6 riduce il livelli di acido omovanillico in 33 bambini autistici su 37 ed aumenta i livelli di acido omovanillico nei bambini sani.


Barthelemy C, Garreau B, Leddet I, Sauvage D, Domenech J, Muh JP, Lelord G, ‘Effetti biologici e clinici della somministrazione di magnesio e vitamina B6 su alcune anomalie osservate nell’autismo infantile’, Therapie, sett.- ott. 1980; 35(5): 627-32
Lelord G, Callaway E, Muh JP, ‘Effetti clinici e biologici di elevate dosi di vitamina B6 e magnesio su bambini autistici’, Acta Vitaminol Enzymol. 1982; 4(1-2):27-44


Nel 1973 Rimland ha riportato che alcuni bambini autistici rispondevano positivamente ad elevate dosi di vitamina B6. Dopo questo primo riscontro, sono stati eseguiti vari studi per individuare individui apparentemente stimolati positivamente dalla vitamina B6 e per valutare in dettaglio le reazioni cliniche e biologiche alla vit. B6. Il magnesio è stato incluso perché ampie dosi di B6 possono aumentare l’irritabilità. Sono stati esaminati 44 pazienti autistici (età media 9.3 anni). Nella prima parte dello studio 15 dei 44 bambini hanno mostrato un miglioramento clinico con una leggera regressione dopo la terminazione del trattamento. 13 di quelli che avevano reagito positivamente e 8 che non avevano risposto sono stati valutati di nuovo in uno studio di due settimane a doppio cieco e le risposte allo studio iniziale furono confermate. I dati biochimici rivelano una significativa diminuzione di livelli di acido omovanillico nelle urine durante la somministrazione di vit. B6- magnesio. Durante tale trattamento, i potenziali evocati hanno mostrato un notevole aumento di ampiezza.


Martineau J, Garreau B, Barthelemy C, Callaway E, Lelord G, ‘Effetti della vitamina B6 su potenziali evocati medi nell’autismo infantile’, Biol Psychiatry, luglio 1981; 16(7): 627-41


Nei bambini autistici, i potenziali evocati medi sono stati riportati avere ampiezze e tempi di latenza minori di quelli di bambini sani. Abbiamo esaminato gli effetti biochimici ed elettrofisiologici della vitamina B6 e magnesio su 12 bambini autistici e su 11 sani. La vitamina B6 e il magnesio apportano, secondo studi recenti, un parziale miglioramento clinico nell’autismo infantile. In questo studio è stato osservato che durante il trattamento di autistici con vitamina B6 e magnesio c’è un aumento dell’ampiezza dei potenziali evocati ed una diminuzione dei livelli di acido omovanillico nelle urine. Nei gruppi di controllo sani non ci sono variazioni di questo tipo.


Barthelemy C, Garreau B, Leddet I, Sauvage D, Muh JP, Lelord G, Callaway E, ‘Valutazione con scala di comportamento e livelli di acido omovanillico nelle urine per monitorare il trattamento di vitamina B6 e magnesio in bambini autistici’, Neuropsychiatr Enfance Adolesc., maggio-giugno 1983; 31(5-6):289-301
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Questo articolo analizza effetti comportamentali, biochimici ed elettrofisiologici di tre studi di terapie a doppio cieco con 60 bambini autistici: solo vitamina B6, solo magnesio, vitamina B6 e magnesio insieme. Gli effetti terapeutici sono stati esaminati in base a scale di valutazione comportamentali, escrezione urinaria di acido omovanillico (AOV), lettura di potenziali evocati (PE). Il miglioramento di comportamento osservato durante il trattamento con vitamina B6 e magnesio avveniva insieme a consistenti modifiche sia di parametri biochimici che elettrofisiologici, cioè diminuzione di escrezione di AOV nelle urine ed ampiezza e morfologia PE normalizzata. Questi cambiamenti non furono riscontrati né con il trattamento con solo vitamina B6 o solo magnesio.


Barthelemy C, Martineau J, Bruneau N, Garreau B, Jouve J, Muh JP, Lelord G, ‘Strumenti di valutazione clinica (scala di valutazione comportamentale), elettrofisiologica (potenziali evocati condizionati) e biochimici (acido omovanillico nelle urine) nell’autismo infantile’, Encephale., maggio- giugno 1985; 11(3):101-6
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Abbiamo analizzato circa 4.000 questionari completati da genitori di bambini autistici che hanno dato una valutazione in scala di diversi trattamenti ed interventi terapeutici. Tra i trattamenti biomedici, l’uso di elevate dosi di vitamina B6 e magnesio (n = 318) ha ricevuto il punteggio maggiore, con una media di 8.5 genitori che riportavano miglioramenti del comportamento per ognuno che riportava un peggioramento. Deanol (n = 121) è risultato secondo per efficacia, con 1.8 genitori che riportavano miglioramento per ognuno che riportava un peggioramento. Fenfluramine (n = 104) è risultato il terzo, con un rapporto di 1.5:1. Cloruro di tioridazina (Mellaril), nettamente il più usato dei farmaci nel campione di autistici esaminati (n = 724), è risultato il quarto, con un rapporto miglioramento-peggioramento di 1.4:1.


Martineau J, Barthelemy C, Cheliakine C, Lelord G, ‘Uno studio a medio termine a base di vitamina B6 e magnesio in un sottogruppo di bambini autistici selezionati in base al loro grado di risposta al trattamento’, J. Autism Dev Disord., sett.1988; 18(3): 435-47
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44 pazienti su 60 avevano una caratteristica displasia facio- auriculare. 24 di questi mostravano un aumento di piruvato e lattato ed un’acidosi metabolica. 17 pazienti autistici mostrarono un aumento di taurina, mentre il resto degli aminoacidi era minore negli autistici rispetto a quello del gruppo di controllo. Anche glutammato ed aspartato erano significativamente elevati rispetto ai gruppi di controllo. 3 pazienti autistici su 8 che ricevettero elevate dosi di vitamina B6, crebbero nelle capacità di linguaggio, affettività e risposta a terapia di modificazione di comportamento. 5 bambini autistici avevano segni clinici di malattia ben precisi: due con sindrome Martin-Bell e tre ragazze colpite rispettivamente da sindrome di Rett, fenilketonuria ed aciduria dicarbossilica.


Moreno-Fuenmayor H, Borjas L, Arrieta A, Valera V, Socorro-Candanoza L, ‘Livelli nel sangue di aminoacidi opiodi nell’autismo’, Invest Clin., giugno 1996; 37(2): 113-28
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ABSTRACTI livelli di aminoacidi nel sangue sono stati misurati con la tecnica HPLC su 14 bambini autistici di età inferiore ai 10 anni. I valori medi di acido glutamico ed aspartico erano elevati, così come quelli di taurina. I livelli di glutamina ed asparagina erano bassi rispetto a quelli di bambini normali. 11 bambini avevano livelli maggiorati di acido aspartico e 8 bambini avevano elevati livelli di glutamato; 7 di questi bambini avevano un concomitante aumento di taurina. Ci furono solo 5 bambini in cui contemporaneamente avvenne l’aumento di tutti questi composti sopracitati. Questi risultati dimostrano che anomali livelli nel sangue di aminoacidi neurotrasmettitori possono essere riscontrati in una parte dei bambini autistici. L’aumento di glutamatemia può essere di origine alimentare o potrebbe derivare da metaboliti endogeni, tra le altre possibili cause per carenza di vitamina B6 difetti o blocchi di recettori di glutammato nei tessuti neuronali o alterazioni della funzione dei neurotrasmettitori.


Uhlig T, Merkenschlager A, Brandmaier R, Egger J, ‘Mappatura topografica dell’attività elettrica del cervello in bambini con sindrome di deficit attentivo ed iperattività indotta da cibo’, Eur J Pediatr, luglio 1997; 156(7): 557-61, Institute for Child Health Research, Clinical Sciences Division, West Perth, Australia


In 15 bambini colpiti da sindrome di deficit attentivo ed iperattività è stato effettuata la mappatura topografica EEG dell’attività elettrica del cervello monitorando l’effetto che aveva il somministrare o l’evitare alcuni cibi in questione. Durante il consumo dei cibi sensibilizzanti ci fu un aumento notevole di attività betale nelle aree frontotemporali del cervello. L’indagine è la prima a dimostrare una correlazione tra attività elettrica del cervello ed assunzione di cibi sensibilizzanti in bambini con sindrome di deficit attentivo indotto ed iperattività indotto da cibo. CONCLUSIONI: Questi risultati sono consistenti con l’ipotesi che in sottogruppi di bambini con sindrome di deficit attentivo ed ipersensibilità alcuni cibi possono influenzare non solo i sintomi ma anche alterare l’attività elettrica del cervello.


Rimland B, ‘Terapia con elevate dosi di vitamina B6 e magnesio nel trattamento dell’autismo’, J. Autism Dev Disord., dic. 1998; 28(6):581-2
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Carenze di magnesio, rame, zinco, calcio, ferro insorgono più spesso tra i bambini autistici che in quelli sani, e la carenza di magnesio è la più frequente di tutte. È stato valutato l’effetto di supplementi di magnesio su 75 bambini con sindrome di iperattività e deficit attentivo. Tale regime ha portato ad un aumento dei livelli di magnesio, zinco, calcio ed una diminuzione di iperattività. Nel gruppo di controllo non trattato con magnesio, ma solo con terapia farmacologica, è stato invece registrato un aumento dell’iperattività. Tali risultati evidenziano la necessità di tenere in considerazione una possibile carenza di bioelementi in bambini con sindrome di iperattività e deficit attentivo e l’efficacia di regimi di supplementi di magnesio.


TERAPIA CRANIO SACRALE

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TERAPIA CRANIOSACRALE, DEL DR JOHN E. UPLEDGER

Durante il periodo di crescita fisica del cervello e del cranio del bambino, è necessario, per sostenere un normale processo di maturazione, che le membrane meningee ricoprenti la volta cranica e la superficie di crescita del cervello si espandano in sincronia con la crescita delle strutture.

Lo stretching manuale delle membrane meningee operato con la terapia craniosacrale dà miglioramenti incredibili su pazienti autistici. Infatti, nell’autismo le membrane meningee, specialmente quelle della ‘dura mater’, perdono le loro capacità di sostegno della crescita, ostacolando la normale espansione del cervello e della volta cranica. Questa perdita di capacità di sostegno della ‘dura mater’ e delle membrane meningee è molto probabilmente dovuta ad alterazioni della biochimica del processo costruttivo. Questi cambiamenti biochimici sembrano insorgere a seguito di episodi febbrili scatenati da diversi elementi, cioè da infezioni virali o reazioni a vaccini.
Ho lavorato molti anni specificatamente con autistici e le osservazioni che ho raccolto già nel primo periodo di lavoro sono state confermate tutte le volte che mi si presentava un nuovo caso.

  1. La comparsa dell’autismo è spesso preceduta da un qualche episodio febbrile. Questo episodio febbrile precede (in media di due settimane) il momento in cui i genitori si rendono conto che c’è stato un cambiamento nel comportamento. Il lasso di tempo tra comparsa di sintomi ed episodio febbrile comunque può essere di qualche giorno o di un paio di mesi. In tal senso ho raccolto testimonianze e casi clinici da genitori di bambini autistici in Stati Uniti, Canada, Inghilterra e Belgio: la febbre potrebbe seguire infezioni virali, reazioni a vaccini o altre cause.
  2. Alcuni dei comportamenti osservati nei bambini autistici sono tentativi di cambiare/ correggere disfunzioni fisiologiche e/o anatomiche che sarebbero poi la causa di dolore o disagio. Si sa che molti bambini autistici sbattono la loro testa ed hanno altri atteggiamenti di autolesionismo. Abbiamo osservato che, quando vengono effettuate con successo specifiche correzioni del sistema craniosacrale, questo tipo di comportamenti degli autistici cessano spontaneamente. È mia opinione che il bambino che sbatte la testa stia cercando di alleviare una compressione nella testa che risulta molto dolorosa. Quando questa compressione viene alleviata attraverso le nostre manipolazioni, lo sbattere la testa smette. Questa compressione va dalla parte frontale fino a dietro la testa. Questo è un dato costante nei casi clinici esaminati: quando abbiamo la possibilità di alleviare situazioni di compressione delle pareti della membrana della volta cranica in direzione da avanti a dietro, questi comportamenti lesionisti scompaiono spontaneamente!
  3. È stato consistentemente riscontrato che la terapia craniosacrale volta ad alleviare la anomala compressione da lato a lato (trasversa) della calotta cranica porta ad immediate dimostrazioni di affettività del bambino. Il bambino non solo abbraccerà e bacerà il terapeuta dopo che la compressione è stata alleviata, ma avrà una migliore capacità di socializzazione, con manifestazioni di affettività a genitori e assistenti sociali. I bambini trattati iniziano anche ad interagire con i coetanei e con gli adulti, mentre precedentemente le loro interazioni erano come se con oggetti inanimati. Inoltre, durante la terapia craniosacrale il bambino spesso riesce a liberare molta emotività precedentemente bloccata.
  4. Valutazioni termografiche delle mani del bambino autistico durante efficaci sessioni di terapia craniosacrale dimostrano un aumento della temperatura delle mani, spesso dell’ordine dei 2-3 gradi in più. Cioè il risultato immediato delle terapie craniosacrali è un aumento di flusso sanguigno alle mani. L’aumento di flusso sanguigno è necessariamente correlato al rilassamento del nervo di controllo simpatetico dei vasi sanguigni. Questo rilassamento del sistema nervoso simpatetico porta ad una riduzione di fattori interni di stress fisiologico ed emotivo.
  5. Tutti i nostri esami e valutazioni hanno rivelato che le membrane intracraniali sono troppo strette negli autistici. 63 bambini classificati autistici o schizofrenici dal dr Bernard Rimland (direttore del Child Behavioral Research Center, San Diego) sono stati valutati da me relativamente alle caratteristiche craniosacrali, senza che io vedessi le loro cartelle cliniche o li intervistassi. Ebbene sono stato in grado, solo grazie a questa valutazione manuale craniosacrale di dire chi era autistico e chi non lo era. Questi ed altri risultati suggeriscono che, per qualche motivo, le membrane intracraniali meningee, specialmente la ‘dura mater’, che è molto dura e impermeabile, non si stavano espandendo lungo la normale crescita del cervello e delle ossa del cranio.
  6. Non è insolito che risposte favorevoli alla terapia craniosacrale regrediscano se si interrompe la terapia per 3 o 4 mesi.

In conclusione, in base alle indagini fatte su autistici e in base alle risposte ottenute dalla terapia craniosacrale su di essi, i danni subìti dalla capacità di contenimento del sistema meningeo intracraniale sono un fattore che, almeno in parte, sicuramente contribuisce ai problemi dei bambini autistici. La ‘dura mater’ può essere allungata attraverso l’uso di tecniche manuali craniosacrali applicate alla superficie esterna del cranio. Questo lavoro apporta sollievo relativamente alla restrizione della membrana imposta su cervello ed ossa del cranio. Il trattamento deve avere una certa regolarità perché l’aumento delle capacità di contenimento è rapidamente saturato dal suo cranio che continua nella crescita.
Il trattamento che suggerisco è la terapia craniosacrale effettuata regolarmente fino a quando il bambino diventa grande (di solito una volta a settimana, ma anche ad intervalli più lunghi). Se si interrompe la terapia troppo a lungo e c’è una regressione dei sintomi, bisogna ricominciare con sedute settimanali per almeno un mese e mezzo. Non c’è mai bisogno di più di una seduta craniosacrale per settimana.

Consiglio anche di dare supplementi nutrizionali in modo da assicurare il ripristino della vitalità del cervello che è stato compresso per così tanto tempo: complesso di vitamine B, vitamina B12, acido docosaesaenoico, acido alfa lipoico ed una buona preparazione completa di vitamine e minerali.

Abbiamo registrato molti successi nell’insegnare ai genitori stessi come trattare i bambini autistici usando la terapia craniosacrale. In questi casi si suggerisce una valutazione di un terapista professionista craniosacrale solo una volta ogni sei mesi.

Background: Come ricercatore e medico alla Michigan State University, iniziai nell’autunno del 1976 uno studio sull’autismo al Genessee County Center per bambini autistici a Flint (in collaborazione con il dr Retzlaff e il prof. Vredevoogd della Michigan State University) che durò fino al giugno 1980. Abbiamo lavorato nelle scuole per autistici recandoci lì due volte a settimana durante tutto l’anno scolastico e seguendo in media dai 28 ai 30 bambini autistici. Dal 1980 al 1982 ho continuato a visitare pazienti autistici presso il mio studio medico. Nel 1983 mi sono trasferito in Florida e nel 1985 ho partecipato alla creazione dell’istituto Upledger. Subito dopo la creazione dell’Istituto Upledger iniziammo un programma di una settimana di trattamento intensivo per bambini autistici, che è rimasto attivo fino ad oggi. È offerto 3 o 4 volte all’anno e coinvolge esclusivamente bambini autistici. Si tratta di 5 giorni consecutivi con terapia di 6 ore al giorno. I genitori anche vengono coinvolti e viene offerto training nel trattamento e gestione dei loro figli autistici.

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