Vax tunnel: La testimonianza di un papà

Pubblichiamo integralmente la testimonianza di Cristiano, danneggiato da vaccinazione.

Se credi che ciò che troverai scritto qui di seguito siano solo menzogne o il tentativo di un fissato di dire no a priori, se la tua ideologia è a favore dei vaccini e, se credi che gli stessi siano così necessari e per niente nocivi, allora ti invito a sospendere subito la lettura e ad andare a vaccinarti, altrimenti, se pensi di poter trovare qualcosa di utile leggi con calma e, alla fine, tira le tue conclusioni.

Mi presento: mi chiamo Cristiano, sono nato nel 1971 e, quello che segue, è un resoconto di come sono stato danneggiato dai vaccini e di come, (ancora non me ne capacito) dopo molti anni sono riuscito ad uscirne, anche se non completamente indenne. Cercherò di essere il più succinto possibile, anche se in verità, le cose che ho da raccontare sarebbero moltissime e ricche di dettagli, ma se avrete la bontà di seguirmi capirete, come i vaccini, se non sapientemente seguiti ed utilizzati, possano essere potenzialmente subdoli ed indurre le masse (purtroppo) non adeguatamente informate, a non imputar loro la colpa per talune problematiche, che spesso, siamo indotti a credere derivino invece da cause terze.

Questa è la mia storia.

Sono nato nel freddo e nevoso gennaio del 1971, in ospedale, come ormai era d’uopo fare quasi per tutti e a tal proposito ancora rabbrividisco, al solo pensiero di quali iniezioni sia stato oggetto il mio esile ed indifeso corpo, proprio in quel periodo in cui si millantava la sicurezza ospedaliera, invitando tutti a recarsi presso gli ospedali per dare alla luce i propri figli.

Nonostante l’ospedalizzazione, comunque, quello che ho affrontato (a livello fisico) sembra sia stata una nascita regolare, diciamo nello standard, per quanto riguarda i canoni ospedalieri e, dopo pochi giorni, sono stato dimesso con le dovute raccomandazioni di routine: giusta alimentazione, visite di controllo e, naturalmente, gli immancabili vaccini.

Non ho memoria di aver subito particolari gravi danni durante la prima età puerile, certo è che, caratterialmente, sono cresciuto abbastanza introverso e particolarmente timido, a volte chiuso (forse troppo) ed impaurito da cose talvolta assurde, per le quali tendevo anche a chiudermi in me stesso,ma come ho capito poi (e mi ci sono voluti diversi decenni), queste mie fobie non erano tutte conseguenze del mio carattere.

Le prime avvisaglie dello spiacevole viaggio che mi apprestavo a fare, quelle serie, le ho avute nell’aprile del 1978, quando, a seguito della vaccinazione contro il vaiolo, congiunta alla seconda inie-
zione per la difterite e all’antitetanica, ho cominciato a manifestare dei tic nervosi che sono andati vieppiù aggravandosi nel tempo, fino a portarmi ad uno stato mentale confuso e distaccato dalla società.

Frequentavo a quel tempo la prima elementare, iniziata oserei dire con successo, ma da allora, la scuola è diventata per me un incubo. Ricordo ancora con lucidità l’amore che nutrivo per la lettura;mi piaceva scrivere ed amavo aprire i libri per andare oltre ai lavori di prassi che venivano impartiti dall’insegnante, ma dopo quel fatidico aprile le cose per me sono cambiate in modo drastico e la mia mente ha cominciato a chiudersi. Non è che non riuscissi più a memorizzare e non ero per niente estraneo a ciò che mi veniva insegnato, ma nel mio cervello cominciò a manifestarsi una sorta di meccanismo anomalo. Era come se gran parte delle informazioni che mi giungevano venissero assorbite dal cervello, per poi sparire nel nulla dopo breve tempo. Questo fenomeno, col passare del tempo aumentò, finché dopo molti anni, grazie ad un insegnante di chitarra, finalmente capii.

Una sera, durante una lezione, forse stanco dei miei pochi progressi mi disse:

“Cristiano, io lo so che studi e stasera ne ho avuto le prove. Hai notato che ti ho stimolato a ripetere degli esercizi di qualche tempo fa? Appena te li ho accennati me li hai eseguiti senza problemi, ma se si tratta di tirarli fuori e metterli in pratica da solo non ce la fai.”

“E allora?” chiesi io esterrefatto.

“E allora, la risposta è semplice. È come se la tua mente fosse fatta di tanti cassetti. Un infinità di piccoli cassetti dove vengono immagazzinate tutte le informazioni. Tu prendi elabori e metti via e,se non arriva uno stimolo ad aprirti il cassetto giusto, da solo non lo sai aprire.”

Inutile dire che quella sera mi venne impartita qualcosa in più di una semplice lezione di musica.  Da allora cominciai a pormi molte domande e, analizzando la storia della mia vita, dopo diversi anni riuscii a prendere coscienza di quel taglio netto che si era verificato in me a partire dall’aprile del 78, quando la mia mente aveva cominciato a chiudersi e a lavorare in modo totalmente diverso.

“Va be’, grazie, ma quanti bambini ci sono, ancora oggi, che hanno queste problematiche?” si chiederà qualcuno a questo punto.

“Tanti!” rispondo io, ma al contempo mi viene da aggiungere: “Quanti di quei bambini hanno visto il mondo girargli attorno, mentre essi lo osservavano come se fossero imprigionati dentro una bolla di sapone che non scoppiava mai? Quanti hanno avuto dei momenti in cui i tic nervosi li portavano a scollegarsi dal mondo e a rifugiarsi nel profondo di quella bolla per paura di interagire? Quanti si sono ritrovati improvvisamente svegli, dopo le esperienze sopraccitate, senza ricordarsi ciò che era loro accaduto e senza capire cosa stessero facendo prima che la violenza dei tic nervosi li rapisse?

Quanti sono stati in bilico tra il mondo reale e quello virtuale e subdolo dell’autismo?”

Personalmente ne conosco almeno uno: io.

Mi rattristo molto quando vedo un bambino autistico, perché so perfettamente cosa sta provando e cosa prova quando per lui le cose diventano nere. Quando il mondo con cui non riesce ad interagire non gira nel modo in cui vorrebbe. Ho molta pena nel pensare che la sua problematica possa essere stata causata da un vaccino e per il fatto che egli non sia riuscito a fare quel passo indietro, che non abbia trovato almeno una bolla di rifugio come l’ho trovata io, dove soffermarsi per raccogliere le idee, la forza e le emozioni necessarie, per tentare di fare ritorno alla realtà.

È un passo molto difficile da compiere e quando ti ritrovi dentro a quella bolla come è capitato a me, è assai improbabile che chi ti circonda riesca a comprendere ciò che vivi, perché se in quel mo-
mento non è lì dentro con te, ai suoi occhi increduli ed inesperti, i tuoi comportamenti potranno rivelarsi tuttalpiù solo un po’ stravaganti, e non assocerà mai la tua non perfetta capacità comunicativa, la tua lentezza o la tua dislessia, ad un’assenza o ad un mancato e serio contatto della mente col mondo reale. Tutto ciò, benché meno grave, è forse però più subdolo dell’autismo in sé, in quanto non percepito per mancanza di evidenti manifestazioni.

Se poi, oltre a tutto questo, aggiungiamo la chiusura e la negazione di chi i vaccini li eroga, e l’ignoranza (non conoscenza) di una famiglia che ti vede crescere e diventare improvvisamente “strano” e che, per stimolarti a tornare “normale”, usa metodi talvolta violenti, i quali hanno la sola efficacia di farti chiudere ancora di più in te stesso, allora, tutto ciò non potrà che sortire un unico effetto: farti vedere quella bolla come un rifugio, come un bel nascondiglio da dove poter mandare a fare in culo chiunque senza essere toccato minimamente.

“Qui comando io! Voi statevene fuori!”

Ma se a livello mentale ero diventato quello di cui vi ho appena accennato, a livello fisico le cose non andavano certo meglio.

Io sono cresciuto con le mie capacità e con la mia consapevolezza che, ripeto, anche se non manifesta, era però molto cosciente.

Anche il mio corpo è cresciuto nei normali parametri, ma col tempo, cominciò a subentrare anche una particolare lentezza nello svolgimento delle attività fisiche e, a testimoniarlo, vi sono i rapporti quadrimestrali redatti dagli insegnanti della scuola elementare.

“Lavora lentamente” citavano sovente quei rapporti, ma quella lentezza,io, la sentivo su tutto il piano fisico. Rispetto ai miei compagni e coetanei ero sempre più legato ed affaticato nei movimenti, ma non in tutto per la verità. Per certe cose ricordo di essere stato uno scavezzacollo, anche perché avevo dalla mia una sorta di incoscienza che mi permetteva di percepire il pericolo come un qualcosa di fatuo, ma il mio fisico si è sempre stancato in maniera rapida rispetto a quello di qualsiasi altro bambino.

Sono cresciuto con qualche problema muscolare e scheletrico, (roba non grave) e dopo quel triva­lente sono subentrati ben presto anche dei problemi intestinali molto fastidiosi che mi porto ancora appresso da ormai quarant’anni.

Che dire ancora? Di cose da raccontare ne avrei a bizzeffe. Potrei riempire dozzine di pagine, arricchire ciò che avete appena letto con mille particolari che per non tediarvi ho però preferito omettere.

Potrei parlarvi di come sono stato anche vittima di bullismi, ai quali non sapevo reagire se non rifugiandomi in me stesso. Potrei raccontarvi di come ho avuto delle ricadute ogni qualvolta mi sia ritrovato ad affrontare un richiamo vaccinale o a farne uno nuovo. Potrei andare avanti e descrivervi le traversità, le gioie e i dolori di almeno tre decenni, vissuti tra la ricerca di una via d’uscita e mille fallimenti.

Sono arrivato addirittura a sposarmi e ad avere dei figli, ma vi assicuro, col senno di poi, che il giorno del matrimonio non l’ho vissuto con la convinzione di ciò che stavo facendo, ma come una sorta di occasione per evadere dalla mia bolla, e per un po’ ha funzionato.

Ma come sono uscito da tutto questo? Sì, perché in un certo modo ne sono anche venuto fuori.

Ciò che un giorno mi ha destato ed ha fatto svanire la bolla è stato un fatto drammatico: la morte di mio padre.

Con lui se n’è andata una figura di riferimento molto importante, una figura molto amata e certe volte anche detestata, ma che ha lasciato in me molti insegnamenti.

Quella mancanza mi ha strappato improvvisamente da quel mio mondo, sbattendomi in faccia una realtà limpida e reale, della quale avevo ormai una visione appannata e tutta personale. Ho sentito rompersi molte catene e scatenarsi un senso di ribellione nei confronti di quel mondo da cui per troppo tempo ero stato escluso.

Ben presto ho preso coscienza che la mia bolla era sparita e non avevo più un rifugio virtuale nel quale nascondermi. Adesso dovevo fare i conti con la realtà.

Ero perfino sposato e per un po’ ho fatto fatica ad accettarlo. Ed improvvisamente, mia moglie, si è ritrovata legata ad un uomo che non riusciva più a capire ne a gestire.

Poi sono arrivati i figli; altre emozioni, altre scosse, altre prove dure di questa realtà in cui non ero cresciuto e alla quale non ero abituato e che ripudiavo.

Basta. Non voglio più dire nulla. Una volta sola ho cercato di raccontare tutto ciò e l’ho fatto con una persona dalla quale speravo di ricevere aiuto, ma come al solito (per la serie chi fa da sé fa per

tre) mi sono dovuto arrangiare.

Stavolta l’ho fatto per una ragione molto importante: fermare quella che affermo essere una follia ed invitare a ragionare certe menti su cosa significhi cercare di privare il prossimo della propria libertà di scelta, su cosa significhi indurre un essere umano a sottoporsi a certe pratiche che, lo sappiamo bene, non hanno il solo scopo di tutelare, ma hanno soprattutto un subdolo fine economico.

Mi prende l’ansia al solo pensiero che ad uno dei miei figli possa capitare anche solo il 10 percento di ciò che è capitato a me. Lotterò come un leone per far sì che non accada. Sono sanissimi, sono

molto intelligenti, stanno crescendo forti ed allegri. Non voglio rovinare il loro futuro in nome di un progresso disfattista, non lo voglio ne per loro ne per nessun altro bambino al mondo.

Io, nonostante tutto, non sono contro i vaccini. Se necessari ritengo vadano utilizzati, valutando però i singoli casi ed avendo molta cura nella loro produzione.

Però, soprattutto in un ambiente come il nostro dove non c’è alcuna emergenza particolare, con i vaccini che, come dimostrato non solo da me, possono avere effetti collaterali anche gravi, ritengo

si debba avere piena libertà di scelta. Dobbiamo mantenere l’ambiente pulito dalle malattie ed avere cura che non entrino in nessun modo, e questo compito spetta allo Stato.

La sanità deve scendere a patti e capacitarsi del fatto: che un bambino non vaccinato è sempre più sano di uno vaccinato, che il morbillo, la varicella e altre malattie minori le hanno fatte anche loro, e che c’è la possibilità di riportare conseguenze o anche di morire, sia affrontando una malattia che facendo un vaccino, che diversi studiosi hanno dato il loro contributo dimostrando cosa c’è di positivo e di negativo nei vaccini, ma nel nome del progresso sono stati radiati o isolati perché non atti­nenti ad altri scopi più sottili.

Non è necessario violare la costituzione per la quale i nostri padri hanno dato il sangue. Anzi: io inserirei severe condanne per coloro i quali si servono di di certe violazioni. Pure la mia famiglia ha dato il suo contributo di sangue per raggiungere questi diritti e ritengo un vergognoso sopruso cercare di annientarli per scopi meramente economici o sperimentali.

L’emergenza: o c’è, o non c’è e rispettate la costituzione, perché essa vale più di tutti i decreti e di tutte le firme del mondo!

Concludo.

Non voglio obbligare nessuno a credere a queste mie parole. A dirla tutta, per certi versi e per un certo periodo della mia esistenza, ho fatto fatica anch’io a credere a ciò che avevo vissuto.

Ho deciso di scrivere solo perché da tutto ciò ho imparato una cosa molto importante, perché da queste mie disavventure mi sono stati trasmessi due grandi valori, che anche mio padre, buon ani-
ma, mi ha sempre esortato a portare avanti e a diffondere.

Onestà e Sincerità.

Vi saluto e spero solo che qualcuno possa trovare utile quanto ho frammentariamente raccontato in queste righe e che si possa giungere ad una soluzione pacifica e proficua per tutti.

Sinceramente

Cristiano