Vigili davanti asilo nido per sbarrare ingresso a bimba: costumi dei giorni nostri.

Vigili davanti asilo nido per sbarrare ingresso a bimba: costumi dei giorni nostri.

Un nuovo regalo scaturito dalla fervida fantasia dei seguaci del vaccinismo che pensano di applicare le leggi dello Stato a capocchia. Davanti all’asilo nido di un tranquillo paese della provincia di Torino che Edmondo De Amicis aveva addirittura definito “la Ginevra italiana”, al rientro dalle vacanze di Pasqua, una bimba ha trovato ad accoglierla l’intero corpo di Polizia Municipale (2 unità) che le sbarravano l’ingresso al luogo dove fino a quel giorno lei usava incontrare i suoi amichetti e imparava a stare con gli altri. Motivo? A detta della direttrice dell’asilo, intervistata nella rubrica “Diritti” de “il Fatto Quotidiano” del 6 aprile 2018, “a fronte del non adeguamento alle normative”.

Chi deve adeguarsi a cosa?

Certamente la ASL, ad esempio ai sensi dell’articolo 7 commi 1 e 2 della legge 210/1992. “I progetti di cui al comma 1 assicurano una corretta informazione sull’uso dei vaccini, sui possibili rischi e complicanze, sui metodi di prevenzione e sono prioritariamente rivolti ai genitori, alle scuole ed alle comunità in genere.” In che termini precisamente la ASL si è adeguata alle normative? Per esempio evitando sistematicamente e nonostante i solleciti di rispondere alle richieste e domande dei genitori della bimba?

La famiglia era stata avvisata che non poteva rientrare. In nome di che? Qualcuno dei solerti funzionari che hanno a loro dire applicato qualche norma potrebbe cortesemente far presente quale?

La direttrice continua: “Noi non sappiamo, noi non acquisiamo nessuna informazione in merito ai vaccini …” Certo, infatti l’affermazione “a fronte del non adeguamento alle normative” nasceva dall’intuizione che, nonostante i titanici sforzi della ASL di informare i genitori, loro non ne volevano sapere e non si sarebbero mai adeguati. O era una notizia certa?

L’unica informazione che a noi è arrivata è da parte dell’ASL …” (quella che aveva il compito di informare i genitori) “del fatto che questa famiglia non era in regola con …” Con cosa? Aaahh, vuole dire con la legge 119, quella della Lorenzin? E cosa significa precisamente “non essere in regola con” la legge 119? Non aver ottemperato all’obbligo di vaccinare forse? E quindi, “non essere in regola con” non è una informazione sullo stato vaccinale della bimba? Non equivale forse a dire che non ha fatto tutti i vaccini? Non è forse un dato sanitario sensibile, addirittura pronunciato pubblicamente, davanti alle telecamere, violando e violentando una volta di più la privacy di quella bimba? Da parte di una pedagogista, poi!

Anche se si chiama fuori e delega le funzioni amministrative, la direttrice sa bene di cosa parla quando afferma “Quindi non so dire se sono tutti in regola o se qualcuno è ancora in iter … non lo so.” Allora è al corrente del fatto che esiste un iter?

Sarà bene rinfrescare la memoria su qualche aspetto della normativa.

Anzitutto il flusso di dati sanitari sensibili sui bambini dalla ASL alle scuole è stato oggetto di uno specifico provvedimento del Garante privacy, il numero 117 del 22 febbraio 2018, dietro specifica richiesta dei ministeri uscenti della salute e dell’istruzione, con precise regole di comunicazione da rispettare. Qualcuno le ha rispettate le regole? Magari i signori dell’”adeguamento alla normativa”? Nossignore, neanche un po’.

La richiesta dei ministeri uscenti di cui sopra riguarda le regioni che, come il Piemonte, hanno una anagrafe vaccinale centralizzata. Le altre si attengono ad altre regole. E’ basata su un articolo di legge sui vaccini inserito, chissà perché, nella legge finanziaria 172/2017, l’articolo 18-ter. Questo articolo indica come condizione per l’applicabilità della procedura semplificata (utilizzata dalla ASL TO3) la conclusione del controllo sul rispetto degli adempimenti vaccinali entro il 10 marzo 2018. Ma la direttrice il 6 aprile non sa se sono tutti in regola …

Ma allora sono i genitori che non si sono adeguati?

Il regolamento del Garante che abbiamo citato prescrive, anch’esso come condizione, che la comunicazione tra la ASL e la scuola avvenga esclusivamente in due modi (descritti nell’allegato A della circolare congiunta MIUR Salute 2166 del 27 febbraio 2018):

  • modalità 1 – invio dei dati tramite posta elettronica certificata e,
  • modalità 2 – invio dei dati tramite funzionalità web.

Volete sapere com’è avvenuto l’invio dei dati dalla ASL TO3 all’asilo nido di Torre Pellice?

Con una lettera ordinaria. Dopo le numerose telefonate intercorse tra l’amministrazione comunale e la ASL, come candidamente dichiarato da un funzionario del Comune.

Né modalità 1, né modalità 2. Allora chi è che dovrebbe preoccuparsi di adeguarsi alla normativa?

Concludiamo con l’ultima citazione dall’intervista alla direttrice e una domanda finale: “Noi non siamo tenuti a sapere se i bambini sono vaccinati o no, anche perché ci potrebbero essere – non è il nostro caso – ma ci potrebbero essere delle discriminazioni e questo non avrebbe nessun senso per i bambini.

Siamo assolutamente d’accordo con lei direttrice e crediamo che lei sia coerente con quello che dice. Quindi, oltre al fatto che se i bambini sono vaccinati o no lo sapete eccome, perché sapete che non sono in regola con .., secondo lei quello dell’esclusione della bimba non è un caso di discriminazione … ed esattamente ci può spiegare perché?