IL RICORSO AVVERSO L’AFFIEVOLIMENTO DELLA PATRIA POTESTÀ

L’argomento rischia di diventare talvolta una “questione di lana caprina” ma deve essere trattata necessariamente partendo dalla sua base giuridica. Questo tipo di sentenza, rappresenta come detto in precedenza, un passaggio che è destinato a rimanere un fatto teorico, senza uno sbocco reale che si concretizza nell’atto concreto (l’intervento della forza pubblica). Ma anche rimanendo sul piano teorico è e rimane prima di tutto una pendenza giuridica sulla testa di esercenti la potestà genitoriale e che potrebbe comportare problemi di rilascio passaporto o di autorizzazioni di altra natura, seri problemi nei casi di affidamento coniugale, e tanti altri.

Esiste poi un problema di merito per quanto riguarda l’opportunità di modificare l’orientamento dei Tribunali dei Minori da parte delle Corti d’Appello (alle quali va indirizzato il ricorso in questione) per invertire una eventuale tendenza negativa in tal senso: molte procure dove fino a poco tempo fa si facevano normalmente questi decreti oggi archiviano direttamente i casi con la formula del “non luogo a procedere”
Tollerando la pur non eseguita sanzione dell’affievolimento sulla testa (visto che concretamente poi non succede nulla), si possono aprire pericolosi ed imbarazzanti spazi per ulteriori abusi da parte delle Istituzioni, ad es. sull’ammissione alle scuole materne e nido, sulle sanzioni amministrative, sull’atteggiamento veramente arrogante ed abusante delle azienda sanitaria nei confronti degli obiettori, nonché di inerzia del potere politico. Il nostro “lasciar fare” può ingenerare l’idea di un nostro “abdicare” o “essere assenti”.

La materia minorile e giudiziaria è però rischiosa e non può essere affrontata solo con modulistica prestampata (tipo le lettere fac-simile), ma con una definizione caso per caso, genitore per genitore, nucleo familiare per nucleo familiare. Infatti bisogna dimostrare che i genitori affievoliti siano, per una serie di comportamenti che pongono in essere, tornati genitori responsabili e meritevoli di ottenere la ‘riabilitazione’ quali legittimi tutori dei figli. Ciò deve essere fatto con una disamina e una trattazione particolare caso per caso, altrimenti si rischia di banalizzare la questione, ed il Tribunale potrebbe pensare ad un’azione strumentale di massa, da rigettarsi perché infondata.
Qual è allora il problema: il problema sta nei costi legali dell’operazione, che si aggira intorno ai 1.500÷2.000 euro. Queste cifre sono certamente impegnative per qualsiasi famiglia “normale” e andrebbe valutata sempre, in modo congiunto (famiglia con il suo legale da una parte e Associazione dell’altra), l’opportunità di un’azione sinergica e di sostegno economico alla famiglia che si impegna in questa operazione, perché di fatto un eventuale successo spianerebbe la strada anche agli altri genitori obiettori che “arrivano dopo”. D’altra parte le regioni che hanno introdotto nella normativa interna il “dissenso informato” non hanno fatto altro che anticipare i tempi in questa direzione, concordando con il Tribunale uno stop alle sentenze di affievolimento.

Si tratta quindi di agire in comune su più fronti, senza lasciare i singoli al proprio destino: in questo senso però è indispensabile la collaborazione delle famiglie e la loro fiducia nell’Associazione e nei suoi rappresentanti. Più famiglie nello stesso territorio possono fare fronte comune ed essere rappresentate davanti alla Corte d’Appello in modo univoco: l’Associazione può pressare gli organi istituzionali locali per una chiara presa di posizione a favore e a sostegno della famiglia. Uniti si può vincere!
Di fatto l’affievolimento non è quasi più un problema per i genitori del Centro-Nord Italia, mentre è utilizzato spesso come arma ricattatoria al Sud, dove il percorso degli obiettori è stato rallentato negli anni dall’atteggiamento accomodante delle aziende sanitarie che ora hanno cambiato registro e tendono ad accanirsi contro le famiglie.

SE I GENITORI SONO SEPARATI O DIVORZIATI

L’iter non cambia, ma se tra i due genitori non vi è un accordo di massima, può diventare molto difficile “resistere” alle insistenze delle aziende sanitarie e ai provvedimenti del Giudice, proprio perché viene a mancare quella situazione di unità d’intenti dei genitori che potrebbe far configurare l’ipotesi di abbandono del minore. Tuttavia, la determinazione del genitore obiettore e le motivazioni a sostegno della causa, con l’aiuto di un legale preparato, possono assicurare il buon esito della vertenza.

LA CONCLUSIONE

Alla fine del percorso ci troviamo in una situazione kafkiana che vede l’emissione di decreti non eseguibili, richieste di test preventivi atti a stabilire le controindicazioni alle vaccinazioni che non sono definiti attraverso un protocollo standard e dei quali nessun organismo sanitario vuole prendersi la responsabilità. Nella maggior parte dei casi dopo qualche anno la pratica viene archiviata.
Restano peraltro alcune difficoltà di inserimento nelle comunità infantili, ma vedremo nella sezione dedicata alla scuola come superarle.

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Tribunale per i minorenni