Situazioni particolari

SITUAZIONI PARTICOLARI

Può succedere che il Sindaco, se non completamente informato sulla natura dell’obiezione di coscienza dei genitori, soprattutto se pressato dall’ASL, prenda dei provvedimenti ostili alla famiglia, emettendo una ordinanza di vaccinazione. È una situazione piuttosto rara perché normalmente l’ASL procede d’ufficio contro i genitori con i mezzi che le sono consentiti dalla legge.
Per evitarlo è bene agire d’anticipo incontrando il Sindaco stesso in via preliminare (come segnalato) e, qualora si venisse a conoscenza dell’intenzione del Sindaco di emettere l’ordinanza si può cercare di prevenirla inviando una lettera allo stesso che ne dimostri l’illegittimità, chiedendo nel contempo un incontro. Risposta attesa entro 10 giorni.
Non è conveniente assumere un atteggiamento polemico e di contrasto con il Sindaco 8o eventualmente con gli assistenti sociali da lui delegati), bensì un atteggiamento costruttivo e rivolto alla soluzione ragionevole del problema, che deve sempre mantenere fermo l’obiettivo principale, ovvero la salute del minore.
Come dimostrare al Sindaco l’illegittimità dell’ordinanza:

  1. L’ordinanza è uno strumento (art. 38 L. 142/90 di riforma dei Comuni e leggi regionali) creato per i casi di pericolo igienico sanitario non regolato da norme precise. Nel caso in questione si applica la L. 689/81 che prevede già sanzioni pecuniarie a carico dei genitori e quindi non è possibile aggiungere ulteriori balzelli.
  2. La mancata vaccinazione è un illecito amministrativo, e non è possibile trasformarla in penale attraverso un’ipotetica all’eventuale disobbedienza verso l’ordinanza del Sindaco.

Se l’ordinanza è già stata emessa con le stesse motivazioni citate nel paragrafo precedente, potete chiederne la revoca direttamente al Sindaco o, in subordine, chiederne l’annullamento al Prefetto che rappresenta in questo caso un organo superiore al Sindaco nella stessa proporzione che c’è fra Comune e Provincia.

Si ribadisce che questo è un iter ormai alquanto raro e, nel caso si verificasse la necessità di applicarlo, consigliamo di rivolgersi prima alle associazioni locali o direttamente ad un avvocato esperto in materia.
E’ possibile inoltre fare ricorso amministrativo al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) e successivamente al Consiglio di Stato. Mentre le prime due istanze non costano niente (Sindaco e Prefetto), quella al TAR comporta dei costi notevoli ed è quindi sconsigliabile, soprattutto se si tratta di iniziative isolate e quindi senza alcuna risonanza positiva (ricordiamoci che le azioni legali “nascoste” non servono a creare “opinione” intorno al movimento dell’obiezione di coscienza e quindi rischiano di diventare fine a se stesse).

Un caso pratico è rappresentato da una coppia di genitori di Macerata: con Sentenza N. 271/02 del 8.3.2002 il Tribunale Penale li assolve dal reato p. e p. dall’art. 110 e 650 del CP, perché nella loro qualità di genitori del figlio minore, non osservavano l’ordinanza n. 215 emessa dal Sindaco del Comune di Camporotondo di Fiastrone, con la quale si ingiungeva ad entrambi di accompagnare il minore stesso presso l’ASL di competenza per effettuare le vaccinazioni obbligatorie non completate.

Per questa imputazione l’avvocato chiedeva il proscioglimento in base all’ex. art. 129 cpp, richiesta a cui si associa anche il PM, sulla base del fatto che il reato contestato non è penalmente rilevante per una duplice depenalizzazione contenuta nelle L. 706/75 e 689/81.
La tesi dell’avvocato viene accolta pienamente dal Giudice, che fra le motivazioni cita:

l’Ordinanza con la quale il Sindaco richiama al rispetto degli obblighi sulle vaccinazioni obbligatorie non configura il provvedimento dell’autorità la cui inosservanza è punita ai sensi dell’arto. 650 CP, perché l’lliceità della condotta in questione è già prevista in una norma primaria il cui contenuto non può essere fatto proprio, se non sterilmente, da un atto amministrativo (Cassazione sez. I, 12.12.90). Si deve rilevare infatti che le violazioni in tema di vaccinazioni obbligatorie sono oggetto solo di sanzioni amministrative … (L. 689/81) … L’unica fattispecie ( … ) la cui ricorrenza potrebbe far scattare l’operatività dell’art. 650 CP è da individuarsi in quella prevista e punita (anche con l’arresto) dall’art. 260 TULS. In questo caso, l’ordine di vaccinazione impartito dal Sindaco trova il suo fondamento nella finalità di impedire l’invasione di una malattia infettiva concreta, la quale sia già effettivamente insorta o sia sul punto di diffondersi”.

DENUNCIA PENALE: UN ATTO ILLEGITTIMO

Può succedere che l’ASL o il Sindaco procedano verso i genitori per violazione dell’art. 260 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie (diffusione di malattie infettive). Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un atto illegittimo.

La Sentenza di Cassazione n. 1625 del 15/3/69 afferma che l’articolo in questione è applicabile solo nel caso di epidemia dichiarata in atto dall’autorità (Prefetto). Basta quindi rispondere sempre con Raccomandata in questi termini: se ci si trovasse di fronte ad una insistenza inopportuna della controparte è bene a questo punto farsi assistere da un legale perché saremo in una condizione di chiara iniziativa intimidatoria e sfortunatamente un semplice cittadino non ha ulteriori armi per potersi difendere. Cercate possibilmente sempre un legale vicino alle associazioni locali di riferimento.

L’AZIENDA SANITARIA PUÒ SOLLECITARE IL SINDACO?

Si tratta del caso specifico di un sollecito al pagamento per una sanzione amministrativa comminata a genitori inadempienti alla vaccinazione pediatrica, da parte di una azienda sanitaria verso il Sindaco. Possiamo considerare legittimo un tale comportamento?
Il comportamento dell’ASL che addirittura solleciti il Sindaco ad intimare ed ottenere il pagamento della sanzione amministrativa, è del tutto inopportuno, visto che all’emanazione della sanzione ed alla sua notifica ai genitori, consegue tutta una serie di norme ben chiare e stabilite, vale a dire: termini per impugnare, termini per pagare, possibilità di essere sentiti, ecc.
Pertanto l’azienda sanitaria non può in alcun modo interferire con tali procedure né tanto meno con il sacro diritto di difesa dei genitori. Si consideri inoltre che il Sindaco è il superiore gerarchico dell’azienda sanitaria; sembra piuttosto singolare che sia il “sergente a sollecitare il generale”!
Caso diverso potrebbe essere se il Sindaco sia omissivo e non faccia più nulla dopo avere ricevuto il ricorso dei genitori. Ma anche qui spetta solo al Sindaco decidere entro cinque anni se fare o no l’Ordinanza – Ingiunzione, e nessuno può sollecitarlo al proposito.

I COMUNI POSSONO ARCHIVIARE LE RICHIESTE DI ORDINANZA DELLE AZIENDE SANITARIE

Il comune di Tavullia (PU) – così come molti altri della zona – ha ordinato l’archiviazione dei verbali della locale azienda sanitaria N. 1 di Pesaro, Dipartimento prevenzione SISP a carico dei genitori di un minore non sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie successive al primo ciclo dopo che questi aveva manifestato disturbi correlabili, secondo le testimonianze dei genitori stessi, alle prime dosi dei vaccini obbligatori e sulla base degli artt. 18 e 24 della L. 689/81, del DPR n. 320 del 8.2.54, e artt. 107 e 109 del D.Lgs. 267/2000 e art. 70, 6° comma del D.Lgs. 165/2001.

Contro le richieste dell’AUSL che imputava ai genitori le classiche violazioni delle L. 292 del 5.3.63 (antidifterica e antitetanica), L. 51 del 4.2.66 (antipolio), L. 165 del 27.05.91 (antiepatite B), il Comune oppone le Sentenze che la giurisprudenza ha espresso nel merito e con le quali sono state respinte le Ordinanze di Ingiunzione con le quali si chiedeva analogamente la vaccinazione di altri minori, oltre ai verbali di audizione dei genitori stessi.

Nello specifico vengono citate: la Sentenza del Pretore di Brescia del 29.03.199 contro l’azienda sanitaria di Leno, la Sentenza del GdP di Pesaro del 29/12/2000 contro il Comune di Montelabbate. Seguendo le motivazioni che hanno portato a questa decisione si legge ancora:

 … in assenza di giurisprudenza della suprema corte, si ritiene di uniformarsi agli orientamenti ermeneutici che accolgono le tesi difensive dei genitori di minori non sottoposti a vaccinazione per motivi attinenti al potenziale pericolo rappresentato dai vaccini. Considerato che nella fattispecie in esame si configura l’esimente dello stato di necessità (seppur putativo) prevista dall’art. 4 della L. 689/81in quanto risulta evidente la volontà dei presunti trasgressori di sottoporre il figlio alle prescritte vaccinazioni; quest’ultimi infatti si sono sottratti successivamente a tale obbligo, solo dopo il manifestarsi di patologie, a loro dire, imputabili al vaccino”.

Nel comportamento dei genitori viene quindi riconosciuta una “giustificazione che esclude l’elemento soggettivo (colpa) della violazione e conseguente responsabilità”.