I RICHIAMI: LE VACCINAZIONI SUCCESSIVE AL PRIMO ANNO

Data la recente pubblicazione dell’atteso Decreto Legge sulla vaccinazione, l’obiezione di coscienza alla vaccinazione andrà riveduta nel quadro delle regole stabilite dal Decreto, una volta convertito in Legge. Pertanto, anche se i documenti relativi rimangono accessibili, stiamo lavorando per rispondere alla normativa in modo coerente e appropriato. I nuovi documenti saranno pubblicati appena disponibili e consistenti rispetto alle novità di legge. Non è invece predicibile l’esito dell’invio delle lettere di obiezione così come fatto finora. I soci Comilva sono invitati a fare riferimento ai referenti di regione.


RICORDATE SEMPRE: SONO OBBLIGATORIE PER LEGGE SOLO LE VACCINAZIONI DEL PRIMO ANNO.

La questione è ancora dibattuta e talvolta le aziende sanitarie notificano anche le sanzioni per la mancata vaccinazione (richiamo).
Ministero e alcune aziende sanitarie hanno ammesso in passato il principio enunciato all’inizio del paragrafo, così come ci sono state sentenze favorevoli in materia.
Il punto è che l’aver stabilito l’estensione dell’obbligo con Decreti Ministeriali, Circolari ecc. non può in alcun modo estendere o modificare i contenuti di una legge dello Stato perché le deleghe non lo prevedono.

Contestare sia in convocazione sia, eventualmente nel caso di invio della sanzione amministrativa, la legittimità delle dosi di vaccino obbligatorio proposte per gli anni successivi al primo ciclo vaccinale (primo anno di vita).

RiferimentoLettera facsimile Allegato N. 5, “Lettera fac-simile di risposta alle convocazioni per le vaccinazioni successive al primo anno (Richiami Vaccinali)”. Questa lettera prevede l’utilizzo di un allegato, il Decreto del Tribunale dei Minori di Venezia, N. 1177/92.

D’altronde i calendari vaccinali vengono rivisti ad ogni edizione dei PNV (Piani Nazionali Vaccini) e quindi è teoricamente possibile modificare ogni due o tre anni il numero dei richiami, a seconda selle valutazioni del Ministero.
Normalmente le aziende sanitarie si appellano alla Legge N. 388 del 23.12.2000 che all’articolo 93 (Ridefinizione di alcune misure di medicina preventiva) che al comma 2 stabilisce che entro il 30 giugno 2001 dovevano essere stabilite le modalità della rivaccinazione antitetanica. Questo è stato fatto con il DPR 464 del 7 novembre 2001 che stabilisce (estratto dell’art. 1):

Le rivaccinazioni, mediante somministrazione di anatossina tetanica, eventualmente in combinazione con l’anatossina difterica e/o con altri antigeni, vengono eseguite a periodi intervallari di dieci anni. Nei nuovi nati, e nei soggetti in eta’ pediatrica che inizino la vaccinazione antitetanica prima del compimento del 7° anno di vita (6° anno di eta), la prima rivaccinazione viene eseguita, mediante somministrazione di anatossina tetanica, eventualmente in combinazione con anatossina difterica e/o con altri antigeni, a distanza di 4-5 anni dall’ultima dose del ciclo primario di vaccinazione; i successivi richiami vengono eseguiti a periodi intervallari di dieci anni.

In questi testi però non si fa alcun riferimento alla obbligatorietà del richiamo ma semplicemente se ne stabiliscono le modalità esecutive.
Alcuni anni prima (1996) infatti, la USL Ovest della Provincia Autonoma di Bolzano scriveva ai Sindaci dei comuni e ai medici igienisti distrettuali, con una lettera (Prot. 763/SSK/pe) del 25 agosto 1996, che con nota del 30.07.1996 a firma del dipartimento prevenzione e farmaci il Ministero della Sanità aveva comunicato la NON obbligatorietà della somministrazione della IV dose del vaccino anti-difterico e anti-tetanico nei bambini in età prescolare (5°, 6° anno di vita).

Le dosi di vaccinazione anti-tetanica sono state stabilite dalla legge 166 del 27 aprile 1981 in tre dosi, a partire da 6-8 settimane di vita per concludersi al decimo-undicesimo mese (Art. 1) in concomitanza con i vaccini antidifterico e antipolio.
Per quanto riguarda l’antipolio (Legge 4 febbraio 1966, N 51) i Decreti Ministeriali del 1967 e del 1972 che prevedono la dose del IV anno sono illegittimi perché la L. 51/66 delegava solo la regolamentazione delle dosi del primo anno.
Consigliamo quindi a tutti coloro che verranno sollecitati dalle aziende sanitarie di competenza per somministrare ai propri figli dosi di vaccini cosiddetti “obbligatori” oltre il primo anno di vita di opporvisi con le motivazioni indicate.

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