IL PARADIGMA VACCINALE: PARTE PRIMA

DALL’OPERA ORIGINALE: LEADING EDGE MASTER ANALYSIS OF VACCINATION PARADIGM

Copyright;1995, 1996, 1997, 1998: Leading Edge Research Group

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SOMMARIO

  • INTRODUZIONE
  • IMMUNITÀ NATURALE PATOTROPICA UMANA
  • IL CONCETTO DI VACCINAZIONE E DI IMMUNITÀ SINTETICA
  • CLASSIFICAZIONE DEI VACCINI
  • VACCINI VIRALI
  • PROCESSI DI ATTACCO VIRALE A CONFRONTO: NATURALE E INVASIVO
  • PROCESSI NORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE
  • PROCESSI ANORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE MEDIANTE INIEZIONE
  • VACCINI BATTERICI
INTRODUZIONE

L’essere soggetti ad una vaccinazione o immunizzazione è ovviamente un fatto di una certa delicatezza, dal momento che una grande quantità di profitti derivano dall’esistenza di questo paradigma. Fortunatamente, tutti i paradigmi fondati sulla falsità sono soggetti a decadere, aiutati in questo dall’abbondanza di dati che emergono come risultato della negatività sociale generata dagli stessi (paradigmi). L’argomento vaccinazione rappresenta un ottimo esempio. Partiamo quindi con l’esaminare l’argomento dell’immunità umana verso la malattia.

IMMUNITA’ NATURALE PATOTROPICA UMANA

L’immunità naturale può essere considerata come la somma totale di immunità a malattie inerenti alle difese immunitarie biologiche non artificialmente indotte, e comprende l’immunità attiva, acquisita attraverso le normali infezioni dei sistemi intestinali o respiratori dopo la nascita, e l’immunità passiva, generalmente costituita da anticorpi acquisiti attraverso il sangue o il latte materno.
Il sistema immunitario umano è ulteriormente caratterizzato da una risposta specifica come quella prodotta nell’organismo da specifici anticorpi per neutralizzare specifiche proteine estranee o antigeni, e da risposte non-specifiche, che consistono in una risposta sistemica generale verso sostanze indesiderate.

Sono parte del repertorio generale delle risposte non-specifiche la pelle, le membrane delle mucose degli apparati respiratori e digestivi, gli atti riflessi dello starnutire e del tossire, gli anticorpi naturali, le proteine di complemento, l’interferone, il processo di fagocitosi (cellule che divorano altre cellule), l’effetto degli acidi grassi, le risposte infiammatorie, l’azione delle cellule reticolo-endoteliali, l’effetto del lisozima e di altri enzimi, la risposta della celia respiratoria ed intestinale, l’effetto dell’acido dello stomaco sui batteri e le secrezioni che contengono anticorpi in se stesse come ad esempio l’mmunoglobulina secretiva – che aiuta il processo di fagocitosi – durante l’azione dei globuli bianchi verso gli organismi patogeni.

Il corpo umano mantiene diverse linee di difesa contro l’invasione di proteine estranee e conseguentemente produce delle tossine. La prima linea di difesa è la pelle, composta principalmente di un materiale a base di proteine chiamato Cheratina. La pelle, a sua volta, secerne una varietà di olii, acidi grassi e acidi lattici i quali inibiscono la moltiplicazione batterica, sebbene molta flora batterica appartenente sia alla pelle che alla parte interna del corpo sia relativamente innocua, (solo se il sistema immunitario si trova in una condizione di normalità) e molti processi corporei siano aiutati dalla loro presenza. Questi organismi che esistono in simbiosi con le strutture anatomiche umane sono sensibili agli antibiotici e ai prodotti sintetici somministrati dalla corrente pratica medica. Un disturbo di questo delicato equilibrio può portare ad una sovrappopolazione di organismi patogeni. La proliferazione della candida albicans provocata dalla somministrazione dei farmaci commerciali a base di antibiotici ne è un esempio, come anche la diarrea e l’emorragia dovute dall’eliminazione della flora intestinale a causa degli antibiotici. La risposta immunitaria umana dipende essenzialmente dal mantenimento di questi organismi interni: la loro distruzione implica un indebolimento complessivo delle capacità del sistema immunitario.

I globuli bianchi, i leucociti, sono generalmente suddivisi in due gruppi, i granulociti, i quali includono neutrofili, eosinofili e basofili, e i linfociti e monociti non-granulati. I neutrofili costituiscono la parte prevalente dei granulociti ed hanno un nucleo contenente un certo numero di lobi. A causa della natura segmentata del nucleo i neutrofili sono noti anche con il nome di leucociti polimorfonucleari. Essi hanno una interessante proprietà che consiste nella capacità di formare delle barriere fisiche contro gli organismi patogeni. Gli eosinofili comprendono circa il 2% dei leucociti presenti nel sangue e sembrano collegati con la difesa verso le infezioni da parassiti e le risposte allergiche piuttosto che verso i microrganismi e le tossine. Anche i basofili giocano un ruolo nelle risposte allergiche e contengono istamina e eparina. Una forma ulteriore di leucociti è rappresentata dai monociti che hanno la capacità di nutrirsi di particelle estranee e di batteri: essi sembrano particolarmente attivi nel caso di infezioni da funghi o tipo la tubercolosi.

Un’altra forma di difesa naturale è costituita dal sistema linfatico. Molte strutture cellulari nel corpo umano sono imbevute da una linfa, un fluido limpido che agisce come un generico terreno di scarico per le sostanze indesiderate, successivamente filtrate attraverso il fegato e i reni. La linfa si muove attraverso una serie di condotti e ghiandole in virtù di una serie particolare di contrazioni muscolari, molte delle quali vengono generate durante l’esercizio fisico. È il sistema linfatico che contiene le summenzionate cellule reticolo-endoteliali che intrappolano e si nutrono di vari organismi presenti nella linfa. Queste celle formano anche il rivestimento di molti organi fondamentali e sono presenti all’interno del fegato e della milza. Nel momento in cui una struttura proteica estranea viene localizzata essa viene intrappolata dal tessuto connettivo a i linfociti vengono sparsi per circondare l’organismo offensivo. Nel sistema circolatorio sono i macrofagi, dei globuli bianchi specializzati che si occupano di eliminare, inglobandoli, gli organismi estranei presenti nel sangue. A fronte dell’azione dei macrofagi vengono prodotti gli antigeni che si stabiliscono sulla superficie della membrana dei macrofagi stessi. Sono questi antigeni processati e prodotti dall’attività di distruzione dei microrganismi svolta dai macrofagi, che vengono rilevati dalle cellule dei linfociti T, stimolandoli ad emettere sostanze come le linfochine, che a turno attivano le cellule dei linfociti B per produrre un anticorpo in risposta all’antigene prodotto, altrimenti riconosciuta come proteina estranea. Ogni linfocita tipo B dispone di circa 100.000 immunoglobuline sulla sua superficie.

Gli anticorpi prodotti dalle cellule B sono comunemente chiamati immunoglobuline, simbolicamente “Ig” e sono rilasciate nel momento in cui la cellula di tipo B viene stimolata, dalla presenza di antigeni estranei, a trasformarsi in una plasma cellulare capace di produrre l’anticorpo specifico richiesto per quel particolare antigene estraneo.
Ci sono generalmente cinque tipi di immunoglobuline. Il primo anticorpo, IgM, riprodotto in risposta ad un antigene esterno, è una grande molecola che si trova tipicamente nel sangue e che stimola il processo di fagocitosi. Il processo di immunità passiva che caratterizza il sangue materno trasmesso al feto, coinvolge l’anticorpo IgG, che è responsabile dell’attivazione dei macrofagi. Esso può direttamente distruggere molti antigeni per semplice contatto e costituisce la specie di immunoglobulina più abbondante presente nel corpo umano. Le membrane dell’apparato respiratorio, urinario ed intestinale producono la IgA, che viene prodotta direttamente nella zona di attacco di una membrana da parte di un antigene esterno. Quando in un organismo viene fatta l’esperienza della reazione allergica, viene rilasciata la IgE. L’ultima immunoglobulina identificata, la IgD, non è molto ben conosciuta, ed è presente (in minima quantità) nel sangue, e sulla superficie delle membrane dei linfociti B.

Un’altra linea difensiva è costituita dai complementi, sostanze prodotte nel rivestimento degli intestini, del fegato, della milza e dei microfagi. La sostanza principale è conosciuta con il nome di properdina e la sua funzione consiste nella neutralizzazione di virus e batteri.
Le cellule reticolo-endoteliali menzionate in precedenza comprendono un’altra linea di difesa conosciuta come il sistema reticolo-endoteliale, dove vengono prodotte sostanze specifiche coinvolte nelle difese fisiologiche, principalmente le proteasi, che giocano un ruolo importante nella disintossicazione da sostanze nocive.

In aggiunta al sistema di difesa immunologico menzionato fino ad ora, l’organismo mantiene un sistema di difesa chimico. Il sangue stesso, in virtù della sua composizione chimica, costituisce una sostanza batteriostatica e virucida ad alto livello, ma questo dipende in gran misura dalla corretta alimentazione che produce livelli ottimali di vitamina C e B6 (piridossina), in aggiunta ad altre importanti sostanza. Infatti una risposta ottimale del sistema immunitario si basa fortemente su un livello adeguato di vitamina B6. Il fatto che molte vitamine vengono rimosse dai normali processi di alimentazione e vengono sostituite con vitamine sintetiche prodotte da oli minerali (petrolio) dovrebbe far capire che i processi di alimentazione giocano un ruolo significativo nella soppressione di un sistema immunitario e che ciò può essere creato intenzionalmente. Il livello di vitamina C nel sangue può fare una differenza vitale nella risposta verso un vaccino tossico, specialmente nei bambini, che spesso vanno incontro ad uno shock immunologico. L’uso di alcool e tabacco, accanto agli effetti tossici conosciuti e ovvi, nonostante riducano conseguentemente il livello di vitamina C nel sangue sono fortemente propagandati.
La vitamina C nel sangue gioca un ruolo importante nella disintossicazione da metalli pesanti come ad esempio il piombo. È stato stimato che la quantità media individuale di vitamina C richiede una integrazione giornaliera di circa 400-600 mg. Ulteriori ragguagli circa l’impatto della dieta sulla malattia risultano dalle vicende narrate di seguito.

Durante i primi anni ’50 ci fu una insolita catena di eventi relativi allo stato di salute degli aborigeni dell’Australia. Un medico del New South Wales, Archie Kalokerinos, visse 17 anni nell’entroterra di questa regione e fu atterrito dalla quantità di morti fra gli Aborigeni a causa di varie forme di infezioni virali e batteriche. Analizzando la loro dieta, che consisteva principalmente di zucchero, pane e salumi egli arrivò alla conclusione che essi erano deficitari di vitamina C. Dal momento però che essi “non dimostravano i normali segnali di mancanza di vitamina C – scorbuto -“altri medici, dimostrando la loro assoluta mancanza di intelligenza, dichiararono la non evidenza della deficienza di vitamina C, ignorando completamente la dieta di queste persone. Kalokerinos concluse la sua ricerca affermando che la mortalità in questa popolazione poteva essere ridotta di almeno la metà mettendo a loro disposizione una certa dose di vitamine supplementari. Successivamente le analisi del sangue effettuate dai medici “scettici” dimostrarono l’effettiva mancanza di vitamina C.

Nel 1970, il governo australiano fece partire il suo programma di vaccinazione e i risultati furono disastrosi per i bambini. La quantità di neonati morti nel territorio del Nord raddoppiò nel giro di un anno. Nel 1971, l’aumento di mortalità in alcune aree fu quasi del 50%. Kalokerinos ne concluse che anche la malnutrizione di questi bambini contribuiva ad un indebolimento del sistema immunitario; nel momento in cui la vaccinazione veniva somministrata l’esito era fatale. Le indagini riguardo all’evidente e significativa decimazione della popolazione aborigena in questo periodo, sostanzialmente una esercitazione di guerra batteriologica contro uno specifico gruppo di persone, portarono alla luce che il programma di vaccinazione del governo escludeva ogni esame medico prima della somministrazione del vaccino, ogni anamnesi dei pazienti, e nessun controllo riguardo alla dieta e ad eventuali mancanze. I successivi decessi derivarono da una mancanza acuta di vitamina C, precipitata a causa delle vaccinazioni. Se alcuni neonati sopravvivevano alla prima vaccinazione sarebbero stati sottoposti ad una nuova dose entro 30 giorni. Il governo australiano negò comunque qualsiasi relazione fra queste iniezioni e l’aumento della mortalità dei bambini.
A causa di questo “incidente” si scoprì che elevate dosi di vitamina C potevano revocare gli effetti tossici e mortali di queste iniezioni.

IL CONCETTO DI VACCINAZIONE E DI IMMUNITÀ SINTETICA

Vaccino: “un preparato contenente antigeni proteici e tossine, (comunemente batteri, virus e prodotti di sintesi chimica) utilizzato con l’intenzione di indurre una immunità artificiale contro una specifica malattia, simulando il processo di infezione naturale con mezzi artificiali, generando una infezione e la conseguente produzione di anticorpi, normalmente accompagnato da effetti collaterali fisiologici, rivolto a prevenire il quadro clinico della malattia stessa che si sarebbe teoricamente contratto in mancanza del vaccino, nelle condizioni per cui le condizioni standard di vita, di igiene, di immunità acquisita, di cure materne e di immunità naturale non siano tali (parzialmente o completamente) da evitare lo sviluppo della malattia.”

La definizione composita sopra esposta non è reperibile in una specifica rivista medica, ma deriva da una analisi funzionale del paradigma concettuale della vaccinazione. Il dizionario medico Webster definisce semplicemente il vaccino come: “sostanza o preparato contenente il virus del vaiolo bovino in una forma adatta all’uso per la vaccinazione, o un preparato a base di microrganismi uccisi, organismi vivi attenuati, organismi vivi virulenti che viene somministrato per produrre o indurre un aumento artificiale dell’immunità verso una particolare malattia.” La vaccinazione stessa, in accordo con il dizionario Webster è definita quindi come “l’introduzione nell’uomo o negli animali domestici, di microrganismi, attivi o virus latenti o batteri, che sono stati preventivamente trattati in modo da renderli inoffensivi, con il proposito di indurre lo sviluppo di una immunità verso una particolare malattia.”

All’interno del paradigma della vaccinazione , l’immunità attiva, viene raggiunta da una reazione fisiologica verso un antigene estraneo presente nel vaccino, mentre l’immunità passiva è definita come quella conseguita con l’iniezione di un immunsiero contenente anticorpi umani o di origine animale. Confrontiamo i concetti di immunità artificiale attiva e di immunità passiva espressi nel paradigma della vaccinazione con quelli dati per l’immunità naturale all’inizio di questo lavoro. L’utilizzo di una iniezione di vaccino tossico by-passa i sistemi di difesa naturale dell’organismo ed espone l’individuo a molti più rischi rispetto che ai benefici presunti – quanto meno questa è l’opinione generale che viene dagli esperti qualificati. Se qualcuno di voi chiede a qualsiasi dottore “se l’idea dell’immunità da vaccino coincide con l’immunità verso la malattia”, essi risponderanno “naturalmente”; i fatti reali indicano tuttavia ben altro. Un’altra modalità per la formulazione della domanda è “l’immunità garantita mediante l’iniezione del vaccino equivale alla immunità normale o patotropica?”.
La vaccinazione in quanto a procedura si basa su una serie di assunzioni mediche, le quali costituiscono un pensiero schematico e un sistema fideistico che non solo non ha riferimenti nella conoscenza scientifica ma pone le basi, apiù alto livello, per una deliberata soppressione di tali conoscenze per il mantenimento di una ortodossia medica che assicura a se stesso la continuità nel tempo, favorendo di fatto una condizione di malattia nella comunità umana. Queste “assunzioni mediche” sono nell’ordine:

  1. Credere che gli agenti della malattia siano le sole cause principali di certe condizioni,
  2. Credere che il corpo umano possa formare un meccanismo di difesa contro tali agenti e possa prevenire lo stato clinico in assenza di reazioni avverse,
  3. Credere che questo possa essere arbitrariamente ottenuto attraverso la somministrazione di certe forme dell’agente causante la malattia stessa.
CLASSIFICAZIONE DEI VACCINI

I vaccini sono generalmente suddivisi in due categorie principali, quelli derivanti da batteri e quelli da virus. In aggiunta i vaccini contengono sia virus che batteri nelle forme uccise o vive. All’interno del paradigma, quei vaccini che utilizzano organismi vivi devono essere in un certo senso indeboliti o attenuati, “in modo tale da non generare la malattia stessa in coloro ai quali vengono somministrati.” Ci sono diversi modi attraverso cui i virus o i batteri possono essere commercialmente attenuati. La procedura più frequente consiste nel passaggio in serie, ovvero il passaggio attraverso colture di cellule animali fatto un certo numero di volte. I vaccini contenenti virus possono passare attraverso queste colture centinaia di volte prima di poter essere dichiarati “attenuati”. Il tipo di cellule animali utilizzate dipende dal tipo di virus. Il virus del morbillo, ad esempio, viene fatto passare attraverso gruppi successivi di cellule embrionali di pollo, i virus della polio passano attraverso cellule renali di scimmia, il virus della rosolia attraverso cellule di anatra o di coniglio, quello della febbre gialla attraverso cellule di roditori o cellule embrionali di pollo. I virus contenuti in forma viva nei vaccini hanno la capacità di riprodursi nell’organismo umano ospitante. L’impatto sull’organismo umano di complessi di proteine estranee di origine animale verrà discusso più avanti.
I vaccini definiti come “vaccini uccisi” sono quelli contenenti virus o batteri che sono stati “inattivati” mediante radiazioni, calore o reazioni con sostanze chimiche, (operazioni che portano all’alterazione complessiva della cellula o del virus oppure alla formazione di virus o batteri rotti o frammentati, tutti comunque estratti chimicamente) sostanze molecolari sintetiche, oppure sostanze conosciute con il nome di Tossoidi (toxoids). La risposta fisiologica ad un vaccino di questa specie è la produzione di anticorpi che continuano a circolare nell’organismo. Si sono verificate un gran numero di situazioni in cui vaccini basati su virus supposti uccisi contenevano in realtà componenti vivi. Questo accadde ad esempio nel 1955, allorché la somministrazione di vaccino antipolio di tipo Salk ebbe l’effetto di produrre un numero considerevole di casi di polio paralitica. Il preparato conteneva formalina, un germicida cancerogeno che si pensava fosse in grado di inattivare il virus: ovviamente non fece il proprio lavoro a dovere. Non dimentichiamo infine che tutti i vaccini sono sostanzialmente sperimentali.

VACCINI VIRALI

I virus in sé stessi sono delle componenti non viventi di acido nucleico circondate da un rivestimento di proteina. Quando un virus entra in una cellula utilizza gli enzimi cellulari per replicarsi . essi possono quindi essere attivi o assumere una condizione infettiva latente, passiva, all’interno della cellula, in attesa di condizioni ottimali per attivarsi. Un virus può rimanere nascosto o latente per molti anni all’interno di un organismo, manifestandosi improvvisamente in modo esplosivo. I virus possono infettare piante ed animali, come pure i batteri. Il replicarsi del virus all’interno di una struttura cellulare spesso significa la morte della cellula ospitante così che le particelle virali vengono rilasciate attraverso le membrane della cellula distrutta potendo così infettare altre cellule. I virus hanno anche la capacità di combinarsi con materiale genetico dei cromosomi contenuti nella cellula ospitante senza peraltro distruggerla. Gli acidi nucleici RNA e DNA, le note catene a forma di spirale, contengono i codici ereditari trasferiti geneticamente e dirigono la formazione di varie sostanze proteiche. Essi contengono anche pacchetti individuali di informazioni che sono specifiche per ogni specie.

La “D” in DNA e la “R” in RNA sono caratterizzate dal tipo di molecola di zucchero associata ad essi. Il DNA si trova principalmente nei nuclei, ma è anche presente nel citoplasma e nel mitocondrio. L’RNA è anch’esso presente nel citoplasma. Quando il DNA o l’RNA virale si combina con il materiale genetico all’interno della cellula, il materiale genetico di origine virale può diventare parte del codice genetico della cellula ospitante, alterando la struttura genetica originale della cellula stessa. Nel momento in cui le cellule alterate si replicano il materiale genetico virale codificato può avere effetti sui processi cellulari in modo tale da produrre delle cellule anormali, le quali talvolta possono diventare maligne o cancerogene.

Un’altra designazione applicabile ai virus è quella di virus lento, caratterizzata da un periodo estremamente lungo di latenza che risulta molto spesso fatale. Il morbo di Creutzfed-Jacob (noto anche come variante umana del morbo della mucca pazza, n.d.t.) caratterizzato da demenza e da disordini motori convulsivi, è un esempio di un ben noto virus lento, quale è il Kuru, un virus che (prima di fare la triste comparsa in Europa, n.d.t.) ha afflitto una tribù cannibale della Nuova Guinea.

Dal momento che le particelle virali si uniscono facilmente con il materiale genetico delle cellule, è abbastanza probabile che generazioni di vaccinazioni siano un cofattore che sta contribuendo al generale declino del sistema immunitario della popolazione del pianeta.
È interessante notare che l’ossimòronica WHO (OMS) di Ginevra (Ossimòro è un procedimento retorico che consiste nell’accostare ad una parola un’altra di senso contrario, ad es. corri piano, n.d.t.) ha un programma chiamato “Salute per tutti dall’anno 2000” che “chiede un significativo aumento nella produzione di vaccini virali e di altre sostanze biologicamente attive senza una riduzione di efficacia.” Inoltre, ha deciso di sviluppare delle banche di cellule per l’uso nei vaccini per neonati, cellule ricavate da reni di criceto e da reni di scimmia verde africana, le quali contengono notoriamente il famigerato virus # 40 (simian virus, SV-40).

PROCESSI DI ATTACCO VIRALE A CONFRONTO: NATURALE E INVASIVO

Normalmente, l’ingresso naturale di un virus in un organismo si manifesta quando questo viene in contatto con la membrana delle mucose, un sistema che è dotato in sé stesso di propri meccanismi di difesa. Il meccanismo immunitario proprio di queste membrane è dovuto alla produzione e al rilascio locale di IgA, che rappresenta un anticorpo di natura ghiandolare o di membrana, ed è molto più abbondante a livello tessutale rispetto al sangue. Sembra che l’azione dell’IgA sia quella di rivestire o avvolgere il virus e quindi di neutralizzarlo.
Con l’iniezione di un vaccino, viceversa, si permette un ingresso virale per un percorso diverso da quello naturale, abbassando la risposta anticorpale propria dei tessuti, bypassando di fatto la prima linea difensiva del corpo. Questa prassi, deliberatamente utilizzata, non può portare ad altro che ad un aumento dello stato di malattia dei soggetti interessati, il che garantisce ancora una volta una fonte di reddito per un tempo abbastanza lungo, visti gli effetti dannosi a lungo termine che vengono generati. Ecco un altro esempio di attività criminale tenuta nascosta alla pubblica opinione.

PROCESSI NORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE

I virus di natura respiratoria entrano nell’organismo attraverso la superficie cellulare dell’apparato respiratorio. A meno che l’individuo non disponga di una forte immunità patotropica (membrana superficiale9), che normalmente non permane per lungo tempo, avviene il contagio. A questo punto, se c’è una presenza rilevante di IgG nel sistema circolatorio del sangue, possono mettersi in moto una maggiore quantità di sistemi protettivi di difesa interni a livello di membrane. Successivamente il virus può entrare, attraverso le ghiandole linfatiche, nell’apparato digerente. Le tonsille rappresentano a questo punto i guardiani principali. Probabilmente questa è la vera ragione per cui un “editto medico” richiese la loro rimozione da parecchi anni a questa parte, definendole banalmente come “un organo senza una funzione apparente”. Nel caso del virus del vaiolo, e del vaccino avviene una trasmissione da cellula a cellula delle particelle virali: ciò porta ad una progressiva distruzione dei tessuti (necrosi), un processo che normalmente non viene arrestato dalla presenza di anticorpi ma che viene tuttavia fermato da linfociti immuni sensibilizzati. Presumibilmente questo risultato si raggiunge grazie ad una reazione di rigetto (tipo trapianto) di una cellula infettata, per mezzo della quale la sintesi del virus viene interrotta e i virus già formati vengono finalmente neutralizzati dagli anticorpi.

Altre vie di ingresso attraverso le membrane delle mucose sono rappresentate ad es. da micro-lesioni generate durante eventuali rapporti anali, inoculazioni uterine nel caso di rapporti sessuali durante il periodo mestruale, iniezioni direttamente in vena, attraverso micro-lesioni dei tessuti secretivi della bocca causate da un uso improprio di spazzolini e filo interdentale, ingestione di frammenti (ossa, spine di pesce …) attraverso il cibo, che possono danneggiare il rivestimento intestinale.

PROCESSI ANORMALI DI PENETRAZIONE VIRALE MEDIANTE INIEZIONE

I virus iniettati direttamente nel flusso circolatorio del sangue, sotto il livello della pelle evita l’azione delle immunoglobuline proprie del tessuto e il rivestimento di acido oleico, venendo direttamente a contatto con gli anticorpi presenti nel sangue che hanno il compito di bloccarli e neutralizzarli. Stiamo parlando in questo momento di virus naturali, che non sono cioè il risultato dell’ingegneria genetica. L’organismo umano produce a livello di prima linea difensiva l’immunoglobulina A (IgA), che contrasta i virus artropodi o veicolati dagli insetti, che sono introdotti grazie al processo di succhiamento del sangue e attraverso la puntura iniettati direttamente nel sangue o nella linfa. In altre parole, la natura dispone di appropriate difese contro i virus dei predatori purché l’attacco avvenga attraverso le vie naturali. I problemi vengono fuori quando i virus che normalmente devono seguire questo percorso, sono somministrati per via intramuscolare o sottocutanea.

VACCINI BATTERICI

Uno dei primi vaccini prodotti da batteri è quello contro la difterite. Un procedimento tipico di preparazione prevede che nei cavalli venga introdotto con una iniezione il batterio della difterite; nel sangue dell’animale si produce il siero. Un’altra modalità consiste nell’utilizzo di una miscela tossina-antitossina che combina la componente tossica e l’antidoto nello stesso preparato; una serie di reazioni “preoccupanti” causate dall’utilizzo del siero di cavallo, ha stimolato lo sviluppo di un vaccino antidifterico a partire da tossoidi, che sono sostanzialmente delle tossine rese teoricamente inoffensive per mezzo della combinazione con agenti chimici. I tossoidi della difterite sono stati introdotti fin dal 1920, utilizzando come agente chimico la formaldeide, una sostanza cancerogena, normalmente utilizzata nelle operazioni di imbalsamazione.
Il vaccino trivalente DTP, di cui parleremo più ampiamente, utilizza una combinazione di tossoidi di difterite e tetano, unitamente a cellule integre del batterio della pertosse, il tutto a formare un singolo vaccino del quale è stata sufficientemente provata la pericolosità, specialmente per i bambini con un sistema immunitario e il rivestimento mielitico dei nervi ancora in via di formazione: le conseguenze tristemente note vanno dai danni cerebrali, paralisi encefalitiche e finalmente morte. Il vaccino DTP viene prodotto prendendo il batterio del tetano ed inoculandolo in un brodo di coltura a base di destrosio, infuso di cuore di manzo, sale e caseina. Anche i batteri della difterite sono addizionati ad un miscuglio simile. Dopo che le tossine velenose sono state prodotte in ciascun recipiente, il brodo viene filtrato per essere additivato con formalina (cancerogeno) nel vano sforzo di attenuare i microrganismi. Quindi viene aggiunto alcool metilico (velenoso) per far precipitare gli stessi tossoidi (in forma solida, non solubile) che vengono essiccati e ottenuti in forma di polvere e finalmente miscelati con glicerina. Il batterio della pertosse viene ucciso chimicamente, per mezzo di una sostanza chimica a base di mercurio (velenoso) chiamata “Thimerosal”, con l’aggiunta di idrossido di alluminio (altro metallo pesante altamente tossico) e solfato di potassio. Il risultato di codesta miscela viene definito il vaccino DTP, iniettato di routine nei bambini, dopo essere stato testato sui topi al fine di determinarne il giusto dosaggio per ottenere la sopravvivenza del 50% del lotto sperimentale delle cavie.

I disordini neurologici minimi (MBD) prodotti da una tale operazione si riflettono puntualmente nel quadro criminale crescente della nostra odierna società. In un successivo passo tratteremo questo problema per cui, a dispetto del fatto di essere a conoscenza dei danni cerebrali che i vaccini producono fin dal 1926 e che l’MBD genera comportamenti aberranti nella direzione di una attività criminale. Le autorità continuano ad ignorare i fatti e anzi, promuovono e mantengono con sempre maggior vigore queste iniziative (in una sorte di produzione Hegeliana di aberrazione sociale che permette di giustificare un sempre maggiore controllo sulle masse).

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Guida di riferimento per una analisi approfondita del Paradigma Vaccinale