IL PARADIGMA VACCINALE: PARTE QUINTA

DALL’OPERA ORIGINALE: LEADING EDGE MASTER ANALYSIS OF VACCINATION PARADIGM

Copyright;1995, 1996, 1997, 1998: Leading Edge Research Group

DISCLAIMER: Le informazioni seguenti sono a vostra disposizione per contribuire alla formazione di una maggiore consapevolezza e non possono essere considerate delle informazioni di carattere medico o legale: tali competenze vanno ricercate nelle sedi ritenute opportune da chi legge. I lettori sono invitati ad un necessario quanto doveroso approfondimento di queste informazioni tramite una ricerca personale, frutto della loro esperienza, prima di arrivare a delle conclusioni e scelte definitive. E’ stato fatto ogni sforzo ragionevole al fine di accertare la validità dei dati contenuti in questi documenti, integrando, laddove era possibile, con i riferimenti bibliografici disponibili al momento della stesura.

SOMMARIO

  • PERTOSSE O TOSSE ASININA
  • DPT E SINDROME DA MORTE INFANTILE IMPROVVISA (SIDS)
  • LA SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ANTIPERTOSSE
  • MANIPOLAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE E POSSIBILI CONTAMINAZIONI BATTERICHE DEL VACCINO
  • SENSIBILIZZAZIONE DEL SISTEMA IMMUNITARIO PER MEZZO DI RIPETUTE VACCINAZIONI E PRODUZIONE DI INFEZIONI BATTERICHE INVASIVE SISTEMATICHE
  • IL COLLEGAMENTO FRA IL VACCINO ANTIPERTOSSE E LE MENINGITI DA Hib
PERTOSSE O TOSSE ASININA

Questa è la classica situazione in cui l’analisi del paradigma vaccinale nel suo insieme diventa veramente interessante. La pertosse è una malattia infettiva infantile causata dalla presenza nell’organismo di un batterio noto con il nome di Bordetella pertussis. È caratterizzata da una tosse spastica che consiste in una breve ma intensa espirazione (come un’esplosione) seguita da una lunga inspirazione, spesso accompagnata da vomito, ed espulsione di tappi di mucosa provenienti dalle vie respiratorie. La tosse assume il suono caratteristico “del raglio dell’asino”. La durata tipica della malattia è di 6 settimane, indipendentemente dai trattamenti applicati. Le complicazioni possono essere emorragie cerebrali, febbre, convulsioni, danni cerebrali, polmonite, enfisema, collasso polmonare: la malattia può essere fatale. La malattia è una comune malattia infantile, anche se la sua gravità sembra però essere diminuita in qualche misura nel tempo: prima del 1940 era affetta la gran parte dei bambini, in varie forme. Attualmente si possono registrare ancora diverse migliaia di casi all’anno. Tra il 1976 ed il 1985 i decessi causati dalla malattia sono stati mediamente da 4 ad 11 per anno. Per un genitore, l’esperienza di una pertosse vissuta dal proprio bambino può essere terrificante, come noi tutti possiamo immaginare. […]

Sono tanti i libri scritti a riguardo del vaccino antipertosse, specialmente per ciò che riguarda il vaccino trivalente ‘DPT’ (Difterite, Pertosse, Tetano). Moltissime reazioni avverse da vaccino, raccolte nel National Registry (USA), interessano questo tipo di vaccino DPT: il vaccino DPT è accusato di provocare diverse forme di MBD (Minimum Brain Damage – Danno Cerebrale Minimo) più o meno in tutti i bambini trattati ed è in definitiva il più importante cofattore vaccinale nella significativa ondata di comportamenti aberranti che sta caratterizzando le ultime generazioni, anche a causa delle modificazioni genetiche che è in grado di indurre. Vedremo nel seguito come ciò possa accadere.
Al vaccino antipertosse viene attribuita storicamente una chiara responsabilità nel provocare disturbi a livello cerebrale, che possono andare da manifestazioni apparentemente impercettibili capaci di evolversi successivamente in sintomatologie gravi, a forme molto gravi, ritardi mentali finanche al decesso. Questo tipo di vaccino può produrre disturbi dell’apprendimento, del livello di attenzione e comportamentali in genere e molte altre reazioni avverse che possono manifestarsi anche dopo molti anni. Ciò rende difficile poter associare dal punto di vista temporale causa ed effetto, almeno agli occhi dell’ortodossia medica e questa è, molto spesso, la ragione per cui si continua a giustificare la somministrazione di vaccini pericolosi. Infatti, dal momento in cui viene stabilito, unilateralmente, un tempo limite per riportare quanto accaduto prima della manifestazione dei sintomi finali, si crea ad arte un intervallo temporale nel quale è possibile ridurre la reale portata delle reazioni avverse da vaccino, disconoscendo in tal modo qualsiasi legame con la malattia.

Tipicamente si manifesta una crisi iniziale subito dopo l’iniezione, seguita da successivi attacchi che possono continuare per alcune settimane: in questi casi possiamo rilevare nei mesi o negli anni a seguire un ritardo mentale o motorio. Uno studio molto importante fu condotto in Gran Bretagna durante il periodo 1976/1979, definito “Studio Nazionale sull’Encefalopatia Infantile”, in seguito alle crescenti perplessità che questo tipo di vaccino stava creando. L’idea di principio era quella di accertare i rischi connessi con la vaccinazione antipertosse mediante l’analisi dei casi in cui i soggetti vaccinati avevano dovuto ricorrere successivamente a cure ospedaliere. Alla fine, la risposta dell’ortodossia medica per derimere la controversia fu che:  “i vaccini avevano prodotto dei sintomi che si sarebbero manifestati comunque” . […]

DTP E SINDROME DA MORTE INFANTILE IMPROVVISA (SIDS)

Tre studi recenti hanno stabilito una relazione temporale fra la morte infantile, inclusa la SIDS e la somministrazione di vaccino trivalente DPT, del quale la componente antipertosse è quella principale. Non sorprende che l’ortodossia medica respinga questi risultati, anche a dispetto dell’evidenza. L’AAP (American Academy of Pediatrics – Accademia Americana di Pediatria), che ha istituito una apposita “task force per la pertosse” ed è per sua natura implicata in un ovvio conflitto di interessi, dopo aver esaminato questi lavori più altri quattro studi, che hanno dimostrato sia dal punto di vista scientifico che statistico una netta correlazione temporale fra DPT e SIDS, ha dichiarato: “non ci sono delle evidenze convincenti per stabilire una relazione di causa/effetto fra DPT e SIDS”.

Questa chiara evidenza nella relazione DPT/SIDS viene confermata anche dall’esperienza giapponese: dal momento in cui è stata spostata in avanti (a due anni) la vaccinazione DPT la SIDS è virtualmente scomparsa. Il Giappone detiene il record della più bassa mortalità infantile nel mondo.

Nel marzo del 1979, il Dipartimento di Salute Pubblica del Tennessee riportò al CDC che nel novembre 1978 4 bambini che erano stati vaccinati con vaccino DPT erano morti entro le 24 ore successive: per quale ragione si aspettarono 4 mesi per inoltrare il rapporto? Tutti questi bambini avevano ricevuto la loro prima dose di DPT in concomitanza con una dose di OPV (Oral Polio Vaccine – Vaccino Antipolio Orale). Fra il mese di agosto 1977 ed il marzo 1979 ci furono complessivamente 52 casi di morte infantile da SIDS per “cause sconosciute”.

Nel 1982, al 34° Meeting annuale della American Academy of Neurology (Accademia Americana di Neurologia), William C. Torch intervenne in merito ai casi verificatesi nel Tennessee e su altri 200 casi di SIDS segnalati: nel suo Abstract egli riportò che il 66% dei primi 70 casi erano stati “immunizzati” prima del decesso. Il periodo del decesso in questo gruppo andava dalle 12 ore alle 3 settimane successive all’iniezione. Le morti per SIDS avvenivano nel restante 34% dei casi in autunno ed in inverno: questa associazione “stagionale” non era possibile nel gruppo di bambini vaccinato. Le sue conclusioni furono che “la vaccinazione DPT poteva essere considerata generalmente una delle maggiori cause non riconosciute di morte infantile improvvisa e che quindi i rischi associati alla vaccinazione potevano superare i suoi potenziali benefici”. Nello stesso studio venne rilevata la necessità di rivedere e possibilmente modificare le procedure correnti in materia di vaccinazione DPT.
Come era prevedibile, Torch venne pesantemente contestato per il suo studio e per le sue conclusioni. A quel punto furono messi in campo una serie di “studi” con l’obiettivo di dimostrare l’inattendibilità del lavoro di Torch e screditare l’ipotesi della relazione fra DPT e SIDS. Il gioco va avanti oramai da diverso tempo: nel mentre molti bambini continuano a soccombere senza via di scampo.

Nel 1986,i laboratori Connaught (fra i produttori di vaccino DPT) inserirono nel foglietto illustrativo che accompagnava la confezione la frase “successivamente alla somministrazione del vaccino DPT sono stati registrati casi di SIDS: uno studio ha dimostrato una relazione non casuale”. Nel 1991 i Laboratori Wyeth, altro produttore di DPT, similmente riportavano la frase “sono stati segnati casi di SIDS in seguito alla vaccinazione DPT ma la reale portata del fenomeno non è chiara”.

LA SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ANTIPERTOSSE

Un metodo di ricerca scientifica che si ponga l’obiettivo di dimostrare l’efficacia di una sostanza si può definire sperimentazione se coinvolge un gruppo di prova al quale viene somministrata la sostanza da testare e un gruppo di controllo  al quale viene dato un placebo, consistente in una soluzione di acqua e zucchero o altra sostanza neutra o anche nulla. Come accade troppo spesso, sia la sperimentazione che i risultati vengono falsificati al fine di produrre uno specifico risultato, specialmente quando coloro che sono preposti allo studio sono finanziati da chi è interessato a ben determinati risultati, in barba alla scientificità del metodo. Ovviamente le sperimentazioni o i risultati che ricadono in questa categoria sono completamente invalidati, come pure i lavori che fondano le loro premesse in questi. Nello specifico, i test di sicurezza dovrebbero essere condotti da un organismo indipendente che non abbia nessun collegamento con interessi di parte. Così, tutti i test per determinare il grado di sicurezza dei medicinali o dei vaccini in particolare, condotti o finanziati dai produttori stessi, implicano un chiaro conflitto di interessi rivolto al potenziale profitto: i risultati possono pertanto essere messi sempre in discussione, specialmente di fronte a specifiche controversie relativamente al prodotto in questione. Il vaccino antipertosse, a causa della sue insidiose caratteristiche, rappresenta, in questo senso, un caso emblematico di insabbiamento da parte delle autorità sanitarie.

Gli esperimenti condotti negli USA nel 1931 da parte dell’AMA sembravano indicare l’inefficacia del vaccino, con la conseguente raccomandazione da parte delle autorità preposte per il ritiro del prodotto in quanto inaffidabile. Altri studi sulla capacità del vaccino nel prevenire la pertosse vennero condotti in Gran Bretagna fra il 1942 ed il 1944 fra i bambini che frequentavano gli asili nido e gli ospedali civili: i risultati, pubblicati nel 1945, indicavano l’inefficacia del prodotto, in quanto non vennero riscontrate differenze significative nella gravità dell’incidenza della pertosse fra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati. Nell’Oxfordshire, un altro lavoro dimostrò che la pertosse colpiva una percentuale pari al 12,5% di bambini vaccinati, contro il 14,1% di bambini non vaccinati. Nel 1987, durante un periodo di sorveglianza di 28 mesi sulla persistenza della pertosse nella Nuova Scozia, vennero individuati 526 casi: il 91% di questi aveva ricevuto al minimo 3 dosi di vaccino antipertosse.

MANIPOLAZIONE DELLA SPERIMENTAZIONE E POSSIBILI CONTAMINAZIONI BATTERICHE DEL VACCINO

Le autorità sanitarie inglesi, in disaccordo con la mancata attuazione del programma vaccinale contro la pertosse, decisero di condurre una sperimentazione di massa su un campione di 8.000 bambini. A metà di questi, i soggetti destinati al test, venne iniettato il vaccino. Al gruppo di controllo, contrariamente alla norma, venne somministrata una iniezione che conteneva 4 forme batteriche, pur caratterizzandolo con l’etichetta di “gruppo non vaccinato”. Il 20% dei bambini di ciascun gruppo venne monitorato continuativamente da 24 a 72 ore dalla vaccinazione. Vennero registrate le sole reazioni del gruppo vaccinato: le reazioni sistemiche e locali del gruppo di controllo furono ignorate. L’incidenza della malattia fu del 18,2% nel gruppo di prova e dell’87,3% in quello di controllo: ovviamente il gruppo di controllo non rispondeva esattamente alle prerogative caratteristiche che avrebbe dovuto avere, dal momento che era stato “vaccinato” con una miscela di batteri che avevano agito in qualità di proteine estranee, abbassando artificialmente la resistenza all’infezione e producendo un risultato finale che doveva dimostrare come questo gruppo “non vaccinato” fosse maggiormente predisposto a contrarre la pertosse rispetto a quello di prova.

Nel 1986 le autorità sanitarie svedesi condussero una sperimentazione con vaccino antipertosse acellulare giapponese, su un campione di 3.800 bambini di età compresa fra 6 e 11 mesi. Anche in questo caso i bambini furono divisi in due gruppi di 1.400 unità ai quali vennero somministrati due vaccini sperimentali, ed in un terzo gruppo di 950 neonati, il gruppo di controllo, al quale doveva essere somministrato il “placebo”. In realtà il “placebo”, invece di essere una sostanza neutra,  consisteva in una miscela di fissativo dei tessuti, formalina, un conservante battericida a base di mercurio come il thimerosal, e fosfato di alluminio. Tutte queste sostanze chimiche costituiscono un substrato presente nella maggior parte dei preparati vaccinali; in altre parole costituiva la soluzione vaccinale senza il batterio della pertosse. In questo modo furono costituiti 3 gruppi: V1 (vaccino 1), V2 (vaccino 2) e P1 (placebo 1).

Nelle 24 ore successive l’iniezione si manifestarono sintomi quali vomito sistematico (mediamente 4%), febbre (5,4%) e sonnolenza (6,7%) in tutti e tre i gruppi: questo risultato fu molto interessante, in quanto indicava che il substrato chimico a base di formalina, thimerosal e fosfato di alluminio era in grado, da solo, di provocare dei sintomi neurologici. Vomito, pianto persistente e sonnolenza indicano generalmente una infiammazione cerebrale o una encefalite. Durante un periodo di osservazione di questi gruppi, che durò all’incirca 15 mesi, si osservò come non ci fosse una correlazione fra la concentrazione di anticorpi presente nel siero post vaccinazione e la conseguente presunta protezione verso la pertosse. Le autorità svedesi ne conclusero che il meccanismo biologico di protezione del vaccino rimaneva sconosciuto e che pertanto occorrevano ulteriori studi per accertarlo. È chiaro comunque che è possibile andare ben oltre questa valutazione, affermando che il substrato contenente i composti di mercurio ed alluminio e la formalina è in grado di produrre danni a livello neurologico nei bambini in cui il sistema nervoso è ancora in via di formazione ed è quindi ancora non sufficientemente protetto: il batterio della pertosse aggrava semplicemente la reazione successiva e trae vantaggio dalla situazione patologica creata da queste sostanze.

SENSIBILIZZAZIONE DEL SISTEMA IMMUNITARIO PER MEZZO DI RIPETUTE VACCINAZIONI E PRODUZIONE DI INFEZIONI BATTERICHE INVASIVE SISTEMATICHE

La sperimentazione svedese del vaccino acellulare antipertosse giapponese produsse altri interessanti risultati. 11 bambini dei gruppi V1 e V2, che avevano ricevuto i due tipi di vaccino, contrassero infezioni batteriche sistemiche. Quattro bambini morirono: anche 5 bambini del gruppo P1 contrassero lo stesso tipo di infezione ma non morirono. Questo significa che la combinazione del substrato chimico con i componenti virali antigenici e batterici, ovvero il “vaccino” risulta, dal punto di vista biologico, maggiormente pericoloso.

La maggior parte delle infezioni batteriche emersero dopo la seconda dose di vaccino: il fatto che ripetute iniezioni di antigeni possano portare ad una iperimmunizzazione è ben noto, e può provocare miocarditi o ipertrofia cardiaca in genere. La sperimentazione svedese si concluse nel 1987.

Alla fine il Laboratorio Nazionale di Batteriologia Svedese ritirò la licenza per l’applicazione del vaccino antipertosse giapponese e concluse la cosa affermando che l’efficacia del vaccino acellulare era addirittura probabilmente inferiore a quella del vaccino antipertosse a cellule intere, abbandonato nel 1979.

Se si considera la tipologia di infezioni batteriche sistemiche causate dal vaccino aumenta il sospetto che questi prodotti abbiano un ruolo di primo piano nell’aumento dell’incidenza di meningiti e di Hib (haemophilus Influenza B) nei paesi industrializzati. […]**

Nel 1991, uno studio condotto su bambini originari dell’Alaska portò alla determinazione di una relazione accidentale fra la vaccinazione DPT e una forma invasiva di infezione batterica. La maggiore incidenza di questa patologia si verificava dopo la 3a dose, in conformità a quanto rilevato negli studi presentati in precedenza. Da altri studi sappiamo che queste infezioni batteriche si verificano mediamente fra i 30 e 60 giorni successivi alla vaccinazione DPT associata ad OPV.

Nel 1992 la AAP pubblicò un articolo sulla rivista Pediatrics nel quale riportava uno “studio sul vaccino antipertosse tipo B, basato in parte sui risultati della sperimentazione svedese del 1986” omettendo però l’esito della sperimentazione stessa e le decisioni degli organismi sanitari svedesi. Su questa base l’AAP raccomanda che tutti i bambini americani vengano vaccinati con ben 5 dosi di vaccino antipertosse, iniziando a due mesi, sia con quello acellulare che con quello a cellula intera. Questo comportamento è a dir poco criminale e si configura in una sorta di omicidio intenzionale***: quali i motivi per assumere una tale posizione se non l’intenzione di creare delle condizioni patologiche tali da poterne ricavare un profitto finanziario, ovvero per poter esercitare un controllo sulla popolazione o entrambe le cose?  Perché nascondere o far finta di dimenticare tutti i casi di encefalite provocati chiaramente dal vaccino, perché ignorare tutti i contributi scientifici da tutto il mondo che hanno dimostrato nel tempo l’inutilità del vaccino nella prevenzione della malattia? Incredibile ma vero: siamo di fronte ad una cospirazione criminale che si svolge ai più alti livelli.

*** [adattato dal testo inglese]

IL COLLEGAMENTO FRA IL VACCINO ANTIPERTOSSE E LE MENINGITI DA HIB

Infezioni sistemiche associate con Haemophilus Influenza B (Hib) stanno comparendo con sempre maggiore frequenza in USA, Inghilterra, Australia e Scandinavia. Queste sono strettamente collegate con la maggior parte dei casi di meningiti, polmoniti, artriti settiche, osteomieliti e pericarditi. Tre quarti delle forme di Hib si manifestano in bambini al di sotto dei 18 mesi ed il resto in età superiore ai due anni.
Un’analisi delle patologie da meningococco indicano una crescita del 400% a partire dal 1942. Fra il 1942 ed il 1965 l’incidenza di queste infezioni precipita per poi ripartire di gran carriera a partire dal 1965. Questa tendenza può essere collegata direttamente con l’introduzione della vaccinazione di massa contro la pertosse a partire dagli anni ’40 e con la successiva variazione dell’adesione ai programmi vaccinali. Sappiamo tutti che il problema dell’Hib, assieme al relativo vaccino, è stato messo in maggior evidenza negli anni 1994/1995. Quale sarà il processo di contaminazione dei vaccini che sfocerà nella prossima “crisi” e nell’introduzione di un nuovo vaccino? Il quadro generale è oramai molto chiaro: potrete decidere voi stessi, in base alla vostra libera ricerca e all’evidenza dei fatti.

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