PAROTITE

La parotite (orecchioni) è una malattia infantile di origine virale che ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema immunitario umano. Le donne, per esempio, sembrano avere minori probabilità di contrarre il cancro alle ovaie se sviluppano questa malattia nella loro infanzia. Diversamente, il contrarre la malattia in età adulta può comportare gravi danni a livello neurologico.

Lo scenario che si presenta per la parotite è del tutto simile a quello del morbillo, dove è stata perseguita una politica di occultamento della sintomatologia clinica conseguente alla somministrazione del vaccino.

La parotite, come infezione naturale, sembra associata a forme molto blande di meningite o meningoencefalite che si manifestano dopo circa 23 giorni dall’infezione, con possibile sintomatologia encefalitica, inclusa la sonnolenza, l’irritabilità, vertigini, convulsioni, psicosi e atassia (perdita di equilibrio): più comunemente si manifesta in un ingrossamento delle ghiandole salivali parotidee e, solo occasionalmente, dei testicoli in una percentuale che va dal 20 al 30% dei maschi adolescenti o adulti.

Il primo vaccino fu testato negli anni ’50 e veniva prodotto allora dalla American Cynamide Chemical Company che utilizzava colture cellulari a base di embrioni di pollo e formalina come disattivante del virus. Il vaccino fu sperimentato inizialmente negli orfanotrofi e negli istituti per malattie mentali, su un campione di bambini da 1 a 8 anni. È interessante notare come uno dei tre istituti che parteciparono alla sperimentazione non avesse mai avuto nella sua storia dei casi di parotite. Dopo qualche tempo (entro 90 giorni) apparve il primo caso di parotite, ed altri seguirono durante tutto il periodo dei test. Le indicazioni che il vaccino stesso poteva essere causa della malattia furono rese note soltanto nel 1967.

In un altro studio, condotto sempre su bambini e utilizzando vaccino da virus vivo attenuato, si dimostrò che molti dei soggetti vaccinati contraevano la parotite clinica entro 16 giorni dalla prima iniezione, e che l’epidemia si protraeva per diversi mesi. Nonostante i molti tentativi di manipolazione dei dati sui test effettuati ne risultò anche che l’iniezione del vaccino a base di virus vivo abbreviava il tempo di incubazione della malattia, una caratteristica comune ad altre somministrazioni di vaccino. Inoltre, il 65% di questi test hanno dimostrato la presenza di anticorpi verso la parotite prima che il vaccino venisse somministrato inutilmente.

In un rapporto del 1980 si parlò, durante una epidemia virale di parotite, della manifestazione di parotite atipica in bambini già vaccinati: i sintomi generalizzati furono febbre, perdita di appetito, nausea e reazioni cutanee. La parotite atipica comparve nel momento in cui l’infezione naturale circolava fra i bambini non vaccinati – un evento normale, associato allo sviluppo del sistema immunitario. Tutti i bambini che hanno sviluppato parotite atipica erano stati vaccinati da 5 a 7 anni prima. Nel 1981, un’epidemia di parotite colpì il Massachusetts: dei 33 bambini coinvolti, 29 erano stati vaccinati, mentre il 97,4% dei bambini non vaccinati non sviluppò la malattia.

Fin dal 1986 ci fu un incremento di parotite negli USA, con molti dei nuovi casi fra gli studenti delle scuole superiori, ben al di sopra dell’età tipica dell’infezione naturale che si manifestava prima dell’introduzione del vaccino MMR (Mumps = Parotite, Measles = Morbillo, Rubella = Rosolia). Le conclusioni tratte da alcuni esperti della classe medica ufficiale furono del tipo “non sono stati vaccinati abbastanza individui”, una dichiarazione sconcertante, che non è nemmeno supportata dai dati pubblicati circa l’incidenza della parotite e il numero di iniezioni già effettuate (oltre 80 milioni di dosi). La realtà dei fatti dimostra che quando la diffusione del vaccino era ancora bassa lo era anche quella della malattia: nel momento in cui la diffusione è cresciuta altrettanto è avvenuto per la parotite, manifestatasi in vere e proprie epidemie.
Sono gli operatori sanitari ad inasprire il problema, promuovendo campagne di vaccinazione di massa durante le stesse epidemie che erano generate in molti casi dal vaccino. […]

Nel 1989 venne finalmente riconosciuta la responsabilità del tipo di virus utilizzato nel vaccino nello sviluppo di meningite da parotite: il virus contenuto nel vaccino fu isolato nei pazienti che manifestarono la meningite 21 giorni dopo l’iniezione.

Documentazione relativa a danni neurologici gravi in seguito a vaccinazione antiparotite o con vaccino MMR sono state raccolte in Svezia, tra il 1982 ed il 1984, in Germania nel 1989 dove vennero segnalati 27 casi. Altri casi di meningite da vaccino erano noti nello stesso periodo in Canada, dove tra l’altro si verificò il caso di un bambino in fin di vita solo 10 giorni dopo la vaccinazione. Furono raccolte nel 1992 ulteriori prove che il virus della parotite contenuto nel vaccino MMR causava parotiti e meningiti post-vacciniche.

Nel 1989 in Canada venne eseguito un lavoro sull’epidemiologia della parotite ad Alberta durante gli anni 1980 – ’82. Le conclusioni portarono ad affermare che la parotite contratta per via naturale è generalmente una malattia lieve, che tende a comparire nei primi anni di vita e per la quale non esiste una casistica di mortalità. […]

Dal 1967 al 1977 sia l’incidenza della vaccinazione che le epidemie erano basse: 10 anni dopo, nel 1987, a Chicago, veniva avviata una campagna di vaccinazione di massa contro la parotite, senza apparenti motivazioni. Subito dopo ci fu un’impennata della malattia che perdurò per 7 mesi, colpendo principalmente adulti dai 20 anni in su e generando notevoli complicazioni per le infiammazioni testicolari negli uomini e le infezioni ovariche nelle donne -un netto spostamento dell’incidenza della malattia dall’età tipica infantile verso quella adulta. […] L’estrema determinazione nel continuare questa politica, nonostante le prove pubblicate, fa intendere ancora una volta l’intenzionalità nel compiere in piena consapevolezza atti destinati alla creazione di stati di malattia come presupposto per il mantenimento di un profitto, da una parte e al consolidamento dei paradigmi pseudo-scientifici dall’altra.

 
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