LETTERA APERTA

Cari Amici,

da privati cittadini vogliamo invitare tutti a una riflessione profonda su quanto sta accadendo nel nostro Paese.

Le ordinanze delle regioni per questa “epidemia“, le misure straordinarie degne della più imminente catastrofe e la conseguente ondata di panico che sta colpendo la popolazione più vulnerabile come gli anziani, gli affetti da patologie croniche, gli immunodepressi, e in generale tutti coloro che temono di trovarsi esposti a un mostro e stanno vivendo gli avvenimenti con estrema paura: tutto questo è per noi sconcertante e privo di senso.

Aldilà di ogni nostra percezione personale di “pericolo” per questo nuovo virus (che sia stato prodotto in laboratorio o frutto di un processo naturale), ciò che ci preoccupa maggiormente è che si stia sempre più instaurando un “governo di polizia”, che pian piano comprime diritti e libertà fondamentali dei cittadini, di cui stiamo assaggiando le prime misure con grande impatto sulla vita quotidiana di tutti noi.

È importante notare che nel nostro Paese ci troviamo esposti per primi, e unici al momento in Europa, a un diffuso contagio da CONVID-19 coronavirus, con l’adozione di provvedimenti immediati in tutto il nord Italia, quali la chiusura straordinaria di scuole di ogni ordine e grado, la sospensione di tutte le manifestazioni pubbliche di qualsiasi natura, la sospensione della partecipazione alle attività ludiche e sportive, la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura e delle biblioteche. E nelle aree geografiche definite “zone rosse”, ossia di conclamato contagio, le restrizioni e i divieti sono molto più stringenti. Il panico è talmente generalizzato che abbiamo testimonianza di medici che passano ricette dalla finestra.

La reale portata di queste misure è ampissima ed è impossibile da prevedere. Intanto, volendo fotografare una piccola parte del quadro reale, sappiamo che tutto ciò ci sta impedendo di lasciare il nostro Paese sia per lavoro sia per svago: agli occhi del mondo siamo oggi i peggiori appestati. Lo stesso Parlamento europeo raccomanda una serie di misure di precauzione, tra cui l’autoisolamento, ai funzionari che abbiano viaggiato negli ultimi 14 giorni nelle aree colpite da coronavirus, comprese le regioni del Nord Italia (v. https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2020/02/24/coronavirus-circolare-interna-europarlamento-casa-giorni-chi-stato-nord-italia_vZUDckjgvGxaNEA5ynSlbN.html). Sappiamo anche che l’economia del turismo, così importante nel nostro Paese, ne subirà effetti devastanti. La nostra Borsa da giorni chiude con pesanti negativi.

Il prezzo che stiamo già pagando per CONVID-19 coronavirus è davvero altissimo.

È necessario fermarci a riflettere circa l’idoneità e l’opportunità di queste ordinanze di carattere contingibile e urgente in materia di Igiene e Sanità pubblica, avendo oltretutto consapevolezza del fatto che di giorno in giorno potrebbero diventare sempre più estese e coercitive.

Il virologo Matteo Bassetti, Direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino (GE), Presidente della Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA), Membro del comitato esecutivo del Piano Nazionale per lotta alla Resistenza-Antimicrobica (PNCAR) del Ministero,

ha reso pubblico un messaggio importante: le positività per coronavirus in Italia comprendono casi con definizione OMS di caso sospetto poi divenuto certo, polmoniti senza altra diagnosi, contatti di casi certi e sindromi influenzali. Scrive: «Gli altri paesi europei, in particolare Francia e Germania hanno fatto lo stesso? Assolutamente no. Quanti casi avrebbero con questo metodo di rilevamento? Il nuovo virus è entrato in Italia, come in molti altri paesi ed è quindi il momento di affrontare il problema dal punto vista clinico. La rete degli infettivologi e di quelli che si occupano di emergenze infettivologiche è preparata e ha affrontato e risolto in passato situazioni molto peggiori». (v. https://www.facebook.com/2385604291455421/posts/3385801034769070/?d=n, https://www.primocanale.it/notizie/coronavirus-il-virologo-bassetti-questa-non-una-epidemia-la-mortalit-bassa–216455.html).

A seguito degli attacchi subiti sul suo profilo Facebook per la sua analisi rispetto al tasso di contagiosità e alle misure adottate, intervistato dal quotidiano “Il Secolo XIX” lo scorso 24 febbraio, ha affermato: «Il mio ottimismo non piace, le persone vogliono allarmismo» e poi «Io continuo a sostenere che questa è un’infezione sicuramente che sta dando casi complicati ma nella maggior parte decorre in maniera lieve». (https://www.ilsecoloxix.it/genova/2020/02/24/news/coronavirus-bassetti-il-mio-ottimismo-non-piace-le-persone-vogliono-allarmismo-1.38512320).

Da ciò potremmo desumere che se oggi il virus fosse rilevato a tappeto su tutta la popolazione del mondo occidentale si verrebbe a delineare una situazione simile a quella di alcune regioni italiane nella maggior parte dei Paesi?

Si rendono conto i nostri governanti che la situazione è clamorosamente sfuggita di mano? Siamo il Paese che sta registrando più casi di persone infette dopo la Cina perché siamo l’unico Paese europeo ad aver avviato così tanti controlli microbiologici.

Gioia Locati, giornalista de “Il Giornale” ha intervistato lo scorso 5 febbraio Stefano Petti, professore al dipartimento di Malattie infettive e Salute Pubblica della Sapienza di Roma che afferma: «Trattandosi di un virus nuovo, è normale che vi sia tanta attenzione, soprattutto da parte degli addetti ai lavori. Ma non è proprio il caso di preoccupare. I virus a trasmissione aerea sono trasmessi anche dai ‘portatori precoci’ (ossia da chi si trova nel periodo dell’incubazione), è un fatto risaputo, perciò i cordoni sanitari sono una misura primitiva, di quando si ignorava il comportamento dei virus».

Maria Rita Gismondo, Direttore responsabile del laboratorio di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, lo scorso 23 febbraio scriveva sul suo profilo Facebook che si sta scambiando un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale, avvertendo che questa follia farà molto male, soprattutto all’economia. Dopo poche ore ha deciso di cancellare il post che nel frattempo aveva sollevato critiche e commenti. La direttrice, intervistata lo scorso 25 febbraio da “La7”, ha affermato che lo scopo della politica è quello di rispondere alle richieste dei cittadini, oggi allertatissimi per il panico seminato soprattutto dai media, che chiedono protezione. Ma la scienza deve dire le cose come stanno «Il virus sta circolando, oggi fare uno screening a tappeto con tamponi significherebbe trovare migliaia di positivi». (https://www.la7.it/laria-che-tira/video/coronavirus-maria-rita-gismondo-il-virus-sta-circolando-oggi-fare-uno-screening-a-tappeto-con-25-02-2020-309346).

Non solo, ha affermato che «In alcuni Paesi si fanno meno tamponi e meno controlli. Se andassero al Pronto Soccorso o chiamassero il 112 le persone istruite sul vero pericolo, i tamponi sarebbero inferiori e la risposta della politica sanitaria sarebbe più limitata» e si è dichiarata molto preoccupata come cittadina per le conseguenze importanti che potrebbero derivare da tutto ciò. (https://www.la7.it/laria-che-tira/video/coronavirus-maria-rita-gismondo-dobbiamo-dire-alle-persone-che-i-moduli-per-i-tamponi-ci-sono-perche-25-02-2020-309360).

Beh, ora quindi tocca a noi.

Vogliamo confinarci nelle nostre case? Vogliamo tremare di paura per ogni sintomo influenzale? Vogliamo linciarci per accaparrare scorte di viveri e disinfettanti? Vogliamo vivere nel panico e nella disperazione? Tutto ciò ci fa sentire al sicuro e protetti?

Famiglia, lavoro, scuola, stipendio, vacanze, progetti, sogni, … vogliamo cancellare una vita in pochi istanti?

Prendiamoci per mano e usciamo tutti insieme da questo infernale girone dantesco perché è necessario. Non aspettiamo che la situazione degeneri ancor di più.

Impegniamoci tutti a riportare ragionevolezza e buon senso in ogni contesto possibile: con famigliari, amici, colleghi, nelle chat di classe, con conoscenti e persino con gli sconosciuti. Dialoghiamo con le aggregazioni della società civile. Noi, tutti insieme, siamo l’unico miracoloso rimedio al CONVID-19 coronavirus.

Portiamo tutti il nostro punto di vista alle Istituzioni (sindaco, assessori, membri del Consiglio regionale): non abbiamo bisogno di ordinanze per fronteggiare il virus!

Libertà! Consapevolezza! Ragionevolezza!

Lo Staff Comilva