SCUOLE CHIUSE PER I NON VACCINATI ?

Gent.mo On. Crimì,

dando un’occhiata al sito della Camera, apprendo che lei è un giovane medico di quasi 28 anni.
Affrontando il tema dei vaccini sono sicuro, quindi, di parlare con un addetto ai lavori, quale io – mi premuro di precisarlo – non sono; tuttavia non sono sicuro di parlare con un genitore, data anche la sua giovane età (almeno per gli standard italici). Io invece sono un genitore di due bambine, rispettivamente di tre anni ed un anno, ed entrambe non sono vaccinate.

Quando con mia moglie abbiamo concordemente deciso di non vaccinare la prima delle nostre figlie, è stato tutt’altro che semplice e immeditato. Siamo tutti, infatti, cresciuti all’ombra del dogma-vaccini e fino a qualche decennio fa era inimmaginabile anche solo metterli in discussione, figuriamoci rifiutare un obbligo la cui inosservanza è ancora tutt’oggi teoricamente passibile di sanzione amministrativa. Noi per primi abbiamo, dunque, dovuto fare i conti con un pre-giudizio culturale, con un totem, per poi dover successivamente fronteggiare l’ondata di resistenza proveniente da pediatri insofferenti o addirittura ostili oppure da parenti ed amici preoccupati.

Quello che ci ha determinati a spingerci più in là di quell’ombra e ad assumere un punto di osservazione critico è stato probabilmente l’istinto genitoriale, alimentato dal buon senso o, per così dire, da un certo senso di sproporzione della pratica vaccinale, che ha alla base alcune semplici domande, e tanto per citarne qualcuna: perché iniettare sei dosi di farmaci – perché i vaccini questo sono: farmaci – quattro obbligatori e due raccomandati (ma, artatamente, spacciati come obbligatori) ad una bambina di due mesi che assume solo latte e a cui qualsiasi altra alimento causerebbe, con ogni probabilità, delle allergie? Oppure: come posso veramente rispondere “si” o “no” alle domande presenti nel foglietto sull’anamnesi pre-vaccinale (tua figlia ha delle allergie? Ha problemi immunitari?) se nessuno, incluso il personale medico e paramedico, è di fatto in
grado di rispondere in modo affermativo o negativo in mancanza, tanto per cominciare, di un banalissimo esame del sangue?

È stato allora che abbiamo cominciato ad informarci attraverso testi divulgativi o siti medici o di informazione al di fuori del circuito mainstream; e più ci informavano, più crescevano e si moltiplicavano i dubbi, più il paradigma della totale sicurezza dei vaccini cominciava impietosamente a sgretolarsi davanti ai nostri occhi, più ci convincevamo di seguire l’iter sull’obiezione di coscienza attiva, prevista dalla normativa regionale emiliano-romagnola, come poi effettivamente abbiamo fatto. Non nascondo che i colloqui con i medici sono stati improntati alla massima disponibilità al dialogo; però le risposte alle nostre domande, alcune decisamente imbarazzanti per un medico (“la formaldeide è nei vaccini? È anche nel fumo di sigaretta
se è per questo!”) erano tutte sistematicamente ed inesorabilmente tese ad affermare in via sostanzialmente apodittica che i vaccini sono sicuri e non possono far male.

Non voglio tediarla oltremodo con la storia della nostra vita e cerco subito di entrare nel merito.
Ho sotto gli occhi la sua proposta di legge che in qualche modo fa da pendant al Piano vaccini 2016/2018 del Ministero della Salute che proprio ieri ha avuto il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni. Tra le altre cose, il piano prevede la reintroduzione del divieto di iscrizione a scuola dei bambini non vaccinati, precisando però che ci sarà bisogno di una legge discussa e approvata in Parlamento. Pare che sia già in fase di gestazione, perché tale obbligo è contenuto in alcuni articoli della sua proposta.

Ora vietare l’iscrizione a scuola dei bambini non vaccinati non solo lede il loro diritto all’istruzione ma, indirettamente, anche il loro diritto di rifiutare trattamenti sanitari, espresso per decisione dei genitori tutori e perseguito tramite l’iter di obiezione attiva e dissenso informato, laddove previsto dalle normative regionali. Semplicemente li si priva di un diritto costituzionalmente garantito se, per mezzo dei loro tutori, esercitano un diritto costituzionalmente garantito.
Mi perdonerà allora se sono malizioso e penso che qui l’obiettivo vero – e che non ho paura di definire surrettizio – è quello di affievolire il diritto di rifiutare le vaccinazioni, minarne l’effettività pur restandone impregiudicato l’esercizio sul piano formale, agitando ai genitori lo spauracchio delle scuole chiuse per i propri figli se non li vaccineranno.

Ma io confido sulla sua intelligenza, sul giuramento ippocratico che ha pronunciato e sulla sua faccia da bravo ragazzo e le dico questo. I genitori che qualche decennio fa hanno fondato associazioni e movimenti, come ad esempio Comilva che certamente conoscerà, lo hanno fatto non perché fossero dei complottisti che passavano le giornate ad arricciarsi i baffi per escogitare come mettere i bastoni fra le ruote alle multinazionali del farmaco. Erano genitori i cui figli avevano già subito danni gravissimi qualche giorno dopo averli fatti stare in fila negli ambulatori per ricevere le famose “punturine”. Erano genitori la cui vita (e
soprattutto quella dei loro figli) era mutata irreversibilmente e hanno deciso di organizzarsi non per motivazioni meramente ideologiche bensì per evitare che altre vite di altri genitori e figli cambiassero irreversibilmente; persone che non hanno avuto paura delle sanzioni e che non si sono lasciate intimidire, ottenendo alla fine che i propri figli potessero essere non vaccinati e frequentare regolarmente la scuola.

A tale proposito noto nella relazioncina al suo progetto di legge che “all’art. 2 si prevede che il Ministero della Salute e le Regioni promuovano annualmente una campagna di sensibilizzazione alla vaccinazione, ostacolando le informazioni errate e le false notizie, quali la correlazione tra le vaccinazioni e l’autismo, che periodicamente si diffondono tra la popolazione e che sono la causa principale della diffidenza ad eseguirle” Come saprà ci sono diverse sentenze di giudici di merito che hanno accertato la correlazione tra la somministrazione di vaccino MPR e contrazione dell’autismo. Le faccio notare che i giudici non hanno deciso di testa loro, con un esercizio di disinvolta giurisprudenza creativa, ma in base ad approfondite e particolareggiate consulenze tecniche d’ufficio; laddove i CTU non erano i “soliti noti”, membri delle associazioni no-vaccino, ma illustri specialisti del settore. Altro che “informazioni errate” o “false notizie” diffuse ad arte dai soli noti che speculano sugli studi spregiudicati di quel “bugiardo” di Wakefield (ed anche qui ci sarebbe molto da dire a proposito delle pressioni che il medico britannico ricevette prima e dopo la pubblicazione del suo saggio su The Lancet).

Al di la di queste considerazioni, a mio avviso una norma che subordinasse l’iscrizione alla scuola dell’obbligo alla presentazione di un certificato di avvenuta vaccinazione degli alunni si porrebbe in contrasto, come minimo, con l’art. 34, primo e secondo comma, Cost., secondo i quali “La scuola è aperta a tutti” e “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”. Si potrebbe obiettare che un tale obbligo sarebbe comunque funzionale alla tutela della salute pubblica di cui all’art. 32, primo comma Cost. e quindi esente da censure di incostituzionalità. A tale obiezione, a mio avviso, si può agevolmente ribattere che in presenza di conflitto di due interessi costituzionalmente protetti, per consolidata
giurisprudenza della Corte Costituzionale (come, del resto, sanno benissimo all’Ufficio affari giuridici della Presidenza della Repubblica) si opera un bilanciamento di tali interessi al fine di individuare quello prevalente. È dato che non ci troviamo nel bel mezzo di un’epidemia di polio o di quant’altro, in un giudizio di costituzionalità verrebbe con ogni probabilità ritenuto prevalente il diritto allo studio libero e gratuito degli alunni non vaccinati.

Mi avvio alla conclusione e, dopo averle sottotratto tutto questo tempo, mi dilungo ancora un poco e le lancio questo appello. Se lei è convinto in coscienza e buona fede, come non ho motivo di dubitare, dell’importanza dei vaccini tanto da essere convinto della necessità di rendere obbligatori anche quelli che oggi sono formalmente solo raccomandati, lo faccia da un lato senza frustrare il diritto a rifiutare le pratiche vaccinali, ottenuto faticosamente e a carissimo prezzo; dall’altro lato adoperandosi affinché le vaccinazioni non siano più una roulette russa ma siano invece preceduti da esami preventivi di tipo genetico, immunitario, allergologico e di ricerca di intolleranze alimentari su genitori e bambino, così da rendere effettiva una
vaccinazione informata e consapevole, in linea con quanto sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n.  258 del 1994.

Non lo faccia, la prego, chiudendo le porte delle scuole ai bambini non vaccinati.
Grazie infinite per l’attenzione che mi avrà dedicato,

A.R.