VACCINAZIONI PER I LAVORATORI

 

Fonte: Ministero della Salute

La vaccinazione antitetanica è obbligatoria, oltre che per tutti gli sportivi affiliati al CONI, per i lavoratori agricoli, i metalmeccanici, gli operatori ecologici, gli stradini, i minatori e gli sterratori etc., secondo l’elenco riportato nella Legge del 5 marzo 1963, n. 292.

Dalla L. 5 marzo 1963, n. 292: lavoratori agricoli, pastori, allevatori di bestiame, stallieri, fantini, sorveglianti o addetti ai lavori di sistemazione e di preparazione delle piste negli ippodromi, spazzini, cantonieri, stradini, operai e manovali addetti all’edilizia, asfaltisti, straccivendoli, operai addetti alla manipolazione delle immondizie, operai addetti alla fabbricazione della carta e dei cartoni.

Il DPR n. 464 del 7 novembre 2001 ha modificato la cadenza con cui effettuare i richiami periodici della vaccinazione.
Le vaccinazioni antimeningococcica, antitifica, antidiftotetanica, antimorbillo-parotite-rosolia sono obbligatorie per tutte le reclute all’atto dell’arruolamento (Decreto del Ministro della Difesa del 19 febbraio 1997).

La vaccinazione antitifica ERA obbligatoria per gli addetti ai servizi di approvvigionamento idrico, ai servizi di raccolta e distribuzione del latte, ai servizi di lavanderia, pulizia e disinfezione degli ospedali, per le reclute, e per altri lavoratori, ma TALE OBBLIGO È CESSATO con l’abrogazione del DCG. 2 dicembre 1926 e dell’art. 38 del DPR. 26 marzo 1980 n. 327, ad opera rispettivamente dell’art. 32 della Legge 27 dicembre 1997, n. 449 e dell’art. 93 della Legge 27 dicembre 2000, n. 388.

L’art. 93 della legge 388/2000, comunque, conferisce alle Regioni, in casi di riconosciuta necessità e sulla base della situazione epidemiologica locale, la possibilità di disporre l’esecuzione della vaccinazione antitifica in specifiche categorie professionali.
La vaccinazione antitubercolare (BCG) ERA obbligatoria, secondo la legge 14 dicembre 1970 n. 1008, per il personale medico ed infermieristico, per le persone conviventi con soggetti affetti da tubercolosi, per i ragazzi di età di compresa tra 5 e 15 anni residenti in zone depresse ad elevata morbosità tubercolare (indice tubercolinico maggiore del 5% nei bambini di 6 anni), per le reclute all’atto dell’arruolamento.

Il DPR n. 465 del 7 novembre 2001, emanato ai sensi dell’ art. 93 della Legge 27 dicembre 2000, n. 388, ha stabilito che la vaccinazione antitubercolare è ora obbligatoria soltanto per il personale sanitario, gli studenti in medicina, gli allievi infermieri e chiunque, a qualunque titolo, con test tubercolinico negativo, operi in ambienti sanitari ad alto rischio di esposizione a ceppi multi farmaco resistenti, oppure che operi in ambienti ad alto rischio e non possa essere sottoposto a terapia preventiva, perché presenta controindicazioni cliniche all’uso di farmaci specifici.

La vaccinazione antiepatite B continua ad essere raccomandata ed offerta gratuitamente al personale sanitario ad altre categorie a rischio ma NON è obbligatoria.

Fine della citazione

COME RISPONDERE A QUESTE RICHIESTE DI OBBLIGO

PER I LAVORATORI. Le vaccinazioni cosiddette “professionali” possono essere ritenute non più obbligatorie in forza dell’art. 93 della legge n. 388/2000 (Legge Finanziaria 2001):

(Ridefinizione di alcune misure di medicina preventiva)

  1. Al fine di razionalizzare alcuni interventi di medicina preventiva e di uniformare la legislazione italiana a quella degli altri Stati membri dell’Unione Europea … omissis …
  2. Con un regolamento da emanare entro il 30 giugno 2001 ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuate, in relazione alle mutate condizioni sanitarie del Paese, le condizioni nelle quali e’ obbligatoria la vaccinazione contro la tubercolosi nonché le modalità di esecuzione delle rivaccinazioni della vaccinazione antitetanica.
  3. Le regioni possono, nei casi di riconosciuta necessità e sulla base della situazione epidemiologica locale, disporre l’esecuzione della vaccinazione antitifica in specifiche categorie professionali.

In realtà dopo tale norma è uscito il DPR n. 464 del 7 novembre 2001 che, di fatto, ha mantenuto le predette vaccinazioni. La cosa più importante è però che, in ogni caso, in ossequio alla nostra Costituzione, non è possibile subordinare l’assunzione lavorativa o la prosecuzione del rapporto di lavoro all’effettuazione delle vaccinazioni, soprattutto quando questa sia rifiutata con serie motivazioni. IL DIRITTO AL LAVORO È PREMINENTE RISPETTO ALLA NORMA SULLE VACCINAZIONI. Questo fatto è stato confermato anche dagli uffici della medicina del lavoro di molte AZIENDA SANITARIA. Al lavoratore è sufficiente quindi sottoscrivere una LIBERATORIA per l’azienda, in cui il lavoratore, adducendo motivazioni collegate ai rischi della vaccinazione, solleva la stessa da ogni responsabilità nel caso in cui lo stesso possa contrarre l’infezione per motivi di lavoro.

Talvolta questa norma viene usata a scopo intimidatorio contro lavoratori precari o con contratti a termine. Il principio non cambia.
Un’altra opzione, che negli ultimi tempi è risultata risolutiva, è quella di richiedere o fare direttamente il dosaggio antitetanico (semplice esame del sangue) e verificare la presenza di anticorpi del tetano. Generalmente è alto in tutti, cosa che renderebbe assolutamente superflua la vaccinazione.

Secondo le informazioni mediche disponibili (Azienda Ospedaliera Ospedale Niguarda) i valori di riferimento sono molto alti: valori al di sotto di 0.01 UI/ml (U.I. = Unità internazionali) sono considerati negativi ma, in genere, viene consigliato il richiamo per valori al di sotto di 0.5. in realtà ci sono molti studi oramai che dimostrano come la protezione sia adeguata anche a valori minimi di 0.01.

Occorre in ogni caso avere uno spirito collaborativo con l’azienda, senza gestire la problematica su un piano di contrapposizione o peggio di scontro. L’azienda, dal suo punto di vista, utilizza questo presidio sanitario per fini di tutela del lavoratore (è come se provvedesse a dotarlo di un mezzo di protezione individuale, come ad es. l’elmetto o le scarpe antinfortunistiche): l’intento non è certamente quello di vessare nessuno. Ponendosi in questa ottica è quindi naturale concludere che l’atteggiamento più idoneo da parte del lavoratore è quello della massima collaborazione con l’azienda per arrivare ad una soluzione di compromesso come quella della liberatoria.