Zika virus e microcefalia

Zika_ConnectionZIKA VIRUS E MICROCEFALIA

Se fosse stato un esercizio di isteria di massa, l’OMS avrebbe davvero fatto un ottimo lavoro. In meno di una settimana, a gennaio 2016, il virus Zika da una infezione così benigna da essere raramente menzionata è diventato un minaccia globale. La ragione di tutto questo sarebbe una epidemia in Sud America, prevalentemente nel nord-est del Brasile, dove all’improvviso tantissimi bambini sono nati microcefalici, con una testa più piccola del normale. Benché rintracciato in un piccolo numero di bambini, il virus Zika è stato prima messo in risalto come possibile causa e poi, in meno di una settimana, indicato come LA causa del crescente numero di casi di microcefalia. Solo pochi giorni dopo che il direttore generale dell’OMS Margaret Chan aveva avanzato il sospetto di un collegamento tra l’infezione virale e la microcefalia, il virus è stato proclamato una emergenza globale che apriva tutte le porte necessarie per un programma radicale di contrasto della malattia con nuovi farmaci e un nuovo vaccino.

Una nuova malattia?

Le infezioni virali causate dallo Zika sono note da decenni. Le prime infezioni sono state osservate in Uganda nel 1947 ed in Nigeria nel 1954. Piccole epidemie sono state riscontrate nell’Africa tropicale e nel Sud Est Asiatico, dove il virus era stato scoperto la prima volta nel 1945. Negli anni 1977 e ’78 è stato segnalato come causa influenzale in Indonesia (Sud Est Asia).

Nel 2007 sono state segnalate 185 infezioni confermate nelle Isole Yap della Micronesia. 108 di queste infezioni sono state rilevate con metodi indiretti come la Polymerase Chain Reaction (PCR) o l’analisi del sangue. Non sono stati riportati casi mortali. La zanzara responsabile della diffusione del virus era la Aedes Hensilii. Il virus, non essendosi mai verificate epidemie precedenti, era probabilmente stato importato nell’isola da viaggiatori infetti o da zanzare arrivate al seguito dei viaggiatori. Si trattava della prima epidemia al di fuori dell’Africa o dell’Asia.

La febbre da Zika virus: una malattia grave?

Una infezione da Zika virus è davvero qualcosa di cui non preoccuparsi. Si presenta essenzialmente come un forte raffreddore, con sintomi come una leggera febbre, una eruzione cutanea, mal di testa, un po’ di dolore ai muscoli, stanchezza e raramente congiuntivite non purulenta. In breve, un po’ di influenza. I sintomi appaiono da 3 a 12 giorni dall’infezione e durano da 2 a 7 giorni. Solo una persona su cinque sviluppa i sintomi, le altre infezioni sono asintomatiche.

Zika e microcefalia: nessuna connessione!

E’ assolutamente incomprensibile come una cosiddetta infezione da virus Zika possa essere indicata come la causa di una microcefalia. In teoria se la mamma contrae l’infezione il virus potrebbe attraversare le barriere ematoencefalica e placentare e causare così un danno neurologico al cervello del feto; tuttavia da quando l’infezione è conosciuta e diagnosticata questo collegamento non è mai emerso! Mai, fino a settembre 2015, quando improvvisamente un allarmante numero di casi sono stati osservati in Brasile. Solo tra novembre e dicembre le autorità brasiliane hanno riportato 2400 casi! Alla fine di gennaio 2016 il numero era cresciuto a oltre 4000, dove nel 2014 in tutto il Brasile erano stati riportati 147 casi. Una improvvisa drammatica ondata: coincidenza?

Se il virus fosse stato la causa dell’epidemia, sarebbe stata osservata una graduale, progressiva crescita; ma non è questo il caso. L’epidemia è stata improvvisa e massiva.

Inoltre, secondo la teoria ufficiale, la microcefalia non è generalmente causata da infezioni, con l’eccezione della rosolia e dell’herpes da citomegalovirus e della toxoplasmosi, ma da sostanze tossiche come alcool e altro o da aberrazioni genetiche. Storicamente le infezioni virali non hanno mai interessato un numero di persone così grande come quello di cui siamo oggi testimoni. Quindi la vera questione è: quali sostanze tossiche hanno influenzato un così grande numero di donne brasiliane in gravidanza a partire, diciamo, dalla primavera 2015?

La ragione per cui il virus Zika viene identificato in quantità così grandi quasi in tutto il continente Sud Americano e oltre è probabilmente perché è sempre stato lì, ma nessuno si è preoccupato di osservarlo perché non aveva alcuna importanza. Al momento viene identificato solo con metodi indiretti (anticorpi e test PCR) che servono unicamente una volta che il virus sia stato isolato (in vitro come in vivo), caratterizzato dal punto di vista biochimico ed i risultati siano stati pubblicati in una rivista scientifica.

Noi tuttavia non siamo a conoscenza dell’esistenza di pubblicazioni scientifiche sull’isolamento del virus Zika su individui infetti, seguito da una micrografia elettronica che dimostri la presenza del virus in tessuti umani. Dal nostro punto di vista, prima di premere il pulsante “panico” si dovrebbero sempre verificare scientificamente i proclami ufficiali.

L’isterismo poi si estende al supposto vettore del virus: una zanzara che vive in zona tropicale chiamata Aedes Aegypti, la stessa che la teoria ufficiale acclama come responsabile della diffusione della febbre gialla. Questa zanzara non è mai stata isolata in Europa, dove vive una zanzara simile, la cosiddetta zanzara tigre. Le dicerie vogliono che anche la zanzara tigre possa trasmettere il virus, rendendo così l’Europa il possibile teatro di una epidemia del virus Zika. L’assunto è mera speculazione, molto conveniente se l’obiettivo è seminare il panico.

Il modello di distribuzione dell’infezione è un’altra evidenza dell’inconsistenza della teoria Zika. Le zanzare non sono aerei a reazione, migrano raramente e fanno si e no un chilometro al giorno; perciò l’espansione del loro habitat non spiegherebbe mai l’espansione di microcefalia. Naturalmente si potrebbe dire che il virus si è diffuso in altri modi, per esempio tramite passeggeri di voli internazionali, treni o individui infetti. Questo è in effetti possibile, ma perché fino ad ora non aveva mai causato epidemie di microcefalia? Perché neanche un caso in 50 anni e poi, improvvisamente, oltre 4000 in tre mesi? Impossibile.

Quali altre cause?

La microcefalia è certamente un problema molto serio ed è perciò che merita di essere studiato prima di saltare a conclusioni. La vera causa dovrebbe essere identificata e rimossa, ma questo non è ancora successo. Al momento non abbiamo che ipotesi, mentre è già in corso una drammatica azione e miliardi di dollari vengono investiti nello sviluppo di un vaccino contro il virus Zika. Quando un programma di vaccinazione viene avviato, niente può fermarlo. Lo stesso scenario era stato messo in atto nel caso di Ebola.

Ci sono tuttavia seri sospetti su probabili cause che nulla hanno a che fare con il virus Zika. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, per quanto ne sappiamo, c’è stata una esplosione di casi di encefalopatie principalmente in un Paese: il Brasile. Il problema sembra nascere in gravidanza, perciò dobbiamo cercare una causa insorta un anno o meno prima dell’epidemia. E’ una coincidenza che alla fine del 2014, esattamente nell’area dell’infezione, il governo brasiliano abbia introdotto un nuovo programma di vaccinazione e che virtualmente tutte le donne in gravidanza siano state vaccinate con un vaccino trivalente contro difterite, tetano e pertosse, una versione del Boostrix di Glaxo SmithKline?

Tutte le donne incinte sono state fortemente sollecitate a ricevere l’iniezione del vaccino tra la 18a e la 22a settimana di gravidanza.

Almeno un articolo pubblicato sul Journal of Pediatric Neurology nel 2014 descrive il “dissolvimento della materia bianca encefalica come effetto di una vaccinazione difterite tetano pertosse” ed una microcefalia occorsa al feto nel 3o mese di gravidanza come ulteriore sequela dell’evento.

WHO_ZikaPerciò la connessione tra vaccinazione difterite tetano pertosse e la microcefalia è più di una semplice ipotesi. Perché questo sia successo in Brasile su larga scala e non in altri Paesi con la stessa politica di immunizzazione, è una questione al momento sconosciuta.

Sorprendentemente un professore belga ha recentemente dichiarato in TV che il suo laboratorio lavora su un vaccino contro il virus Zika da circa 1 anno.

Non è un po’ troppo per una semplice coincidenza?

  • Perché spendere tempo e denaro a sviluppare un vaccino contro una malattia che quando hanno iniziato il lavoro non aveva alcuna importanza clinica?
  • Perché poi l’OMS focalizza così intensamente l’attenzione su questa singola possibile spiegazione, mentre tutte le altre sembrano scomparse nel nulla?

Vediamo le cose da un’altra prospettiva:

  1. Il problema della microcefalia ha raggiunto proporzioni tali da non poter più essere nascosto e una spiegazione deve essere fornita;
  2. La spiegazione deve nascondere ogni possibile collegamento con la campagna di vaccinazione in corso e
  3. Al meglio la spiegazione può preparare il terreno per una nuova campagna di vaccinazione, preferibilmente globale. Focalizzarsi su un virus innocente per il quale un vaccino può essere sviluppato era la soluzione più conveniente e profittevole.

Nel frattempo la disinformazione viene diffusa alla massima velocità. I mass media sono attualmente saturi di articoli sul virus Zika, rendendolo più feroce e aggressivo ogni giorno che passa. La paura – quando non è panico – viene alimentata ogni giorno di più e questo è ciò che serve all’OMS per lanciare il nuovo protettivo vaccino che verrà accolto a braccia aperte da un’opinione pubblica convenientemente preparata ad accettarlo.

Un déja-vu paragonabile alla truffa dell’influenza messicana (suina) di qualche anni fa (2009/2010). Tutto questo mentre le donne brasiliane continuano ad essere vaccinate e nessuno si occupa delle cause reali della loro sventura.

 

Kris Gaublomme, MD

 

Post Scriptum: EFVV sta continuando ad indagare le possibili cause della microcefalia. Quelle genetiche ed ambientali sono già note alla scienza da tempo; le elenchiamo di seguito per completezza:

Genetic Syndromes

  • Aniridia-Wilms Tumor Syndrome
  • Langer-Giedion Syndrome
  • Johanson-Blizzard Syndrome
  • Maternal PKU (phenylketonuria) Fetal Effects
  • Meckel-Gruber Syndrome
  • Miller-Dieker Syndrome
  • Rubinstein-Taybi Syndrome
  • Seckel Syndrome
  • Smith-Lemli-Opitz Syndrome
  • Prader-Willi Syndrome

Environmental Exposures

  • Drug abuse by the mother
  • CMV (Cytomegalovirus – fetal exposure to CMV herpes virus)
  • Fetal Alcohol Effects (fetal exposure to alcohol)
  • Fetal Aminopterin Effects (fetal exposure to the cancer drug, amniopterin)
  • Fetal exposure to X-rays
  • Fetal Methyl Mercury Effects (fetal exposure to methyl mercury through the mothers’ consumption of fish containing mercury)
  • Fetal Rubella Effects (fetal exposure to German measles)
  • Toxoplasmosis (fetal exposure to a parasite contracted from undercooked meat or cat feces)

Altre indagini sul Brasile sono servite a rivelare:

 

L’indagine continua.